Alauiti e aleviti

Sui giornali italiani i sedicenti “esperti di Medio Oriente” confondono puntualmente gli alauiti (o alawiti) siriani con gli aleviti (o alevi) turchi. Un caso imbarazzante è quello del giornalista del “Corriere” che, intervistando Ali Kenanoğlu, un alevita (turco) leader del partito filocurdo HDP, lo ha definito bellamente “alawita come il presidente siriano Assad” (ne abbiamo discusso un paio di giorni fa).

A chi non ha intenzione di cadere ancora nell’equivoco consigliamo, oltre che a un giro su Wikipedia, anche una scorsa al volume Islam for dummies (tradotto in italiano come “Islam per negati” nel 2007), che peraltro è, a detta del sociologo Stefano Allievi, la guida “ufficiale” per tutti i ragazzi che partono per l’Isis («Sa quale libro aveva acquistato su Amazon un ragazzo convertitosi all’Islam due mesi prima di partire per la guerra santa? Islam for dummies. Fatto più significativo di quello che immaginiamo»), i quali prima di intraprendere il grande passo vogliono giustamente farsi un’idea di quello che li aspetta  (a parte la sodomia, s’intende).

A questo punto tanto vale citare proprio una pagina dell’edizione italiana di Islam for dummies, nella quale si spiega chi sono gli aleviti (alevi) e perché non c’entrano nulla con gli alauiti (alawiti); anche sulle righe che seguono ci sarebbe qualcosa da ridire, ma prendiamole per buone (del resto in italiano dummies si può tradurre anche con “idioti”, “scemotti” o “tonti”):

«Alcuni possono confondere alevi e alawiti pensando che formino un unico gruppo. Malgrado la somiglianza dei nomi e la vicinanza geografica (e quello che potrebbe capitarvi di leggere), si tratta invece di due gruppi distinti.
Gli alevi sono una comunità etnica e religiosa che si concentra nella Turchia centrale e sudorientale, costituendo un’ampia percentuale della popolazione del Paese (si pensa fino al 30 per cento, quindi diversi milioni di persone).
Le loro organizzazioni sono molto attive tra gli emigrati, in particolare fra i turchi che lavorano in Germania. Inoltre aderisce al gruppo il 25 per cento circa dei curdi che vivono nei territori curdi. La sovrapposizione tra alevi e sufi dell’ordine della Bektashiyya è un fattore che complica un po’ la situazione. L’ordine della Bektashiyya tuttavia non è limitato agli alevi o alla sola Turchia.
Gli alevi ridimensionano i rituali tradizionali dell’islam quali la preghiera, il pellegrinaggio, il sawm durante il Ramadan, le cerimonie nelle moschee. Sostengono che il vero hajj è quello del cuore, piuttosto che quello prescritto dall’osservanza formale. Il loro digiuno rituale è limitato ai primi dodici giorni di Muharram (il primo mese dell’anno), in ricordo dei dodici imam. Come gli alawiti, anche gli alevi sembrano aver risentito del contatto con altre religioni. In agosto celebrano una festa in onore di Hajji Bektash, fondatore dell’ordine sufi della Bektashiyya.
Il Cem è la loro festività religiosa più importante. Fino a poco tempo fa la celebravano di notte e in segreto. Il Cem commemora il viaggio in paradiso di Maometto (mi’raj), contempla le sofferenze di Husayn e dei dodici imam, comprendendo un pasto accompagnato da una bevanda alcolica sacramentale, inni, danze.
Gli alevi hanno avuto un rapporto alterno con lo Stato turco. Avendo subito le persecuzioni ottomane, sono stati grandi sostenitori di Atatürk, il padre dell’odierna Turchia. Lo stato secolare fondato da Atatürk offriva loro una maggiore libertà religiosa e culturale. Spinti dal timore di una possibile influenza sunnita, molti giovani alevi si sono identificati nei partiti di sinistra, poiché vedevano un nesso tra il valore che attribuivano all’uguaglianza delle donne, alla giustizia per i poveri e alla tolleranza e il programma politico ed economico della sinistra. I sunniti in genere hanno guardato gli alevi con un certo distacco; in alcune occasioni, tuttavia, gruppi di sunniti hanno organizzato azioni violente contro le comunità alevi.
Gli sforzi del moderno Stato turco di creare un’identità nazionale si sono scontrati con il desiderio di alevi e curdi di conservare la propria cultura. Negli anni Ottanta del Novecento il governo ha iniziato a favorire i sunniti e gli alevi hanno reagito promuovendo con più decisione la loro identità religiosa e culturale, sostenendo d’essere i veri musulmani, i veri turchi e i veri anatolici, in opposizione al sunnismo, che considerano una distorsione araba e formalistica dell’islam».

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