Antigone 2000

Creonte: E tu che resti là a testa bassa, affermi il fatto o lo neghi?

Antigone: Lo affermo, e mi guardo bene dal negarlo.

Creonte: Rispondi senza troppe parole: conoscevi il mio divieto?

Antigone: Lo conoscevo. Potevo mai ignorarlo? Esso è noto a tutti.

Creonte: E tu hai osato sovvertire la mia legge?

Antigone: Si perché non fu Zeus a impormela. Né la Giustizia, che siede…

Creonte: Alt, signorina! La blocco immediatamente perché temo che il nostro pacifico confronto possa degenerare in rissa. Forse siamo partiti col piede sbagliato. Io non ho nulla contro la sua decisione, perché sono convinto che una donna debba ragionare con la propria testa. Ma lei è talmente giovane che non può rendersi conto delle conseguenze che il suo atto potrebbe avere sulla questione di genere.

Antigone: Per me l’unica cosa che conta è non lasciare insepolto il corpo di un figlio di mia madre.

Creonte: Io comprendo le sue ragioni, come ho detto. Potrei addirittura spingermi a lodare le finalità della sua azione, ma non sicuramente i mezzi. Comportandosi in questo modo lei fa un torto a una amministrazione che è sempre stata in prima linea nella promozione dei diritti delle donne e della parità di genere. La guerra recente purtroppo ha distolto l’attenzione da tali problematiche, ma ora siamo pronti a discuterne ancora. E lei, invece, è disposta ad ascoltare le mie proposte?

Antigone: L’unica grazia che vorrei è di poter deporre mio fratello nella tomba.

Creonte: Non precipitiamo le cose! Io ammiro il suo coraggio e la sua indipendenza, perché sono assolutamente favorevole all’emancipazione femminile. Ma c’è modo e modo, suvvia! Con il suo atteggiamento lei si pone apertamente in contrasto con la nostra amministrazione. Le sembra una condotta ragionevole? In fondo, abbiamo degli obiettivi in comune.

Antigone: Non provo nessuna vergogna nell’onorare un fratello.

Creonte: Ecco, vede, questo è il punto… L’affettuoso rispetto che lei nutre per il mondo maschile ha un che di stucchevole. Signorina Antigone, guardiamo ai fatti: il modello di famiglia tradizionale che lei indirettamente difende ormai non esiste più! Il mondo è cambiato e bisogna farsene una ragione. Mi spiace doverle ricordare la sua situazione familiare: lei è nata da un incesto e i suoi fratelli si sono ammazzati a vicenda. Si tratta di un tipico caso di “famiglia multiproblematica”. Ci pensi un attimo: e se quel fratello morto a cui tiene tanto avesse sfogato il suo istinto violento da maschio dominante contro di lei, la penserebbe allo stesso modo?

Antigone: Io respingo questi argomenti e scelgo di morire.

Creonte: Questa sete di martirio (per un uomo, poi!) dimostra la sua totale dipendenza dall’immaginario maschile. Proprio non vuol capire che se va avanti così di lei non resterà che un santino di brava donnetta semplice, l’angelo del focolare domestico e banale? Vuole essere solo una figurante del dominio patriarcale, oppure la protagonista del suo tempo?

Antigone: Nell’Ade sarò come tutti gli altri.

Creonte: Pura metafisica! La nostra amministrazione ha abbandonato da anni queste insulse dottrine per puntare tutto sullo sviluppo dei gender studies e della “filosofia della Differenza”. Non per vantarmi, ma io sono stato il primo maschio dominante a sconfessare tutta la mitologia patriarcale dei nostri tempi. Se una femmina volesse comandare, io sarei disposto a farmi da parte – non prima, ovviamente, di aver portato a termine il programma di riforme per la parità.

Antigone: Se io potessi comandare, il mio unico desiderio sarebbe quello di dare una degna sepoltura a mio fratello.

Creonte: Quindi lei accetterebbe di governare solo per proclamare ancora una volta la passiva dipendenza della donna nei confronti dell’uomo? E che uomo… Diciamola tutta: quel Polinice non è altro che un maschio europeo bianco eterosessuale (per giunta morto!).

Antigone: Che cosa avrei da pretendere da te, più che la morte?

Creonte: Antigone, lei si sottovaluta. Io riconosco il suo eroismo, ma deve anche considerare che così facendo lei crea uno sterile contrasto tra femminismo e potere, quando invece con uno sforzo comune potremmo porre fine alla violenza patriarcale e a tutte le guerre causate dalla mascolinità.

Antigone: Tu vuoi soltanto farmi vergognare di aver onorato un fratello.

Creonte: Non lo pensi nemmeno. Io sono un maschio riflessivo e non permetterei mai che una donna si sentisse in condizione di inferiorità nei miei confronti. Anche lei, però dovrebbe abbandonare i suoi complessi, questo attaccamento morboso all’onore, il familismo amorale, il dogmatismo, la dipendenza dall’immaginario maschile – e, mi perdoni, anche l’indivia del pene…

Antigone: Nemmeno al più potente dei mortali è consentito sovvertire le leggi non scritte.

Creonte: Lei sta dimostrando, forse senza rendersene conto, che metafisica e potere maschile procedono di pari passo. Si liberi da certi ossessioni e superstizioni. Siamo tra amici, non abbia timore. Per dimostrarle la mia benevolenza, questo pomeriggio nei nostri studi abbiamo invitato una persona speciale: Ismene, vieni avanti!

[Musica in sottofondo, il Coro di vecchi tebani applaude Ismene che entra in studio piangendo]

Ismene: Sorella mia, cosa stai combinando! Siamo tutte in pensiero per te! Vuoi cancellare decenni di conquiste femministe solo per un capriccio?

Antigone: Tu non c’entri, il tuo slancio è fatto solo di parole. Rivolgi le tue premure a Creonte.

Ismene: Perché mi parli in questo modo? Dov’è finita la solidarietà femminile? Creonte ci ha promesso le quote rosa, i finanziamenti ai centri antiviolenza e un corso di educazione al rispetto per le donne in tutte le scuole del regno.

Creonte: Esatto! E vorrei ricordare che ho appena firmato un decreto per l’istituzione di un Ministero delle Pari Opportunità. Il posto è ancora vacante… Se ci lasciassimo alle spalle questa brutta storia, io sarei disposto ad assegnarle l’incarico seduta stante: Antigone, che ne dice?

Antigone: Vorrei pensarci un attimo da sola. Vado a rinchiudermi nel palazzo. Porterò con me soltanto questa cintura…

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