Bandierine rosse contro scarpette rosse

Partiamo da un dato di fatto: in Italia non esiste alcuna emergenza “femminicidio”. Siamo agli ultimi posti nella classifica degli omicidi di donne in Europa. Il “femminicidio” è solo un frame usato per criminalizzare l’istituzione familiare nelle nazioni dove essa è ancora forte dal punto di vista sociale e dunque è suscettibile di rappresentare un freno alla globalizzazione, il liberismo e la tecnocrazia.

In particolare il termine viene usato per la propaganda mediatica nei Paesi latini: la formula è nata in Messico per descrivere i massacri di Ciudad Juárez, una strage nata nell’ambito della criminalità organizzata che però viene addebitata a un fantomatico “patriarcato”. Anche la famosa iniziativa delle “scarpe rosse”, con la quale periodicamente vengono riempite le piazze italiane di scarpe col tacco (e il sushi e Netflix?), è una moda sudamericana.

Nelle altre nazioni occidentali, come quelle dove i maschi autoctoni sono tutti beta (e le femministe si accoppiano con gli alpha esotici), l’espressione “femminicidio” risulterebbe risibile, oltre che razzista, xenofobica e islamofobica: per questo le notizie di donne che uccidono uomini vengono riportate tranquillamente sui quotidiani mainstream anglosassoni, quelli plagiati in modo sistematico dalla stampa nostrana che però tralascia sempre di riportare appunto i “maschicidi”.

Detto questo, un altro dato di fatto è che, in un contesto dove non vige la pratica dei matrimoni combinati né altre leggi oppressive e paternalistiche contro il genere femminile, se una donna sceglie di accoppiarsi con un potenziale femminicida allora il problema non può essere accollato esclusivamente al genere maschile. Su questo blog abbiamo riportato infiniti studi atti a dimostrare che molte donne (anche dichiaratamente femministe) sono attratte da assassini, violenti, bulli, cazzoni, stronzi, psicopatici, ecc. ecc.

Le donne sono attratte dal femminicida

Dunque più che di scarpette rosse, le femministe dovrebbero diventare esperte di bandiere rosse, i famigerati “campanelli d’allarme” (red flags) sui quali sono stati imbastiti centinaia di tutorial su Youtube. Non è possibile continuare a darla ai fuckboi e poi lanciare accuse collettive a reti unificate, anche perché l’altro lato della medaglia di tutta la faccenda è che dovremmo considerare le donne naturaliter minorate mentali e difenderle dalla loro stessa incapacità di scegliersi un compagno decente. Che poi è quello che facevamo una volta, ma non andava bene perché era Patriarkato. Come infatti sostiene Camille Paglia,

“Picchiare, commettere abusi o uccidere una moglie o la fidanzata è legato alla dipendenza dalla figura materna di uomini rimasti bambini. Dietro ogni assassinio c’è un simbolo, l’ombra nascosta di un trauma infantile che solo la psicoanalisi può far riemergere. Ma è anche colpa delle donne italiane ingenue, che rifiutano di leggere tutti i segnali che precedono la violenza. E anche la crisi della famiglia contribuisce al femminicidio. Un tempo, se toccavi una donna italiana, sapevi che il padre o il fratello sarebbero venuti a cercarti per regolare i conti”.

Ovviamente ciò non significa sostenere che “le donne se le vanno a cercare”: come disse un altro grande maschio alpha, la situazione è un po’ più complessa. Si può sempre discutere, sia chiaro, ma nel caso di articoli scientifici l’unico modo legittimo di ribattere sarebbe di presentare altri articoli scientifici di segno opposto, piuttosto che piangere, minacciare evocare “la scuola della vita” o usare il terrorismo psicologico. Peraltro ho notato che paradossalmente a prendersela per le mie abituali carrellate di paper a tema “le donne amano gli stronzi” sono più i white knight che le stesse femministe.

Del resto, se mi fossi imbattuto in uno studio di sociologia e psicologia in grado di dimostrare, per esempio, che le donne non prediligono tratti “dominanti” nei maschi, lo avrei sicuramente citato, perché in fondo l’unico motivo per cui qualcuno ancora mi legge è l’onestà intellettuale.

Al contrario, praticamente la totalità degli studi nel campo delle relazioni tra sessi attesta, come dicevamo, che alle donne “piace” il femminicida potenziale: pensate a quanto sia netta questa conclusione anche nella prospettiva del clima di politicamente corretto in cui siamo immersi (intendo che se avessero potuto mettere assieme quattro dati per uno straccio di ricerca in senso opposto da propagandare ad nauseam lo avrebbero già fatto da tempo, invece tale “verità” è talmente potente che resiste a ogni manipolazione).

Io stesso ho talvolta pubblicato studi secondo i quali nella scelta del partner sembra alla fine prevalere l’aspetto estetico su quello caratteriale, cioè -per farla breve- che un maschio brutto e stronzo abbia molte meno possibilità di uno attraente e gentile. Tuttavia anche queste analisi giungono tra le righe alla conclusione che, a parità di attrattività fisica, la donna in genere predilige il maschio dominante.

Dirò ancora di più: gli esperimenti in campo erotico che sto portando avanti rappresentano in primis una sfida a me stesso e a tutto ciò in cui credo. Io infatti, nonostante la mia appartenenza politica (ultradestra), ho una naturale predisposizione a conformarmi al modello di maschio autoriflessivo, cavalleresco e zerbino imposto da tutte le agenzie culturali d’Italia e del mondo: questo mio abito se ha, come prevedibile, disgustato quelle stesse stronze che vanno a fare le sfilate con le scarpette rosse, ha tuttavia suscitato una certo interesse in qualche altro milieu totalmente refrattario alla propaganda femminista.

Un paradosso più pirandelliano che kafkiano, ma non aggiungo altro altrimenti braggo e pure i fedeli si incazzano: dico solo che la possibilità che almeno una donna sia disposta a darla a uno come me consente di nutrire un minimo di speranza se non nell’umanità, almeno nell’ominizzazione, cioè in un qualcosa di più forte della biologia e degli istinti. Ma tale quid, come potremo definirlo: amor, paideuma, Gratia? Cercheremo di rispondere alla prossima puntata,  senza doxxare nessuno.

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