Arcobaleni monocolore

I marchi delle più importanti multinazionali questo mese si colorano d’arcobaleno: a quanto pare siamo nel bel mezzo del Pride Month, la sagra internazionale di gay e affini. Il fenomeno è noto da tempo e qualcuno lo definisce rainbow washing: dopo esser diventate femministe, ambientaliste e multikulti, ora le corporation si sono date all’omofilia.

Tuttavia -incredibile a dirsi- persino dalle nostre parti qualcuno comincia a storcere il naso di fronte a questi gay così orgogliosi di fare da sandwich men (absit iniuria verbis) per Amazon, American Express, Apple, Coca Cola, Google, Microsoft, Mercedes, Netflix, Unicredit o Deliveroo (ecco chi lo usa!):

Ieri sono andato alla manifestazione del #RomaPride.Ora, vado ai Pride da che faccio politica, ma non ho mai…

Gepostet von Antonio Perillo am Sonntag, 9. Juni 2019

 

Il trend va avanti da anni e ormai si sta trasformando in un costume consolidato, sintomo non solo dell’auri sacra fames, ma di una affinità forse più essenziale e profonda, quasi come se il “gay” -col termine s’intende chiunque rientri nello spettro dei vari e mutevoli acronimi- rappresentasse il modello definitivo del consumatore perfetto. In primis perché, al di là di tutti i proclami e le teorizzazioni, costui non ha una vera e propria identità, nemmeno dal punto di vista sessuale: è fluido, liquido, cioè manipolabile a piacimento (insomma gli si può vendere davvero qualsiasi cosa, a livello commerciale come politico).

A ben vedere, il “gay” non ha nemmeno una comunità di riferimento, nonostante pure in tal caso i militanti LGBT+ non facciano che discutere di community, nell’evidente tentativo di appropriazione di un dato lessico politico da dirottare poi (inconsapevolmente o meno) verso tutt’altri fini rispetto ai quelli per i quali era stato forgiato.

Non vorremmo poi insinuare, anche alla luce dei loro esasperanti e continui appelli al pride (i quali fanno della “superbia” forse l’unica forma di identitarismo che possono permettersi), che gli omosessuali siano tutti edonisti e narcisisti, epperò è un fatto che uno dei loro cavalli di battaglia, il diritto all’adozione, comporti l’estensione (egoistica?) del consumismo alla sfera della riproduzione umana (non fosse altro che per motivi “tecnici”): se fin da ora possiamo notare la sovrana indifferenza verso i risvolti etici (vedi l’annosa questione degli “uteri in affitto”), è agevole prevedere che quando si giungerà alla fase della mercificazione assoluta, proprio tale tendenza ultra-individualistica -quasi una “megalomania di massa”- non si priverà certo della possibilità di “personalizzazione” dei pargoli (o persino di una brandizzazione che vada ben oltre il vestiario).

È quindi inevitabile che la fallacia della brutta china si dimostri poi non così tanto fallace, che si spalanchino tutte le finestre di Overton e che ciò che deve andar male lo faccia. Se non altro gli schieramenti saranno finalmente definiti: da una parte una massa da film distopico completamente modellata dalla reclamistica e dalla propaganda (dunque “omo-” ma “etero-“, nel senso di eterodiretta); dall’altra la pura e semplice memetica potenza di fuoco. Finirà il tempo del “mondo come supermercato e derisione” (Le monde comme supermarché et comme dérision) e verrà il momento in cui l’anticonsumismo restituirà dignità morale e politica a posizioni oggi ritenute ancora “impresentabili”.

Il compito, del resto, sarà reso estremamente più agevole dal vicolo cieco di stupidità, conformismo e lobotomizzazione in cui si sono infilati quelli che credono di stare “dalla parte giusta della storia”: per far crollare il loro castello di carte, basterà rivendicare l’arcobaleno come “simbolo razzista”, sabotare le campagne pubblicitarie di Starbucks, fargli distruggere tutti i giocattolini che il woke capitalism li ha “costretti” a comprare, eccetera eccetera. Smantellare un colossale progetto di ingegneria sociale con una blanda “rivolta del consumatore”: anche questa è eterogenesi dei fini.

Un commento su “Arcobaleni monocolore

  1. Calcolando che è impossibile non avvedersi di tali “appoggi”
    Persona normie di sinistra: è perchè ci si rende conto che siamo perseguitati !
    Persona normie di destra: ecco l’infamia dei bastardi distruttori!

    Obiettivo raggiunto. Fine della storia.

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