Come si diventa come me

Visto che siamo in tema di sputtanamento totale, vi racconto la mia prima esperienza da blackpillato: è una storia di qualche anno fa. Niente di sconvolgente, sia chiaro: forse non si può nemmeno considerare una crudezza vera e propria, solo il sintomo di un cambiamento interiore.

Erano i tempi in cui andavo ai concerti esclusivamente per la musica, anche perché non mi è mai capitato di conoscere una ragazza in tali occasioni (mentre invece sono riuscito a fare amicizia con tanti maschi sfigati, forse troppi, giunti anch’essi “solo per la musica”), e c’era questo cantautore spuntato dal nulla del quale avevo imparato di nascosto tutte le canzoni a memoria, perché come tanti anch’io mi vergognavo ad ascoltarlo (e ancora adesso se me lo nominano fingo di non conoscerlo oppure faccio il fighetto purista che ha smesso di seguire la scena alternativa italiana dal 1991).

Quindi mi reco a comprare il biglietto in un multicenter (anche perché se lo avessi acquistato online i giudeomassoni avrebbero scoperto la mia passione compromettente) e alla cassa c’è questa ragazza semi-anoressica, capelli color amaranto, pelle bianchissima, naso lungo, occhi scuri, senza tette e con dei jeans di una tinta improponibile che le facevano un ridicolo “effetto palloncino” sul didietro: quasi una versione taroccata di Anne Hathaway, per intenderci. Amore a prima vista, naturalmente, come con tutte le commesse. In quel momento però alla gentilezza affettata subentra da parte sua un inedito ed enigmatico tono confidenziale: Anne (chiamiamola così – come la Hathaway, non come la Frank) mi dice che anche lei vorrebbe tanto andare a quel concerto, ma il “suo amico” sicuramente non ce la porterà.

Io sento queste parole e non riesco più nemmeno a capire dove sono: ma cosa… ma cosa sta succedendo? È forse uno di quei segnali che il maschio alfa dominante deve cogliere al volo di cui parlano i maestri della seduzione? No, queste cose non succedono, e poi sono gli stessi pick up artists (almeno quelli onesti) a insistere sul fatto che solo gli sfigati interpretano la minima manifestazione di cortesia di una donna verso un uomo come prova matematica dell’attrazione nei suoi confronti.

Stiamo rilassati, dunque: “E come mai il tuo amico non ti ci porta?” “Dice che non ha voglia e poi che è troppo lontano”. Basta parlare, è l’ora delle decisioni irrevocabili: faccio passare la signora in coda dietro di me e poi acquisto un secondo biglietto. “Un altro?”, fa lei sorpresa (o forse angosciata?). “Si, per sicurezza”, ribatto io con nonchalance. Poi tiro fuori la penna che involontariamente mi ero portato via dalla posta (il copione di questa storia sembra scritto da una divinità crudele), giro il biglietto e ci scrivo sopra il mio numero di telefono. “Questo è per te, se vuoi venire con me quello è il mio numero, altrimenti fa’ come ti pare, tanto ormai il biglietto è tuo”. Lei reagisce con delle risatine nervose, non sembra proprio sulla difensiva però è chiaramente in imbarazzo (“Ma no figurati, stai scherzando? Sei gentile, ma non mi sembra giusto” eccetera eccetera).

Sì, beh, col senno di poi uno potrebbe interpretarla come vuole, persino come una molestia (hai fatto una cosa contro la sua volontà!): però questo valga anche contro tutti quelli che ci trattano da sfigati asociali imbranati e introversi. Quando c’è da provarci io ci provo e vaffanculo. Non sono mica uno che gira a testa bassa e braccia conserte e poi torna a casa a scrivere sui forum “QUESTE STRONZE NEMMENO MI GUARDANO” (anche se dopo il milionesimo rifiuto sto diventando proprio così).

Con la certezza di aver fatto tutto il possibile per “attrarla”, la saluto e me ne esco dal negozio. Ora non devo far altro che darmi una calmata e aspettare che le cose maturino: anche nel caso non mi chiamasse, ci sarebbe sempre la possibilità di incontrarla al concerto (al quale sicuramente andrà perché “a caval donato non si guarda in bocca”). Mentre mi pascevo di tali incoraggianti pensieri, sento una mano leggera che mi afferra la spalla e mi fa voltare con una inquietante tenacia: è lei! È Anne! E ha appena abbandonato la sua postazione di lavoro per… restituirmi il biglietto.

“No, scusami, ma davvero non posso accettare”. Ora, è qui che è subentrata la blackpill, perché se fossi stato un bluepillato avrei pensato che le brave ragazze non escono con gli sconosciuti e le avrei chiesto scusa per la mia sfrontatezza, mentre se fossi stato redpilled (come i “maestri della seduzione” di cui sopra) avrei considerato questo gesto come un’ulteriore “segnale” di interesse da parte sua (“Addirittura ti viene dietro per parlarti ancora, wow, ma cosa sei uno slayer?”). Invece da blackpillato lucido e incazzato sono subito giunto a un’unica conclusione: molto semplicemente, ai suoi occhi ero una creatura disgustosa, un essere rivoltante che nemmeno apparteneva alla sua stessa specie, un subumano che si era approfittato della sua professionalità da cassiera per attrarla in una trappola crudele. Riuscivo a leggerlo nel suo sguardo, potevo capirlo dai suoi atteggiamenti: non era il tipo di ragazza che fa “gesti estremi” (una cassiera che pianta lì tutto per inseguire un cliente!), se non per qualche fatto grave, o come nel mio caso per una ripugnanza così irresistibile da divenire quasi istintuale.

Vedendo che la mia espressione assomigliava a quella di uno che ha appena mangiato la proverbiale “tonnellata e mezza di merda”, Anne cerca di salvare le apparenze con le tipiche frasi di circostanza: “Il tuo gesto è stato bellissimo ma mi sembrerebbe di approfittarne, preferirei che tu andassi con un amico o un’amica”. Io le rispondo con uno dei miei classici: “Non ho amici, solo contatti”. Lei probabilmente non capisce la citazione (o forse non sente proprio, perché nel frattempo la voce mi è finita sotto i talloni) e allora mi ripete: “Non voglio sembrarti antipatica, ma è solo che non mi sentirei a mio agio a farti pagare il biglietto, e comunque non avevo messo in conto di andarci sul serio, era tanto per scambiare due chiacchiere…”. Se c’è ancora qualcuno al mondo in grado di leggere tra le righe, può forse capire il reale significato di tali parole.

Per un millesimo di secondo provai la tentazione di dirle: “Guarda che non sei obbligata a venire con me, anzi perché non dici al tuo amico di approfittarne, dato che ha già un biglietto gratis? Potreste andare assieme!”. Probabilmente qualche anno prima me ne sarei uscito con una frase del genere: ma in quel momento per la prima volta in vita mia ho sentito che la dignità maschile (persino quella di un maschio brutto) andava difesa. Detto così sembra tutto molto epico, ma ad essere onesti in quei frangenti la blackpill (che all’epoca in realtà non aveva neppure un nome) mi era “salita” solo per una estemporanea rimembranza di Servi della gleba degli Elii.

Dunque non ho detto più una parola per convincerla: ho preso il biglietto, l’ho strappato in mille pezzi e gliel’ho gettato addosso (verso i piedi, non in faccia!), augurandole di andare all’inferno (sussurrato e a denti stretti, perché fare piazzate non è nel mio stile): poi ho preso e me ne sono andato senza voltarmi, anche perché gli occhi cominciavano lievemente a inumidirsi (ah ah che femminuccia!).

La storia finisce qua, ma il suo ricordo è ancora così lancinante da aver oscurato la memoria stessa del concerto (per nulla esaltante, anzi profondamente malinconica se non deprimente). Non riesco a togliermi dalla testa l’immagine di quella femmina che pur di sventare un eventuale contatto umano col sottoscritto, ha rischiato persino il posto di lavoro. Talvolta immagino scenari alternativi, nei quali per esempio io insisto con moine di ogni tipo e riesco infine a persuaderla: il motivo per cui finora non l’ho mai raccontata a nessuno è proprio perché so che tutti sarebbero pronti a gettarmi la croce addosso, a colpevolizzarmi per non aver fatto “le mosse giuste”, per essermi comportato “in maniera insensibile”.

Ma si fottano normies e bluepillati: probabilmente la maggior parte di essi nemmeno si accorge del disgusto che ispira alle donne, e questa forse è la loro unica salvezza. Perché avere tale consapevolezza è l’essenza della blackpill, purtroppo quasi una sentenza di morte sulle relazioni tra sessi. È così che si diventa come me: quando all’ennesimo rifiuto ti rendi conto che non è più questione di congiunzioni astrali o delle “vibrazioni negative” emanate dalla tua personalità, ma è soltanto un problema di attrazione fisica. Alle donne non piaci: puoi forse sperare di fare da orbiter, da cavalier zerbente o da friendzonato, ma se provi a uscire dal ruolo in cui sei stato confinato, ti spezzano le gambe.

E ora riprendano pure le trasmissioni per normaloidi, seduttori e ginecomani: le donne sono creature straordinarie e adorabili, gli uomini delle merdacce senza cuore.

9 commenti su “Come si diventa come me

  1. Robbè è da anni che ti leggo e se infondo rompo le palle qui , solo ultimamente, è perché i tuoi blog sono stati un punto di riferimento pieni di spunti ed analisi importanti.

    Ora io non ti volevo offendere quando ho scritto che sei un volcel ma volevo sottolineare che tra i cosiddetti incel ci sono parecchi che fanno parte della schiera del campo nemico perché lo ripeterò sempre : l’incelismo è un dato e basta, della situazione reale personale non frega un cazzo a nessuno se non nella sua strumentalità.
    Lo stesso odio verso le donne che molti maturano è esemplare, e pagherà chi da questo deve trarre profitto, sia per esaltare il femminismo infame o per distruggerlo, farà lo stesso.
    Ti ho appellato in questo modo per disprezzo forse , giacché ribadisco sono stufo dell’esoterismo d’accatto che fa della risoluzione di un polo nell’altro la chiave dell’analisi maturativa/degenerativa del mondo e per questo ho ripetuto che anche i maschi dall’apice alla base si sono rivelati quel che suppostamente ( credo anche in senso letterale farmacologico a sto punto, na manica frogi ) erano.
    Ma alla fine non conta nulla.

    Mi ritrovo in questa esperienza, ed in altre, ma non sono qui per fare consolazione. Sei della mia età, hai di fronte tutto il marcio che implementerà e diventerai vecchio, dunque domani sarà peggio.
    E devo scrivere che forae i peggio di tutti aono coloro che affermano “ma tu devi farlo per te stesso”.
    È chiaro che uccidersi non risolve il problema ( soprattutto se l’anima sussiste ) visto che l’atto non cancellerà l’esistenza pregressa né i ricordi successivi ad esso in chi ci ha voluto più o meno bene, certamente via via più sbiaditi.

    Di solito si casca per forza di cose nell’accusa. Se non la si vuol dirigere contro il Creatore, dati i tempi, sappiamo tutti cosa dobbiamo fare e cosa ci dobbiamo aspettare.

  2. Ciao Roberto,
    ti seguo da anni, possiedo anche il tuo libretto autopubblicato di diversi anni fa.
    Leggo con interesse il tuo blog e da un po’, in particolare, i tuoi articoli sulla condizione degli uomini celibi.
    Sebbene sposato e, da poco, con una figlia, mi sento anche io un celibe involontario o, meglio, mi ci sono sentito – e lo sono effettivamente stato – per molto tempo, circa fino ai 27 anni di età. Età in cui “persi” finalmente la verginità.
    Anch’io per tutta l’età giovanile ho sempre avuto un sacco di difficoltà nell’approcciare dal punto di vista sentimental-sessuale le ragazze. Direi, anzi, che non ci sono mai sostanzialmente riuscito. Certo, due o tre volte sono incappato in ragazze così spregiudicate dal farla “annusare” anche a me, ma niente di memorabile
    Condivido moltisimi dei sentimenti del movimento “incel”, delle motivazioni che li muovono. Soprattutto non sopporto l’agiografia che i media fanno delle femmine in quanto femmine. Ho sempre – fin da piccolissimo – avversato chi lo faceva e l’idea stessa che si possano affibiare qualità personali a partire dal sesso di una persona. Per esempio non sopportavo le maestre che affermavano che le bambine sono più brave a scuola o quelle zie petulanti che andavano dicendo di quanto più bello e utile fosse avere una figlia femmina rispetto ad un figlio maschio. E così via fino ad oggi, ove il femminismo è mainstream e sembra che la causa di tutti i mali del mondo sia la violanza “naturale” del maschio bianco eterosessuale.
    Ciò al costo di apparire quasi “misogino” a chi si trova ad interloquire con me. Niente di più lontano dalla realtà ovviamente: io amo le femmine. Provo un’attrazione immensa e irrazionale per loro e tutti gli aspetti che le distinguono rispetto ai maschi. Mi piacciono. Amo avere amiche donne, amo parlare con loro, almeno tanto quanto trovo poco stimolante, al contrario, frequentare uomini. Rifuggo infatti le compagnie, gli sport di gruppo e tutte quelle situazioni in cui ci trova per forza di cose in ambienti prettamente maschili. La più grande violenza che mi sia mai auto-imposto è stata quella di frequentare una scuola superiore maschile e al tempo stesso la mia più grande gioia è quella di aver avuto una figlia femmina.
    Immagino dunque capirai la “sofferenza” da me provata per tanti anni, provacata da questa attrazione fatale che non riusciva a trovare sbocco. Penso sia più o meno lo stesso disagio provato dagli incel di oggi.
    Tutto ciò premesso ti scrivo, però, per portarti una testimonianza che dia speranza.
    Per me la svolta è stata la conoscenza – ovviamente casuale – di una ragazza che sostanzialmente mi ha fatto da “nave scuola”, potremmo dire una crocerossina con altra metafora. Tra me e lei durò poco e forse non mi trattò nemmeno così bene, però non posso che esserle e rimanerle tutt’ora grato per l’avermi, per così dire, dato una sveglia rispetto a ciò che le donne si aspettano da un uomo. Mi iniziò al sesso, ma soprattutto ad un certo modo efficace di porsi nei confronti delle femmine. Grazie a lei trovai la forza, in seguito di conoscere e farmi avanti con quella che oggi è mia moglie. E mia moglie stessa non ha meno meriti, nel senso che, per dirla in termini banali, è una donna un po’ all’antica e non condivide molti dei difetti caratteriali che gli incel denunciano oggi nel mondo femminile.
    A scanso di equivoci: non esistono ricette segrete, come ormai sai. Non ci sono pratiche da seguire che non siano il mero sbatterci la testa addosso e l’apprendimento sulla propria pelle nuda. Probabilmente non si tratta nemmeno di qualcosa che si può imparare: tutt’ora mi ritrovo a pensare che se dovessi rimanere solo ora, prima di ritrovarmi una fidanzata probabilmente passerei anni e anni di solitudine e forse nemmeno ci arriverei. È però una questione di atteggiamento mentale, una sorta di stato di grazia che forse ai maschi alfa viene naturale attuare sempre, mentre a noi “sfigati” capita o può capitare solo di rado, nella vita e con la collaborazione attiva di una femmina non comune.
    Infatti, sarà anche banale, ma tengo a dirlo: così come non tutti i maschi sono violenti, allo stesso modo non tutte le femmine sono troie. Ed è questo il messaggio che vorrei far passare con questo mio post: di non perdere tempo con le “Stacy”, nemmeno pensare a loro, poiché non solo non si cava un ragno dal buco, non solo nella peggiore delle ipotesi ci rovineranno la vita, ma oltre tutto ciò… di notte tutte le vacche sono nere.
    C’è anche un mondo, là fuori, di ragazze “per bene”. Sono relativamente poche, è vero, ma pur ci sono. Disponiamoci al meglio che possiamo e restiamo sempre pronti perché non sappiamo né il giorno né l’ora in cui ci si presenterà una buona occasione, probabilmente l’unica di cui abbisogniamo.

    Ciao e scusami se sono stato troppo lungo o inopportuno.
    SN

    1. Ciao, grazie per il commento. È praticamente tutta la vita che aspetto “la buona occasione”: è un abito così radicato nella mia psicologia che ancora oggi continuo a perseguire la strada del perfezionamento interiore, nonostante tutti i segnali (ma proprio TUTTI) suggeriscano che per le donne conta solo l’aspetto (e, a parità di aspetto tra due maschi, l’aggressività di uno rispetto all’altro). Vedo la collega comunistella che ha sposato un fanatico delle armi, la fascistella che pende dalle labbra di un cantautore dalle dubbie qualità artistiche (per non dire dell’igiene personale), l’amica così gentile e solare ed educata che figlia di continuo con un Chad maleducato e sgradevole, un vero e proprio gaffeur di professione. In tutti questi quadretti io non compaio mai, né come zecca o naziskin, bad boy o nice guy.  E non ci sarei nemmeno nelle vesti di quello che pensa che “non tutte le femmine sono troie” (ti sto citando!), perché per convincermene dovrei perlomeno ignorare totalmente “quindici anni di fallimenti” (è una citazione pavesiana, ma ho cominciato molto prima di lui a fallire).
      Non posso elencare tutte le umiliazioni alle quali sono stato sottoposto dall’altra metà del cielo, non solo perché le ferite sono ancora aperte (nonostante io abiti su questa terra “soltanto” da tre decenni), ma anche perché una parola sarebbe poca e due sarebbero troppe, se per esempio dovessi raccontare di come un mio amorazzo post-adolescenziale sia divenuto celebre nella cronaca locale col nomignolo di “untrice” (e di come la sua attrazione nei miei confronti avesse a che fare esclusivamente con tale perversione). Sono cose che, per quanto avvilenti, non si riescono nemmeno a dire, al di là di qualsiasi anonimato o “diritto all’oblio”. D’altro canto certe storielle squallidamente pruriginose rientrerebbero nell’eterna querelle tra NAWALT (Not All Women Are Like That) e AWALT (All Women Are Like That), dunque nei confronti della verità non avrebbero più valore delle esperienza di segno opposto, anche se il “semi-incel” che è riuscito a sposarsi o riprodursi non può fare a meno di pensarsi come eccezione (la quale però smentisce la regola invece di confermarla…).

      1. una domanda. tu affermi (non ho capito se con disperazione o con orgoglio) che non hai mai avuto una donna, o poca roba. Allo stesso tempo pretendi di sapere per filo e per segno tutto il comportamento femminile. Io di donne ne ho avute a decine di decine, non sto scherzando. E ancora non pretendo di sapere nulla su di loro. Voi INCEL non sapete neanche come è fatta una donna, e pretendete di sentenziare sul suo comportamento. Siete dei maestri! Illuminatemi!

        1. chi pretende di sapere “per filo e per segno” cosa? io pubblico perlopiù studi scientifici di orientamento psicologico o sociologico (li trovi sparsi per il blog, un paio sono pure linkati nel commento qui sopra), se vuoi rispondermi “a tono” dovresti presentarmi altri studi che smentiscono le tesi riportate, altrimenti le esperienze personali (reali o meno che siano) contano poco in questi casi.

  3. “Per esempio non sopportavo le maestre che affermavano che le bambine sono più brave a scuola o quelle zie petulanti che andavano dicendo di quanto più bello e utile fosse avere una figlia femmina rispetto ad un figlio maschio”

    Qualche riga dopo:

    “La più grande violenza che mi sia mai auto-imposto è stata quella di frequentare una scuola superiore maschile e al tempo stesso la mia più grande gioia è quella di aver avuto una figlia femmina”

    Non credi di sembrare un tantino contraddittorio?

  4. @Mister Totalitarismo: Certamente, chiedo scusa per l’ignoranza! Non sapevo che per commentare in un sito della levatura morale e intellettuale pari a questo blog servisse “citare fonti scientifiche” e studi. Ti faccio notare che la maggioranza dei commenti pubblicati in questo sito sono assolutamente personali, soggettivi, e non citano alcuna fonte. Perché non chiedi anche a loro (agli altri commentatori) di citare fonti “scientifiche” quando sparano a zero contro le donne? Se qualcuno in questo sito scrive che le donne sono esseri immondi (praticamente il tuo sito si basa tutto su questo) lui non deve portare una prova scientifica, mentre io sì. La teoria LMS sarebbe scientifica? La pillola nera è scientifica? Io torno a dire che non posso soffrire chi pretende di sapere tutto sulle donne, quando poi ammette di essere vergine o poco più. Però tu ci insegni che la teoria LMS è indiscutibile, che è verità assoluta. Okay, mi fido. Ma il discorso resta lo stesso. Le donne sono attratte da uomini di valore e prestanza fisica, per questo voi le odiate (inutile girarci attorno, il succo degli INCEL è questo). Ma che c’è di strano (o comunque deplorevole) se una ragazza vuole un uomo fisicamente e mentalmente piacente? Tu leggi mai un libro che non ti interessa? Guardi un film che non ti piace? Pratichi uno sport che non ti appassiona? Segui una conversazione che non ti appaga? Mangi una pietanza insipida? Visiti una città insignificante? Non vedo perché le donne dovrebbero essere “obbligate” a frequentare uomini che non trovano adatti a loro… inoltre in questo sito si parla delle donne come esseri abietti, dimenticando gli innumerevoli problemi che hanno, esattamente come noi uomini, se non di più… “ma loro hanno 1000 match su Tinder”… ecco il commento del INCEL di turno. Okay, le donne hanno una facilità estrema a trovare sesso, ma poi? Adesso non voglio fare un comizio (del resto mi sono già preso dell’ignorante dal Professore perché non cito fonti scientifiche) e non voglio disturbare ulteriormente la follia lucida degli scrupolosi sostenitori di questo sito. Lo dico e lo ripeto, pretendere di insegnare qualcosa sulle donne senza aver esperienza reale è follia… e sinceramente mi fa proprio ridere uno che dice (in sintesi): “ho letto i libri e gli articoli scientifici giusti, e so di cosa parlo”, soprattutto in materia di donne… bravo, continua a “capire” e studiare le donne attraverso i libri, sicuramente andrai lontano!

    1. Non capisco da dove derivi questo comportamento passivo-aggressivo, forse hai problemi personali dei quali però francamente non mi interessa approfondire la natura: mi basta solo che tu non venga a sfogarti qui sopra perché il “dibattito” è già diventato imbarazzante.
      La “levatura” a cui ti riferisci, sempre in tono indispettito e indignato, non c’entra nulla: io presento studi scientifici, tradotti o commentati, da riviste specializzate di psicologia o sociologia. La tua argomentazione è che può parlare di donne solo chi è riuscito a scoparsene una marea: dunque se una donna avesse una infiammazione alle parti intime, secondo il tuo parere invece di consultare un ginecologo dovrebbe recarsi direttamente da Rocco Sifredi. Questo il ragionamento che stai facendo, anche se probabilmente non te ne rendi nemmeno conto.
      Non ho mai scritto che le donne sono “esseri immondi” né ho consentito che qualcuno lo facesse su questo blog: sei tu che ti stai inventando tutto per ergerti a paladino morale di non si sa bene cosa.
      Per concludere: è vero, le donne avranno i loro problemi, ma tu ne hai molti di più, fidati (e secondo la tua prospettiva il mio parere vale più di quello di uno psicologo, perché ho conosciuto tanti malati mentali attraverso questo blog, dunque tutto torna, vedi?)

  5. Beh, dai…
    A furia (Jesi?) di provarci una donna l’hai beccata.
    Certo si finge un uomo, ti odia, ti trolla i post diecine di diecine di volte e ti immagina brutto e deforme, ma ricorda: chi disprezza compra!
    Io non me la lascerei scappare così facilmente…

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