L’Azerbaigian nei documenti militari e diplomatici italiani (1919-1920)

Daniel Pommier Vincelli — Andrea Carteny
La repubblica democratica dell’Azerbaigian.
I documenti militari italiani (1919-1920)
(Nuova Cultura, 2012)

“Nella primavera del 1919 una missione militare italiana, guidata dal colonnello Melchiade Gabba, giunge in Caucaso con lo scopo di preparare l’occupazione da parte dell’Italia della regione, un tempo parte dell’Impero russo. Il progetto italiano non si realizza ma la missione Gabba, trasformatasi in rappresentanza politica, rimane in Caucaso sino all’occupazione sovietica del 1920, stabilendo significative relazioni con la Repubblica Democratica dell’Azerbaigian. In questo volume vengono per la prima volta pubblicati i documenti prodotti dalla missione Gabba e conservati presso l’archivio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. I rapporti di Gabba e dei suoi collaboratori costituiscono un eccezionale strumento per conoscere la prima repubblica e la prima democrazia parlamentare sorta nel mondo islamico. La prima indipendenza azerbaigiana del 1918-1920 costituisce un momento fondamentale per la memoria storica dell’attuale repubblica azerbaigiana: un Paese il cui ruolo diventa sempre più importante, dal punto di vista strategico ed economico, per l’Occidente e per l’Italia”. (Nota editoriale)

“I documenti conservati presso l’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (AUSSME) riguardano l’attività della missione militare in Transcaucasia (dal gennaio 1919 al luglio 1920), trasformatasi dall’estate del 1919 in “Regia Agenzia politica” presso le tre repubbliche transcaucasiche. La fine dell’indipendenza statale rispettivamente di Azerbaigian (aprile 1920), Armenia (ottobre 1920) e infine Georgia (febbraio 1921) avrebbe portato alla chiusura della RegiaAgenzia, che già dall’estate del 1920 non sarebbe stata più guidata dal colonnello Melchiade Gabba, sostituito da un funzionario civile del Ministero degli Affari esteri. Il processo di nation building dell’Azerbaigian viene stroncato dall’invasione bolscevica dell’aprile del 1920 che pone fine, dopo 23 mesi, all’esistenza dello Stato indipendente. Nei mesi successivi sarebbero cadute in mano sovietica anche le altre repubbliche indipendenti transcaucasiche (Armenia nel novembre 1920, Georgia nel febbraio 1921). Nel
[…] La documentazione presente nell’Archivio Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano risulta essere in grado di gettare una luce inedita sia sulla rilevanza della breve esperienza di modernizzazione politica ed economica affrontata dalla classe dirigente azerbaigiana sia sugli aspetti della politica estera italiana che vedono, all’indomani del conflitto, il forte interesse perla regione caucasica di cui i quadri militari intuiscono la potenzialità economica e strategica. Inoltre, in un’area travagliata dai conflitti etnici, gli italiani si pongono come una forza di stabilizzazione e compromesso tra le parti in conflitto rifiutando qualsiasi discriminazione o favoritismo su basi etniche e religiose”.
(Daniel Pommier Vincelli)

Daniel Pommier Vincelli — Andrea Carteny
L’Azerbaigian nei documenti diplomatici italiani (1919-1920)
(Nuova Cultura, 2013)

“La raccolta presentata in questo volume consiste di una scelta di documenti presenti nell’archivio storico diplomatico del Ministero degli Affari Esteri italiano (ASDMAE) relativi alla Repubblica democratica dell’Azerbaigian (Azərbaycan Xalq Cümhuriyyəti), uno Stato sorto dalla dissoluzione dell’Impero zarista ed esistente per un breve arco cronologico, dal 28 maggio 1918 al 27 aprile 1920, quando viene conquistato e assorbito dalla Russia bolscevica. I documenti pubblicati in questo lavoro sono per la maggior parte inediti e raccontano la storia di un rapporto molto intenso, politico ed economico, tra l’Italia uscita vincitrice dalla Grande Guerra e l’Azerbaigian che compie in quei mesi i primi passi proprio come nazione indipendente. Vengono inoltre pubblicati per la prima volta i documenti della delegazione azerbaigiana alla conferenza della pace di Parigi, che inutilmente cerca di richiamare l’attenzione delle grandi potenze sulla perdita della propria indipendenza. Tra le potenze dell’Intesa l’Italia è forse quella che più si spende per garantire la libertà del giovane Stato caucasico, la prima democrazia parlamentare nel mondo musulmano. Il volume di Pommier Vincelli e Carteny continua la pubblicazione delle fonti italiane in un periodo cruciale come quello del 1918-1920, in cui si sono gettate le basi di una partnership profonda e solida tra i due Paesi, che dura ancora oggi”. (Nota editoriale)

“Il libro raccoglie i documenti della missione diplomatica italiana inviata in Azerbaigian all’indomani della Grande Guerra, materiale oggi conservato presso l’archivio storico diplomatico del Ministero degli Affari Esteri italiano (ASDMAE). La raccolta e la pubblicazione di tali documenti completa con un nuovo, pregevole contributo il quadro sulle attività dell’Italia postbellica in quel teatro, già analizzate dai due studiosi con i  precedente La Repubblica democratica dell’Azerbaigian. I documenti militari italiani (1919-1920), pubblicato presso il medesimo editore. In argomento, e come premessa di lungo periodo alla comprensione della materia, va peraltro ricordato il volume a cura di Gabriele Natalizi e Daniel Pommier Vincelli, Azerbaigian. Una lunga storia, edito nel 2012 da Passigli Editori […].
Esponenti politici e funzionari del Regno di ogni livello (dal sottosegretario agli Esteri, Carlo Sforza, al tenente di vascello, Enrico Insom, solo per portare due esempi) ammettevano con lucidità come l’unica via perseguibile al fine di esercitare una qualche influenza nell’area potesse risultare quella diplomatica. Viceversa, lo strumento militare, inizialmente concepito come praticabile, si sarebbe dimostrato ben presto come largamente inadeguato.
[…] I potentissimi britannici avevano dovuto ritirare il loro contingente nell’area, con l’intenzione, presumibilmente non del tutto innocente, di lasciare il campo proprio agli italiani. Una spedizione duratura presentava infatti oggettive difficoltà per chiunque, con costi proibitivi, ma soprattutto, come accennato, con enormi rischi per le truppe impegnate, vista l’instabilità della regione e la vicinanza all’area di numerose forze bolsceviche, di certo non benevole verso le forze armate delle nazioni europee, quale che fosse il colore dell’uniforme.
[…] Altro fattore di elevato interesse riscontrabile nella documentazione è la competenza delle personalità diplomatiche azerbaigiane, che si palesa in primo luogo nel memorandum alle potenze dell’Intesa, redatto ad opera del presidente del Parlamento ed ex ministro degli Esteri Aly Mardan bey Topcubașov, capo della delegazione azerbaigiana alla conferenza della pace di Parigi, ove intervenne presentando una relazione sulla situazione del suo paese. In tale documento, presente nel volume, l’esponente politico tracciava un quadro quanto mai esaustivo e lucido della realtà azerbaigiana, tenendo conto non solo delle questioni di politica interna, ma anche della situazione internazionale, dalla quale le sorti del paese dipendevano. Assai notabile è il passo in cui egli individua nei trascorsi, ripetuti tentativi di russificazione forzata uno dei mali dell’intera area caucasica, all’origine di buona parte dei problemi a lui contemporanei. […]”

(Federico Maiozzi, “Eurostudium”, luglio-settembre 2013)

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