Clemente Mastella contro la lobby ebraica

Mastella: lobby ebraica contro di noi
«Manovra da New York perché ci crede nostalgici»
(La Stampa, venerdì 12 agosto 1994)

ROMA – Alla fine, dopo tanto dibattere sui poteri «forti» e quelli «invisibili», la parola tabù è venuta fuori. È il ministro del Lavoro, Clemente Mastella, esponente dei CCD, a buttare fuori il rospo. Nell’ombra – dice – c’è la «lobby ebraica» che da New York manovra contro il governo.
Mastella ha detto apertamente quello che l’astuto Tatarella si era ben guardato dall’esplicitare, limitandosi a fare cenno al «gruppo di pochi che cerca di determinare la vita di molti». O che il ministro Radice si era limitato a evocare. Il responsabile del Lavoro, invece, non ha cercato eufemismi. Le cose vanno male in economia? La grande stampa internazionale fa piovere critiche? Risposta in due tempi di Mastella: «Da una parte la nostra piccola e media impresa comincia a intimorire i suoi concorrenti stranieri. Dall’altra la presenza di Alleanza Nazionale nell’esecutivo preoccupa la lobby ebraica newyorkese che non coglie ancora la distinzione tra il vecchio MSI e AN». E così finalmente hanno un nome e cognome, e persino un indirizzo, i «nemici» del governo Berlusconi. Ci sarà pure chi «rema contro», come sostiene il premier. Ma all’estero, annuncia Mastella, «qualcuno teme l’Italia e questo governo». E comunque il Ministro ha pensato a una trattativa: «Bisognerebbe spiegare alla grande finanza ebraica che la linea evolutiva portata avanti da Fini si allontana sempre più dall’antica concezione di una destra statica e nostalgica».
Il nodo è venuto alla luce, insomma. La «lobby ebraica» ovvero il fantasma del complotto demopluto-giudaico-massonico di mussoliniana memoria. Un argomento finora mai esplicitato, ma a cui spesso s’è fatto allusione parlando del post-fascismo. Se n’è parlato a margine del caso di Fiamma Nirenstein, ad esempio, direttrice del centro di cultura italiano a Tel Aviv e licenziata dal Ministero degli Esteri a fine mandato. I radicali avevano sollevato sospetti di antisemitismo. E ci si era messo di mezzo pure Vittorio Sgarbi, che ha presentato un’interrogazione parlamentare: «È solo una coincidenza che Furio Colombo e Fiamma Nirenstein siano entrambi ebrei?».
Ma adesso la questione è diversa. Alcuni ministri ritengono di essere al centro di una congiura. Tatarella, già nell’intervista a La Stampa di tre giorni fa, esponeva con chiarezza il piano dei «nemici» dell’Italia: «Destabilizzarla al fine di impossessarsi di parecchi gioielli della nostra economia».
Ma attenzione, non è nulla di nuovo. Era questa già la tesi di molti politici della Prima Repubblica, che così spiegavano i loro scivoloni giudiziari: «Una congiura interazionale». Ed è un ritornello nelle pubblicazioni di destra. Il periodico Italia settimanale, diretto da Marcello Veneziani, anche ieri annunciava: Le banche inglesi contro Berlusca. E passava a spiegare: «Lazard, Pearson, Warburg e Rotschild sono riuniti nella Round Table, l’organismo fondato da Cecil Rhodes per suggerire le politiche “imperiali” britanniche. Oltre al Financial Times, controllano l’Economist… È ovvio che l’oligarchia veda oggi l’affermazione del Polo come un irritante intralcio ai suoi progetti».
Ma naturalmente i primi a preoccuparsi di questo genere di disquisizioni sono gli intellettuali di fede ebraica. Il presidente del Centro di documentazione ebraica, Adriana Goldstaub: «Non siamo certo agli anni bui, però vedo rafforzarsi un pregiudizio antiebraico. Chiamiamola pure sottocultura, pregiudizio, cultura da bar. Il guaio è che tra la gente certe battute non vengono nemmeno considerate antisemite, ma semplici opinioni che hanno la loro dignità».

Mastella: ebrei, scusatemi. Ma le proteste continuano
(La Stampa, sabato 13 agosto 1994)

Il giorno dopo la clamorosa uscita sulla «lobby ebraica di New York» che diffiderebbe del governo, Clemente Mastella è un uomo costernato. Sommerso da un diluvio di critiche, si scusa con la comunità israelitica italiana. Precisa di non aver mai parlato di un «complotto ebraico» contro il governo. E se potesse, il ministro prenderebbe persino sul serio la provocazione di quell’anziano rappresentante della comunità ebraica romana, Giovanni Terracina, che lo ha invitato a compiere un gesto clamoroso: «È tutta una forzatura giornalistica. Ma il danno è grosso. Per avere gli stessi titoli sparati stamane sui giornali, Mastella dovrebbe circoncidersi».
Il fatto è che le reazioni sono state veramente di fuoco. Come definire altrimenti l’appello a Berlusconi di Tullia Zevi, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche: «Desidero esprimerle stupore e indignazione per i persistenti riferimenti a presunte “lobbies” e “congiure” ebraiche da parte di fonti governative le quali, pur proclamando insistentemente la propria dissociazione da un vergognoso passato fascista, di fatto lo riesumano, da un lato fomentando pericolosamente antichi odi e pregiudizi, dall’altra screditando l’immagine del nostro Paese di fronte all’opinione pubblica internazionale». Con la Zevi, altre voci si erano levate a protestare. E davanti al ministero, ieri mattina, si sono radunati centocinquanta manifestanti. A quel punto, capito in che razza di pasticcio si era ficcato, il ministro Mastella ha innestato a precipizio la retromarcia. Dall’isola d’Elba dove trascorre le vacanze, ha cominciato a tempestare di telefonate tutti gli esponenti di spicco del mondo ebraico: il rabbino Toaff, i responsabili della comunità romana, la signora Zevi, la presidente delle associazioni Italia-Israele Deborah Fait. Quindi ha diramato una lunga nota di precisazioni: «L’aver chiesto di spiegare alla lobby ebraica di New York, intesa nella concezione americana, non in quella deteriore, l’evoluzione della destra italiana viene oggi riportata con enfasi dalla stampa come accusa di un complotto pluto-giudaico-massonico contro l’Italia. Non era, né è assolutamente questo il senso delle mie parole».
Su una cosa, in particolare, il ministro insiste: lui non ha mai parlato di complotti, solo di «diffidenze» di quella lobby. E le sue parola vanno intese in senso buono, per carità. «Il mio era un intento di dialogo, non di contrapposizione con ciò che l’ebraismo esprime».
Le sue precisazioni a molti esponenti delle comunità ebraiche vanno anche bene. Deborah Fait, ad esempio, considera chiuso il caso. «Ho accettato le sue scuse, non obbligatorie perché il fatto non sussiste». La signora Fait, però, non nasconde la sua ammirazione per il governo Berlusconi: «Per me, la parola “lobby” non ha necessariamente un senso negativo. In America sono migliaia. Insomma, l’incidente è chiuso. Lo dico per spirito nazionale: l’Italia è una barca che fa acqua da tutte le parti, polemizzare è poco fruttuoso. E io spero tanto che questi uomini ci portino fuori dal tunnel».
Ma per altri l’incidente è ancora aperto. A New York, il Congresso Mondiale Ebraico giudica le dichiarazioni di Mastella espressioni «grottesche e riprovevoli» e annuncia che riferirà alla Commissione dell’Onu sui diritti umani. «Consideriamo quanto accaduto come un oltraggio e una disgrazia e chiediamo una azione rapida ed incisiva da parte del governo Berlusconi contro queste espressioni e queste tendenze all’istigazione dell’odio razziale e religioso».
I giornalisti, ad Arcore, interpellano il presidente del Consiglio sulle «voci levatesi dalla maggioaranza a proposito di speculazioni antigovernative, di cui tirerebbe le fila una ipotetica lobby ebraica». E Berlusconi risponde: «Non parlo di quello che non conosco, non guardo cosa c’è dietro, guardo quello che è evidente. Certo tutti sanno che AN è in questo governo e se ne è parlato tanto, sulla stampa nazionale e su quella estera».
Nel mondo politico, le proteste non si placano. Il radicale Marco Taradash ironizza: «Il ministro Mastella ha finalmente scoperto le cause occulte della crisi economica italiana. Non il debito pubblico o l’inefficienza della pubblica amministrazione, ma l’unghiuta lobby ebraica mondiale. Pure scempiaggini. Mastella è uno che non sa misurare le parole. Una cosa è trovarsi negli Usa, un’altra in Italia dove abbiamo avuto il nazifascismo».
Quanto ai progressisti, le parole sono ancor più pesanti. Il senatore Franco Debenedetti bolla i ragionamenti di Mastella come «vaneggiamenti», Luciana Sbarbati li definisce «deliri da sole». Il movimento degli studenti ebrei chiede al premier di «condannare questa dichiarazione che contribuisce a diminuire la fiducia dei mercati internazionali e legittima le tesi dei movimenti nazisti e fascisti».

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