Come le donne distruggeranno il Redpillatore

Il Redpillatore, confermando la sua natura di slayer (almeno tra le giornaliste) ci informa di esser stato citato nell’ultimo numero di “Io Donna” come parte della cospirazione incel volta a sovvertire le istituzioni democratiche («Il Redpillatore […] [è un] riferimento forte per questi uomini»). Vediamo però come ce la racconta il nostro capo-tribù e Chad di riferimento:

«Alcuni giorni fa, nella casella di posta, mi compare la mail di una sedicente giornalista. Dice di scrivere per un magazine nazionale, ma “per cautela e prudenza”, non mi dice né il suo nome né quello del giornale.
Ormai circa a cadenza mensile vengo contattato da giornalisti, scrittori e tirapiedi vari per interviste sull’argomento incel e, visti i precedenti, mi sono sempre rifiutato sia perché io incel non sono né questo è un blog per incel, sia perché ormai è chiaro che chi scrive articoli su questo tema non nutre un reale interesse ad approfondire l’argomento, ma vuole solo creare sensazionalismo e fare audience.
[…] Giorni dopo però scopro purtroppo che neppure rifiutarsi di interagire ormai mi salva più dall’evitare strumentalizzazioni. Mi mostrano infatti l’articolo che è stato partorito da questa tipa, pubblicato su “io Donna”. In mezzo al solito pastone di considerazioni banali e luoghi comuni misto a citazioni trolleggianti prese dai forum e spacciate per serie viene citato anche questo blog, ma solo per dire che esiste un articolo intitolato Come le donne distruggeranno la civiltà occidentale e che “è inutile cercare la vera ragione di tanta ostilità contattando l’amministratore del blog perché si rifiuta di rispondere”.
I toni sono molto diversi da quelli della mail. Prima infatti mi aveva scritto di voler fare chiarezza sulla tematica incel perché probabilmente genera “diffidenza in modo esagerato”. Prima mi aveva invitato ad esporre le mie verità “per evitare fraintendimenti” e poi giustamente il meglio che sa fare è prendere il primo articolo dal titolo provocatorio e citarlo in maniera decontestualizzata per scatenarmi contro la rabbia delle casalinghe chiattone che leggono il suo giornaletto. Giornalismo di elevato livello, insomma.
Però bisogna ammettere che la tipa è stata furba e ora mi è chiaro perché alla fine si è premurata che le dessi comunque una risposta, anche per comunicarle il mio rifiuto all’intervista. Era il piano per riuscire a farsi passare per quella di buone intenzioni, che porge la mano ma che, poverina, trova davanti solo il muro del burbero e schivo admin»

Beato lui, noi siamo talmente incel che nemmeno le giornaliste tentano di accalappiarci! Battute a parte, non resta tuttavia molto da aggiungere a quanto scritto dal Nostro, in particolare quando nota che

«La donna media non sa/non ha voglia di mettersi in discussione. Anche di fronte all’evidenza che il fenomeno incel è prettamente maschile non è in grado di trovare l’umiltà di riconoscere che “sì, effettivamente se ci sono così tanti uomini che lamentano questa condizione, forse noi donne abbiamo pretese un po’ eccessive.”
No, mai, sempre e solo l’arrogante certezza di essere dalla parte della ragione. È colpa degli incel che “non ci sanno fare”, che hanno questo o quell’altro difetto da risolvere. Inventandoseli se necessario, come la giornalista di cui sopra che ha iniziato l’articolo descrivendo gli incel indistintamente come “ragazzi tappati in casa il sabato sera”. Ma chi l’ha detto?»

Effettivamente nell’articolo questi maledetti celibi involontari vengono definiti “perdenti”, “impediti”, “sfigati”, “timidissimi con le donne” e “troppo introversi”. Potrebbe essere un identikit perfetto, escludendo il fatto che se gli incel fossero davvero tutti così non fioccherebbero servizi giornalistici su di loro (proprio perché gli sfigati in sé non interessano, a meno che il loro coping non raggiunga vette elevatissime in campi come la pesca sportiva o gli origami). Invece il numero degli esclusi dal “baccanale”, complice anche il fallimento della rivoluzione sessuale, sta aumentando sempre di più, tanto che persino i tecnocrati e l’esercito americano sono ora costretti a occuparsene.

Dunque considerare in automatico “incel” un sinonimo di “sfigato” o nerd non è un buon modo per approcciare la questione: bisognerebbe avere l’onestà di affrontarla almeno dal punto di vista psicologico o sociologico (perché quello politico porterebbe troppo lontano). Chiedere tuttavia un minimo di neutralità è ovviamente una pretesa eccessiva al cospetto del paradigma dominante, che impone un’esaltazione dell’esser donna ormai ai limiti del surreale: alla giornalista non può che sfuggire il fatto che tutta la misoginia esibita dalle comunità dell’androsfera («[gli incel giudicano le donne] creature vuote e superficiali») è in primo luogo una reazione al cosiddetto male-bashing, la martellante degradazione mediatica di ogni modello maschile.

Tutto ciò non toglie che il fenomeno possa alla lunga rivelarsi destabilizzante per le nostre società, e che di conseguenza si renda necessario affrontarlo in qualche modo: ci si ingannerebbe però nel credere di trovarsi di fronte all’ennesimo “rigurgito fascista” o a un’espressione della cultura di destra di jesiana memoria. Tutto ciò che c’è di reazionario nell’inceldom è un innesto su bisogni più profondi, che vanno al di là sia delle famigerate “idee senza parole” (concetto peraltro utilissimo a incasellare i “celibi involontari” nell’estrema destra, come oltreoceano hanno già provveduto a fare l’Anti-Defamation League e il Southern Poverty Law Center – peccato che i nostri intellettuali siano troppo pigri e stupidi per farlo, sarebbe divertente) che del sesso, della virilità e dell’Anerkennung hegeliana.

Per capirlo, dovremmo forse tornare alla Scienza Nuova del Vico, ma non mi pare il caso: potremmo pure rimanere nell’angusto recinto dei “giornaletti” di cui sopra, semplicemente ricordando che la stessa stampa che per decenni ha promesso “sesso a tutti”, da tempo sta ripiegando (sempre su ordine dei suoi oscuri “committenti”) verso una forma di segregazione sessuale, favorevole, almeno nelle intenzione, al genere femminile. Osservati da questo spioncino della storia, gli incel non sono che la cartina tornasole dell’impossibilità di ammettere un fallimento: vuoi perché nulla di tutto ciò era stato effettivamente previsto, vuoi perché un ripensamento sulle cause dovrebbe portare a interrogarsi sulla natura femminile (dopo che per mezzo secolo stiamo sezionando quella maschile). Perciò anche mantenendo la discussione al livello più elementare possibile, esistono numerosi modi per affrontarla che consentano di non ridursi sempre “all’arrogante certezza di essere dalla parte della ragione” (per citare ancora il Redpillatore).

Concludendo con una nota positiva, riconosco alla giornalista di aver centrato un punto quando biasima “l’architettura piuttosto ossessiva di categorie ed etichette che questi maschi si attribuiscono”. Sì, è una tendenza piuttosto diffusa, quella di catalogare e misurare qualsiasi caratteristica, dal canthal tilt al fenotipo (questa è l’ossessione del Redpillatore, che si sappia!) oppure dal bordo orbitario esterno ai polsi, nonché raggruppare i vari -cel a seconda dei loro accidenti (col rischio di riaprire l’annosa disputa sugli universali). È il lato rabelesiano e un po’ maniacale di tale comunità, anche se poi alla fin fine è soprattutto un’occasione per non prendersi tutto sul serio e ridurre tutto a un meme (la strategia di coping definitiva per qualsiasi comunità maschile che oggi possa ancora definirsi tale).

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