L’attentato in Nuova Zelanda e la chiarezza sulle fonti

Ho notato che alcuni siti hanno “preso ispirazione” (per così dire) dalla mia rassegna stampa “complottista” sull’attentato in Nuova Zelanda per fabbricare i loro articoletti, naturalmente senza mai indicare la fonte dalla quale hanno tratto le informazioni.

Rassegna stampa complottista sull’attentato in Nuova Zelanda

Trovo che sia un atteggiamento, oltre che intellettualmente disonesto, anche da complessati: uno che utilizza il lavoro degli altri senza nemmeno offrirgli una nota a piè post è come minimo inaffidabile, poiché sarà probabilmente disposto a dare in pasto ai propri lettori ogni panzana pur di accreditarsi come cronista infallibile.

Non penso che si tratti di una polemica sterile, poiché in tempi di (dis)informazione onnipervasiva va riconosciuto agli “intermediari” un ruolo indispensabile: non a caso ogni qualvolta scopro un articolo grazie a siti come “Vocidallestero”, invece di fingere di averlo scovato per miracolo cito regolarmente la “fonte della fonte” (anche in casi dove sarebbe superfluo farlo).

In realtà non è nemmeno questo a pesarmi: ognuno può fare quel che vuole del mio blog, basta che però non rubi. Per esempio, nonostante il sito “Informazione Consapevole” riprenda talvolta i miei post senza chiedere il permesso, finché rimanda ai link originali (v. qui o qui) ho poco da ridire. Al contrario, chi si appropria di una mia ricerca e poi la spaccia per propria non solo mi manca di rispetto, ma soprattutto rischia di far passare me per il copione di turno.

Perciò, a scanso di equivoci, ho deciso di far chiarezza sulle “fonti delle fonti” utilizzate per confezionare quel surreale ammasso di notizie, il cui scopo non era tanto ispirare l’ennesima teoria del complotto sull’ennesimo attentato, quanto dimostrare come il complottismo stesso sia di per sé una forma di shitposting. Un attestato di ciò arriva del resto dalla “fonte primigenia”, che è la board “Politically Incorrect” (/pol/), sezione di 4chan frequentata anche dall’attentatore. La notizia che a Christchurch fosse presente nel 2011 una cellula del Mossad “smantellata” a causa di un terremoto è infatti stata scovata proprio da loro, dichiaratamente allo scopo di gettare benzina sul fuoco (“This is a mere shitpost”).

Il principio che si cela dietro la mia raccolta di articoli è dunque lo “scemo chi legge”: lo stesso che ispira un’altra discussione su 4chan dalla quale ho praticamente tratto l’intera “rassegna stampa”. Sempre collegato a tale galassia, segnalo il “Clover Chronicle“, un gazzettino non ufficiale della board che riassume in forma “presentabile” i deliri collettivi di migliaia di anonimi.

Un’altra fonte inesauribile di notizie è stato il profilo twitter del freelance Nick Monroe, che ha seguito la strage negli istanti stessi in cui si consumava (battendo sul tempo tutta l’informazione mainstream), con il quale sono entrato in contatto proprio negli ultimi giorni.

Infine, la notizia del suicidio dell’ex agente dei servizi segreti pakistani lo stesso giorno dell’attentato è stata riportata da r/conspiracy, l’unico “canale ufficiale” da cui la segnalazione è poi passata a tutto l’internet.

Riguardo al “capitolo Turchia”, quello che potrebbe forse suscitare qualche dubbio riguardo alla possibilità di un “complotto internazionale”, non si tratta che di un’illusione ottica: Erdogan sta facendo la voce grossa solo perché è in campagna elettorale, non perché davvero creda che dietro all’attentatore australiano e al tentato golpe di tre anni prima ci sia una medesima Spectre islamofoba. Tutto l’attivismo diplomatico si spiega in tal modo, anche se è comprensibile che dall’esterno possa apparire come uno scontro planetario tra forze oscure, quando invece sono semplici elezioni amministrative.

Infine, mi preme sottolineare che tra le tante ragioni per cui non mi sono messo a elencare le mie “fonti delle fonti” (tutto sommato facilmente rintracciabili, avendo pubblicato in coda le versioni salvate su archive.is, servizio prediletto da /pol/ e affini non a caso appena oscurato in Nuova Zelanda) è che attraverso i siti e forum in questione è possibile risalire al video non censurato girato dall’attentatore mentre compieva la carneficina.

A questo punto mi trovo nella difficile situazione di dover discutere del ripugnante filmato, seppur senza poter affermare di averlo visto o meno (anche se sempre il buon Erdoğan, per i motivi di cui sopra, lo sta mostrando direttamente ai comizi), per timore che in Italia ciò possa di punto in bianco trasformarsi in un reato (ormai tutto può succedere). In ogni caso, qualora l’avessi visto, non sarebbe stato certo per appagare innominabili appetiti politici o psicopatologici (talvolta le due cose coincidono), ma solo per obbedire al nec flere, nec indignari, sed intelligere.

Perciò, se lo avessi guardato, una volta superato il disgusto e l’indignazione mi sarei accorto in primo luogo dell’utilizzo quasi “scientifico” di ogni meme “destrorso” disponibile sulle piazze virtuali: i fucili con su scritto “Remove Kebab”, l’invito a iscriversi a PewDiePie espresso all’inizio della “diretta” (appello che ha sortito l’effetto sperato: dopo le minacce anonime, lo Youtuber svedese ha defollowato tutti i profili che seguiva su Twitter), la colonna sonora composta da Serbia Strong (usata mentre si dirige in auto verso la moschea), dalla marcia dei granatieri britannici (quando sta per entrare nell’edificio), dal Bundeswehrlied dei paracadutisti tedeschi remixato, Grün ist unser Fallschirm (“inno ufficiale di /pol/“) che è l’effettivo sottofondo della carneficina, e infine, dopo un ridicolo “intermezzo” shock rock (Arthur Brown, “Fire”), da “Gas Gas Gas” di Manuel Karamori come “accompagnamento” della fuga, classico dell’Eurobeat diventato uno dei meme più abusati meno per la mania per gli 80s, i videogiochi e il Giappone che per la perfida inside joke antisemita rappresentata dal titolo (scorrere i commenti al video su Youtube per capire con cosa si ha a che fare).

Al di là di questi dettagli che, per quanto tragici, potrebbero persino essere ridotti a netlore (se non fossero appunto stati utilizzati in maniera troppo “perfetta”, come se si avesse a che fare con una sorta di “profilazione” atta ad amplificare l’effetto mediatico all’infinito), ciò che mi sentirei di evidenziare, sempre se avessi visto il video, è che di fronte alle vere e proprie “acrobazie” compiute dell’attentatore (come quando salta i cadaveri avanti e indietro manco fosse in un videogioco o riesce a colpire una vittima a una decina di metri di distanza in uno spazio di qualche centimetro coperto da sbarre) è impossibile non farsi venire qualche dubbio.

Sarà anche un “lupo solitario” o un lunatico isolato, ma è plausibile ipotizzare che costui abbia come minimo passato gli ultimi dieci anni a esercitarsi in vista dell’attentato. Non so se almeno su questo si possa imbastire una qualche teoria del complotto, tuttavia è forse l’unica base concreta che ci si possa permettere, ma è anche quella con la quale nessuno vorrebbe avere a che fare. Aggiungere altro sarebbe superfluo, nonché di cattivo gusto (e già ne abbiamo offerto abbastanza).

2 commenti su “L’attentato in Nuova Zelanda e la chiarezza sulle fonti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.