I cinematografisti contro l’allarmismo

Una dichiarazione dei cinematografisti
(La Stampa, 4 ottobre 1918)

La Federazione dei cinematografisti del Piemonte ci comunica:

Dall’epoca dei profughi ad oggi i cinematografi sono esclusivamente presi di mira in confronto dei teatri, come se i cinematografi fossero la causa di tutti i mali. Poiché e umano reagire contro tutte le eccessività questa Federazione dei cinematografisti dei Piemonte confida nella equanimità del suo giornale perché venga reso noto quanto segue:

1. I proprietari di cinematografi di Torino e Piemonte non hanno alcuna difficoltà a chiudere i loro locali qualora ciò fosse, richiesto dalla suprema legge della salute pubblica.

2. I cinematografi, per essere stati fabbricati e creati in questi ultimi anni in base a regolamenti di edilizia e di igiene severissimi, rispondono, più che qualunque altro locale, alle garanzie della salute pubblica.

3. Si sono fatti confronti con altre città, dove i cinematografi più frequentati sono veri imbuti, e si è dimenticato che a Torino i grandi cinematografi sono tutti costruzioni modernissime.

4. I cinematografi, al pari e più di qualunque altro luogo pubblico molto frequentato, sono quotidianamente e ripetutamente ripuliti e disinfettati, tante vero che del numeroso personale di servizio dei cinematografi, orchestra, impiegati, inservienti, ecc., che pur passa parecchie ore chiuso nei locali, nessuno finora è stato colpito dalla malattia del giorno.

5. Ma se si dovessero, ciò non ostante, chiudere i posti di affluenza pubblica, non si vede perche ciò non debba raggrupparli tutti, e segnatamente i teatri. E in verità è notorio a tutti che alcuni di essi, per l’antiquata costruzione, per il collocamento degli smaltitoi, ecc., sono in condizioni veramente delittuose contro l’incolumità pubblica, anche in tempi non di epidemia.. Inoltre che cosa sono le gallerie e le “piccionaie” dove la gente sta a ridosso, se non posti di vero e proprio contagio? I cinematografi, per regolamento, non possono avere persone in piedi e non possono vendere biglietti oltre il numero dei posti a sedere. Infine non v’è chi ignori che il palcoscenico, con la sua polvere, è uno dei più insidiosi diffonditori di microbi.

La Federazione dei cinematografisti del Piemonte conclude dunque nel senso, non che si chiudano i teatri per lasciar aperti i cinematografi, ma nemmeno che si chiudano i cinematografi per aumentare l’affluenza ai teatri, con quanto vantaggio della salute pubblica è facile immaginare. Se una misura è veramente necessaria per la salute pubblica (e noi non crediamo che sia proprio negli ambienti chiusi che si diffonde l’influenza) si chiudano tutti i locali e nessuno troverà a ridire. Ma si evitino ilei provvedimenti che, senza giovare alla salute pubblica, abbiano anche la più lontana apparenza di coprire dei gesti di favore.

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