Birmania: le immagini strazianti del golpe

La mattina del 1° febbraio 2021, poche ore prima dell’entrata in carica del nuovo governo birmano, i militari hanno ripreso il potere dopo la deludente era San Suu Kyi (immediatamente passata in secondo piano nel listino della “gente che piace alla gente che piace”, per il famigerato “genocidio dei Rohingya”, minoranza musulmana confinata nella parte settentrionale del Paese), arrestata con l’accusa di brogli alle ultime elezioni del novembre dello scorso anno.

Nelle prime ore del mattino è stato dichiarato lo stato di emergenza per un anno e il vicepresidente, il generale U Myint Swe, ha assunto il comando e ha trasferito tutti i poteri dello Stato al Comandante in Capo delle Forze Armate Min Aung Hlaing. Probabilmente i preparati del golpe andavano avanti da mesi; d’altro canto la cosiddetta “transizione democratica” del 2008 non ha mai realmente intaccato i centri di potere della magnifica repubblica del Sud-est asiatico, dove i colonnelli hanno mantenuto diversi ministeri chiave relativi alla difesa e alla sicurezza nazionale

Il Tatmadaw (nome ufficiale dell’Esercito) ha giustificato il colpo di stato in difesa della Costituzione del 2008 ai sensi degli articoli 417 e 418, affermando che: “A causa delle proteste diffuse contro i brogli, che hanno messo in pericolo la sovranità del popolo i poteri legislativi, amministrativi e giudiziari del Paese vengono trasferiti al comandante in capo delle forze armate, in conformità con l’articolo 418 della Costituzione del 2008”.

L’evento più interessante, in tutto questo bailamme, è stata una d-parola che ha continuato a fare le sue lezioni di aerobica mentre i convogli militari diretti al Parlamento le passavano alle spalle. Per il resto, non ci sono stati spargimenti di sangue. In fondo, è una forma di “normalizzazione” come un’altra, fatevene una ragione.

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