Come le donne distruggeranno l’universo

L’ultima vittima eccellente della magnifica censura e progressiva è Black Pigeon Speaks, un canale di Youtube (con quasi mezzo milione di iscritti) dichiaratamente destrorso ma che nei fatti si limita solo a commentare le notizie di giornata con delicato accento canadese, il quale è stato cancellato per hate speech e ripristinato nel giro di mezza giornata (in ogni caso tutti i video erano già stati mirrorati su Bitchute).

Tutto è bene quel che finisce bene, dunque, anche se la sortita ha acuito i timori riguardo al possibile armageddon che Youtube avrebbe in serbo per le prossime elezioni americane: a quanto pare tutti i nostri canali preferiti sono, come direbbero gli inglesi, on the chopping block.

In particolare c’è un video di BPS che vorrei segnalare ai miei lettori (la maggior parte dei quali probabilmente l’avrà già visto): si tratta di un commento sul tema Perché e come le donne distruggono la civiltà risalente al 2016 (del quale è rimasta solo la seconda parte, perché la prima -sorpresa!- era stata censurata, sempre per “incitamento all’odio”). Ne vorrei discutere non solo perché, prima del temporaneo oscuramento dell’intero canale, è stato l’unico video bloccato da Youtube (segno che ha toccato qualche nervo scoperto?), ma anche perché è disponibile in traduzione italiana (prima & seconda parte) grazie all’impegno di un volenteroso anonimo.

La tesi di BPS è già racchiusa nell’incipit:

«Se le preferenze sessuali delle donne sono lasciate libere di scatenarsi senza controllo, distruggono le civiltà. Se alle donne si permette di scegliere, si formano degli harem. Se alle donne si consente di avere voce in questioni che riguardano la sicurezza di una nazione, quella nazione inevitabilmente morirà».

Il Piccione Nero ricorda qualche classico esempio di tradimento “in rosa” risalente dalla Seconda guerra mondiale (le famigerate “spose di guerra” e le “collaborazioniste“), collegandoli all’odierno entusiasmo femminile per gli immigrati africani e islamici (citando l’ormai celebre discorso della verde Stephanie von Berg sull’imminente sostituzione etnica come “destino manifesto” della Germania). Tale atteggiamento a suo parere esprimerebbe una sorta di “imperativo biologico” che caratterizza da sempre il modo di vivere della donna in una società:

«Le donne non sono granché capaci ad essere leali alla tribù. Non lo sono mai state, non lo saranno mai. Il motivo è che non è nella loro natura. Nella storia le donne ne han dato ripetutamente dimostrazione, sono sempre pronte a cercare i favori degli uomini da esse percepiti come più forti e dominanti. […] Prima dell’era moderna l’ottanta per cento delle donne riuscivano a riprodursi mentre solo il quaranta per cento degli uomini ci riusciva. […] Alle donne chiaramente non importava di condividere l’uomo migliore con decine di altre donne, in sostanza decidendo che essere una delle molte donne di un uomo che comanda era comunque preferibile ad avere tutte le attenzioni di un uomo solo».

La base della civiltà occidentale sarebbe dunque rappresentata dal matrimonio inteso come accordo tra uomini per dare a ognuno la possibilità di riprodursi e impedire il prevalere del “Principio di Pareto”, la regola dell’80/20 (l’80% delle donne che si concede solo al 20% dei maschi, manifestazione terminale della famigerata ipergamia femminile).

Da questo punto di vista il recente esperimento femminista è stato un fallimento, avendo comportato la fine di ogni morale sessuale, la distruzione della monogamia e il declino della fertilità, vera e propria sentenza di morte per le nazioni occidentali. Per corroborare la sua linea, Black Pigeon Speaks cita anche J.D. Unwin (antropologo  freudiano abbastanza popolare nell’androsfera), secondo il quale

«la disciplina degli istinti sessuali incanala le energie di una società verso il progresso civile. […] Da una morale casta le società ricavano quello che egli chiama “energia espansiva” e quest’energia ha permesso a queste culture di espandersi a spese di altre culture più deboli».

Il fondamento della psicologia femminile, ricorda ancora BPS, è l’adattamento. L’attrazione verso l’uomo dominante, che impone la propria legge (talvolta degenerante in un’adorazione per l’aggressività maschile tout court), ha origini sia biologiche che storico-culturali:

«Nel nostro passato tribale, se le donne delle tribù conquistate rifiutavano di sottomettersi ai loro nuovi padroni, esse subivano la morte insieme ai loro mariti, fratelli, figli e padri. Persino oggi molte donne cercano l’uomo aggressivo, consciamente o meno, perché sembra che questo atteggiamento sia stato inculcato nella psicologia femminile da innumerevoli anni di evoluzione della specie».

Il fondamentale contrasto tra conformismo (femminile) e intraprendenza (maschile) viene sintetizzato con un’affermazione dell’eminente psicologo sociale Roy F. Baumeister:

«Per le donne il comportamento ottimale è assecondare la massa, essere carine, andare sul sicuro. Vi sono buone probabilità che un uomo si faccia avanti ed esse saranno in grado di riprodursi. La cosa che conta per loro è scegliere l’offerta migliore. Discendiamo da donne che sono andate sul sicuro. Per gli uomini la prospettiva era radicalmente diversa. Confondersi con la massa e andare sul sicuro li condannava a non avere figli. La maggior parte degli uomini vissuti in passato non ha prodotto discendenti oggi in vita. Il loro lignaggio è stata un vicolo cieco. Dunque era necessario cogliere le opportunità, provare cose nuove, essere creativi, esplorare altre possibilità».

Questo per quanto riguarda il perché le donne distruggono la civiltà. Venendo al come, la questione è ancora più semplice: le donne votano a sinistra (ho approfondito il tema nel post Contro la femminilità tossica in politica, al quale mi permetto di rimandare). Per i motivi appena accennati, le donne sono più conformiste degli uomini, e dato che attualmente le “agenzie culturali” (dalle accademie ai mass media) spingono per il progressismo a tutto tondo, esse appunto temono di esprimere opinioni “politicamente scorrette” verso il paradigma dominante (nonostante BPS riconosca che «se per qualche ragione l’estrema destra divenisse la norma sociale, […] vedreste probabilmente molte più donne adottare tale posizione»).

Da questa prospettiva la “bestia nera” del commentatore è la Svezia, non solo perché è al contempo il Paese più femminista del mondo e la capitale europea degli stupri, ma soprattutto perché il suo welfare e in generale le sue politiche sociali consentono che lo Stato si trasformi in una sorta di “surrogato del marito” per la popolazione femminile (che di conseguenza nelle urne si orienta a sinistra, come in altre nazioni europee). In ciò l’Autore rispolvera sottilmente un evergreen della scuola austriaca dei von Mises e dei von Hayek (che in un certo senso erano anche “misogini” nella misura in cui ponevano la differenza di genere a fondamento del loro anti-egualitarismo), dimostrando la sua aderenza al classical liberalism, nel frattempo passata, nel bene e nel male, da blanda convinzione del conservatore medio a espressione di estremismo politico (se non direttamente “fascismo”, vedi il caso dell’eurodeputato polacco e friedmaniano di ferro Korwin-Mikke).

Al di là però dei riferimenti ideologici personali, la conclusione resta sempre la stessa:

«Una civiltà che abbraccia i valori femministi cesserà di esistere in poco tempo. È per questo che non si è mai vista una civiltà femminista, a parte per brevi periodi verso la fine di grandi imperi».

Il tema è un hot topic della nostra frangia estrema patriarco-insurrezionalista, tanto che un mese fa ne aveva parlato pure Il Redpillatore in un post dal titolo inequivocabile, Come le Donne Distruggeranno la Società Occidentale (1 maggio 2019), nel quale, dopo un’ampia introduzione “razzista” (anche qui è d’uopo sorvolare sui tic ideologici individuali), giunge a un medesimo epilogo, usando come spunto polemico l’accoppiata uomo nero / donna bianca propagandata in modo martellante dall’intero panorama reclamistico:

«Il primo motivo [per cui le pubblicità di coppie miste sono indirizzate al genere femminile] è che le donne sono più facilmente manipolabili dai media. I loro schemi comportamentali si basano più sulle emozioni che sulla ragione. È molto più facile persuaderle facendo appello a ideali riconosciuti come nobili, l’amore, la solidarietà, l’accoglienza. Si soffermano sul presente e spesso non hanno la lungimiranza per comprendere le conseguenze di certe azioni. […] Pensano [soltanto] alla gratificazione sociale che viene loro data quando si mostrano tolleranti ed accoglienti. Da una parte hanno una società che le premia per la propria apertura mentale, per il fatto di essere antirazziste e moderne. Dall’altra, grazie alla continua propaganda volta a presentare lo straniero, in particolare africano, in un’ottica positiva finiscono per provare genuina attrazione.
Il secondo motivo è di tipo biologico. Da che mondo è mondo la scomparsa di un popolo è sempre passata attraverso le donne. La storia ci insegna bene che quando due gruppi umani entrano in conflitto, la prima cosa che fanno i vincitori è appropriarsi delle donne e inseminarle».

E quindi, niente, finirà comunque male: dopo aver distrutto i canali più divertenti di Youtube, le donne distruggeranno i nostri blog, i nostri forum dei brutti, la nostra Italia, la nostra Svezia, la nostra Svizzera (che come civiltà superiore ha resistito al suffragio femminile fino al 1971!), il nostro Occidente, la nostra amata Terra, il nostro sistema solare, la nostra Via Lattea e l’universo intero. E noi continueremo ad applaudirle e a ricordar loro quanto sono brave e coraggiose.

11 commenti su “Come le donne distruggeranno l’universo

  1. Nelle orribili lotte revendicativo-marxiste non si è mai compreso che la cultura e la civiltà sono fragili. Delicatissime. Ultimi fiori sul limite di un campo di sterminio. La civiltà muore subito. L istituzione dovrebbe solo proteggerla e non mettersi sul piano inclinato – ben inclinato – della rappresentazione di massa.

  2. Mises nume tutelare del neo-liberismo ( o neo-socialismo che dir si voglia ) ?

    Robbè Keynes Friedman ed Hayek giocano tutti sullo stesso campo ma Mises , dai, è uno sfregio accostarlo ai liberali ( statunitensi o continentali, sinistroidi o destroidi che siano ) odierni.

    Mi aspetto un post sui leccaculo e zerbini maschi e dunque sui traditori: questa si che sarebbe una bella disamina sulla degenerazione maschile visto che chi dice femmina dice comunità e chi dice maschio dice civiltà, giust’appunto

  3. Salve, sono quel “camerata” che ha fatto tradurre i video di Black Pigeon. Un saluto, anche io sono moderatamente redpillato

    1. Ah ah grazie, ho visto anche la canzone dei Porco 69 sul canale, praticamente il loro unico pezzo rimasto su Youtube (ricordo ancora il loro bell’album di esordio Sempre in mezzo ai guai)… dovresti rimettere gli altri se li hai (anche se poi probabilmente ti chiuderebbero l’account)

  4. Concordo su tutta la linea (come sempre), senonché, appurato che le femmine sono elemento passivo e ricettivo (nel senso della loro influenzabilità e della loro tendenza a sposare la forza), bisognerebbe a questo punto accusare il ruolo che hanno gli uomini in questo gioco. Per i Greci le Amazzoni erano una commedia, ma per che tipo di uomini invece sono una realtà inderogabile? Se siamo deboli e circondati da adoratori della debolezza è il caso di comportarsi inversamente (avere i coglioni, in sostanza, se non guadagna la fica, la fa considerare almeno un epifenomeno sulla via per altre cose). Dico questo solo perché questa faccenda degli Incel mette in luce alcune verità (oltre ad essere divertente), ma rischia di diventare un altro femminismo in mezzo alla infinità di sigle identitarie piagnucolanti.

    1. Ottima critica, però ti faccio notare che i “femministi al contrario” in realtà sono soprattutto i MGTOW, cioè quelli che “vanno per la loro strada” (negando che non ce li abbiano mandati le donne): gli incel sono blackpillati ed è incredibile come tutti più o meno siano orientati “a destra” (nel senso più lato dell’espressione) e dimostrino, almeno dal punto di vista ideologico, di “avere i coglioni”.

      1. Al di là della questione sull'”avere le palle” – che rimanda a una sorta di looksmaxing genitale, un po’ retorico, quando credo che la questione sessuale sia solo l’involucro –, credo che i blackpillati siano già di per sé un soggetto politico, tanto che loro stessi si rivendicano come l’entità meta-storica che per la prima volta, dopo un periodo laboratoriale durato migliaia di anni, ha svelato la questione femminile. Forse la disperazione incel, intendo proprio i cuscini bagnati, è davvero un motore politico, con una forza che risiede proprio in queste “modalità stilistiche”. Insomma non li riterrei degli smidollati solo perché non si atteggiano secondo un’antica virilità tramandata dalla statuaria o da qualche ducetto (anche se forse pagherebbe: si veda l’ultima intervista alla Aspesi sull’Huffington).

        1. Non li ritengo smidollati perché non si atteggiano a duri, anzi, semmai sono proprio loro ad essere fissati con una certa virilità esteriore. Parlando di “coglioni” mi riferivo semplicemente alla tenuta di comportamento: quel che si intendeva nel comando di un padre che dà un ceffone al figlio e gli chiede di comportarsi da uomo (è questo ciò che viene considerato peccato per l’inciviltà contemporanea, per la quale ovviamente non è problematico il palestrato sciupafemmine, che può tranquillamente essere “senza coglioni”).

          Quanto alla soggettività politica degli incel, mi auguravo solo che non si risolvesse tutto nell’aggiungere una lettera alla infinita sigla LGTBQ+. Insomma, credo ci si debba sottrarre al circo globalista dei diritti che fissa l’uomo nell’infanzia, per affermare un’altra libertà più concreta, sollevando una questione di “Bildung”. Certamente questo è facilmente liquidabile come il discorso di un “fascista”, ma nessuno si prenderà la briga di difendere niente, neanche la democrazia, senza un po’ di “coglioni”!

          1. Tranquillo, nessun vittimismo da minoranza oppressa, semmai l’esatto opposto. Ti invito soltanto a meditare sul tweet che segue, perché quando si discute di certi argomenti “una parola è poca e due sono troppe”.

  5. Robbè tu dici che sono malato ma perché non accusi l’usurpatore di D.M. di essere un trollo?
    Buona risposta in toto, ma non esimerti dall’aggiungere anche dal punto di vista “fisico” , che certi burberi stemperato il furore aono aolo agnelli

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