Berlino 1918-1933: quando arrivano i nazisti

La Deutsche Welle nel febbraio scorso ha mandato in onda uno straordinario documentario (Berlin – Metropolis of Crime 1918-33) sulla “Berlino Babilonia” degli anni di passaggio dalla Repubblica di Weimar al nazismo, quando la capitale tedesca divenne capitale mondiale del crimine, della violenza politica, della rivoluzione sessuale e della disoccupazione: un mix esplosivo che gli storici tendono a porre in secondo piano, sia per evitare imbarazzanti paralleli con l’attualità che per mantenere in vita alcuni miti propagandistici sull’ascesa al potere di Hitler (dal “fu eletto democraticamente” al “tutta colpa dell’inflazione”).

Il documentario descrive una delle capitale europee in preda al caos: mentre leader socialdemocratici e liberali vengono assaltati a colpi di acido per strada (come Philipp Scheidemann) o uccisi con i primi drive-by shooting terroristici della storia (Walther Rathenau), tra il popolo minuto serpeggia l’incubo del serial killer, personificato nelle abominevoli gesta di Friedrich Schumann e del “macellaio di Berlino”, il torturatore e cannibale Carl Großmann.

L’abbondanza di donne lasciate vedove dalla Grande Guerra garantiva facili prede non solo agli antesignani dei serial killer d’oltreoceano, ma anche agli ultimi profittatori della manodopera a basso costo. Tutt’attorno si acuiva il contrasto tra la sfavillante vita notturna e la mancanza di pane e lavoro: un vero e proprio “schiaffo alla miseria”, alla plebe umiliata dall’alto al basso che di certo non traeva alcun conforto dai balletti di Joséphine Baker.

L’unica figura positiva che spicca nel quadro cupo è quella dell’ispettore Ernst Gennat, leggendario capo della omicidi che grazie al fiuto incredibile riuscì a mantenere il proprio posto per trent’anni (anche durante il nazismo, col quale ebbe poco a che spartire). Nonostante le caratteristiche quasi mitologiche (immortalate dai capolavori di Fritz Lang M e Il testamento del dottor Mabuse), non bastò la presenza del super-poliziotto a placare gli animi dell’opinione pubblica. La degenerazione aveva raggiunto abissi inediti, e una volta che i giardini di Europa si trasformarono in cessi, qualcuno prima o poi si mise in testa, a torto o a ragione, di dargli una bella “ripulita”.

La tentazione del “parallelo”, evocata più in alto, va naturalmente evitata, ma resta angosciante la somiglianza di taluni tratti di quell’epoca con quelli della nostra: in particolare l’assenza di qualsiasi freno legislativo, politico e morale al dilagare della criminalità nelle forme più disparate (oltre a stupri e aggressioni, anche gangsterismo e terrorismo politico), fa disperare sulla possibilità di una risoluzione pacifica dei conflitti che attualmente dilaniano le società occidentali.

PS: Sfortunatamente il documentario è stato rimosso sia dal canale ufficiale Youtube della DW che da qualsiasi altro sito. Resta tuttavia ancora disponibile nella versione spagnola (almeno fino a quando non verrà rimosso anche questo).

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