“Ci serviva un non ebreo che firmasse le condanne a morte durante lo Shabbat” (il battutone di Rákosi su Sándor Garbai)

“Mátyás Rákosi later joked that the revolution’s Jewish leaders took the gentile Garbai in so that they would have somebody to sign the death sentences on Shabbat.”

«In seguito Mátyás Rákosi scherzò sul fatto che i leader ebrei della rivoluzione coinvolsero anche il gentile Garbai per avere qualcuno a cui far firmare le condanne a morte durante lo Shabbat».

Grazie al commento di un lettore scopro questa spassosa citazione nientedimeno che su Wikipedia, tratta dal volume Capitalism and the Jews di Jerry Z. Muller (Princeton University Press, 2010), che tuttavia pare non indicare alcuna fonte specifica. Prima però di discutere del “battutone” in sé, vediamo a grandi linee di contestualizzarla.

Sándor Garbai, politico ungherese nato da una famiglia di umili origini (e di fede riformata), membro della direzione del Partito Socialdemocratico Ungherese dal 1901 al 1919, fu il primo sostenitore della fusione tra socialdemocratici e comunisti in un unico partito, in modo da poter prendere il potere nel Paese. Per tale “merito” fu nominato nominato Primo Ministro socialista dell’Ungheria, formando una coalizione con i comunisti e proclamando così la Repubblica Sovietica Ungherese. Sebbene fosse formalmente il capo del governo, de facto comandava il noto Béla Kun (all’anagrafe Ábel Kohn), all’epoca Ministro degli Esteri. Dopo che i comunisti caddero, Garbai fu arrestato dai romeni ma riuscì a fuggire dalla prigione di Cluj passando per la Cecoslovacchia e finendo a Vienna, dove aprì un ristorante che fallì immediatamente. Lasciò l’Austria nel 1934 a causa della vittoria della destra e si spostò a Bratislava, per poi stabilirsi definitivamente nel 1938 a Parigi. Durante l’occupazione tedesca della Francia non prese parte al movimento di resistenza, anche se le truppe clandestine tentarono di reclutarlo. Sembra che durante l’esilio si sia riavvicinato alle idee socialdemocratiche e rigettato il bolscevismo: per questo gli fu impedito di rientrare in patria una volta finita la guerra. Morì a Parigi nel 1947.

Mátyás Rákosi (all’anagrafe Mátyás Rosenfeld) fu uno stalinista di ferro: dal 1945 al 1956 leader de facto della Repubblica Popolare d’Ungheria, fece giustiziare circa duemila persone, ne fece incarcerare più di centomila e sancì l’espulsione di circa duecentomila iscritti dal Partito Comunista (perlopiù gli ex-socialdemocratici conviti da Garbai alla fusione).

La boutade nasce dunque dal contesto di cui parla il professor Muller: “Dei 49 commissari del governo comunista, 39 erano ebrei“.

La citazione è stata tradotta da pochissime altre versioni di Wikipedia: mancano all’appello la stessa ungherese, quella francese e quella tedesca (ovviamente); in compenso abbiamo la spagnola.

“Mátyás Rákosi después bromeó diciendo que los líderes judíos de la Revolución aceptaron al gentil Garbai para tener a alguien que firmase las sentencias de muerte los sábados”.

Interessante notare che mentre la voce ucraina riporta una traduzione pressoché identica della citazione originale (aggiungendo che “tuttavia Garbai non condivise mai il terrore rosso”), quella russa invece la modifica quasi cambiandone il significato:

Матьяш Ракоши позднее шутил, что в преимущественно еврейском по своему составу правительстве ВСР иноверец Гарбаи был нужен, чтобы хоть кто-то мог подписывать смертные приговоры по субботам (на самом деле Гарбаи не поддерживал красный террор).

Mátyás Rákosi in seguito ha scherzato sul fatto che nella composizione prevalentemente ebraica del governo della Repubblica Sovietica Ungherese, sarebbe stato necessario un altro Garbai in modo che qualcuno potesse firmare le condanne a morte il sabato (in realtà, Garbai non ha mai sostenuto il Terrore Rosso).

La fonte è naturalmente la stessa, ma in tal caso la citazione viene resa in modo da non infangare la figura di Garbai, che in effetti si dissociò quasi subito dal cosiddetto “terrore rosso”, in Ungheria rappresentato anche dalle esecuzioni di massa seguite al colpo di stato controrivoluzionario del 1919, ai tempi in cui, ripristinato il regime comunista, egli fu “declassato” a Ministro dell’istruzione sotto l’effimero governo di Gyula Peidl. In ogni caso quello di Rákosi è soltanto un battutone (la famigerata chutzpah?), riferito peraltro al motivo tradizionale dello shabbes goy, il “gentile del sabato”, che svolge le mansioni proibite agli ebrei osservanti durante il giorno del “riposo”. Però, quante cose si imparano grazie all’internet!

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