Chemnitz: Merkel et circenses

A Chemnitz, ridente (una volta) cittadina della Sassonia si è consumato forse l’atto finale del merkelismo, che in sé è una ideologia politica inesistente ma, come il male nella concezione agostiniana, produce danni per la mancanza che rappresenta (in tal caso del buon senso e della razionalità). La Cancelleria si era illusa di avere gioco facile contro la plebe indignata per l’ennesima violenza compiuta da immigrati (ai danni di un giovane di origine cubana): i media nazionali e internazionali erano tutti schierati dalla parte de governo, pronti sin dal principio a etichettare i manifestanti come “neonazisti” e a inventarsi inesistenti “cacce allo straniero”, per poi infine oscurare la protesta nel momento in cui non accennava a scemare.

Al precipitare della situazione, ecco che la Merkel ha avuto una pensata geniale: blindare la città, organizzare un enorme concertone gratuito con rottami del rock tedesco (i Die Toten Hosen!) e noleggiare decine di FlixBus (anch’essi tutti pagati) per dirottare “spontaneamente” nella cittadina decine di migliaia di persone.

Mettiamoci nei panni dell’abitante medio di Chemnitz che ha dovuto sorbirsi una massa di cazzoni allegri e festanti (teppaglia squatter inclusa)  tutti galvanizzati per una squallida kermesse messa in piedi all’unico scopo di oscurare la morte di un suo concittadino. Lo spettacolo deve esser stato tutt’altro che esaltante: vecchi sessantottardi riconglioniti, hipster muniti di zainetto, puttanelle tatuale e feccia dei centri sociali che brandiscono cartelli con su scritto “I nazisti sono più fastidiosi delle vespe” e “Niente pizza per i nazi” (assieme ovviamente l’immancabile bandiera Refugees Welcome), mentre calpestano con indifferenza i fiori e i ceri lasciati sul luogo del delitto.

In mezzo alla calca decerebrata della Merkeljugend, un attivista di destra è riuscito a intervistare due povere donne in lacrime, una signora del posto e una giovane di colore, che esprimevano non solo il dolore per la scomparsa della vittima (con il quale erano in amicizia), ma anche la vergogna di essere additate dal mondo intero come “naziste” e “razziste” (l’intervista è a partire dal quinto minuto ma si consiglia la visione completa del breve reportage):

A quanto pare, la sinistra europea del nuovo millennio si è specializzata nella danse macabre: i suoi rappresentanti hanno già ballato sui cadaveri di Utøya, su quelli di Parigi, Bruxelles, Berlino, Manchester… (la lista è lunga), potevano farsi mancare un bel veglione a Chemnitz con il morto ancora caldo? Come scimmie ammaestrate, sono corse a saltellare e ubriacarsi in una città stretta tra la rabbia e il lutto, mentre il governo vietava severamente qualsiasi contro-manifestazione e la stampa celebrava il loro “eroismo”. Adesso però hanno seminato troppo vento: è venuto per loro il momento di raccogliere la meritata tempesta…

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