Come umiliare un uomo

Questa lista è presente in diversi siti della manosphere sotto il titolo di The Catalogue of Anti-Male Shaming Tactics: dato che non è mai stata tradotta ho provveduto a farlo; l’anonimo estensore ci tiene a specificare che queste “tattiche” vengono utilizzate dai maschi simpatizzanti del femminismo contro altri uomini. Essendo nata in contesto anglosassone, ovviamente va adatta alla nostra realtà cum grano salis (in ogni caso alla fine dell’elenco si trovano ulteriori precisazioni).

Accusa di irascibilità (codice rosso)
Il soggetto è accusato di non essere in grado di gestire la propria rabbia. L’assunto è che tutte le sue emozioni negative non abbiano alcuna giustificazione.
Esempi: “Sei rancoroso!”; “Devi sopprimere la tua rabbia contro le donne”; “Sei una persona negativa!”.
Risposta: La rabbia è un’emozione legittima di fronte alle ingiustizie. È importante ricordare che l’accettazione passiva del male non è una virtù.

Accusa di vigliaccheria (codice giallo)
Il soggetto è accusato di provare un ingiustificato timore nell’interagire con l’altro sesso.
Esempi: “Devi superare le tue paure”; “Cogli l’occasione come un vero uomo!”; “Sei intimorito dalle donne forti!”.
Risposta: È importante tenere a mente che esiste differenza tra coraggio e stupidità. Gli unici rischi che una persona ragionevole accetta di correre sono i rischi calcolati: si valutano i probabili costi e benefici di tali rischi. In tal senso, alcuni uomini si rendono conto che nei confronti di molti donne l’analisi costi-benefici è negativa.

Accusa di ipersensibilità (codice blu)
Il soggetto è accusato di essere isterico o di esagerare i problemi degli uomini.
Esempi: “Smettila di piagnucolare!”; “Fattene una ragione!”; “Accetta le cose come un vero uomo!”; “Hai solo paura di perdere i tuoi privilegi maschili”.
Risposta: Chi utilizza queste tattiche rivela una totale indifferenza verso l’umanità dei maschi. Potrebbe essere costruttivo confrontarsi sulla possibilità di affrontare i problemi maschili, per quanto insignificanti possano sembrare. Se l’interlocutore è contrario, ci si può riservare il diritto di contraccambiare rifiutandosi di occuparsi dei suoi problemi; se invece è indifferente, allora gli si può domandare perché sia così indispettito dal fatto che qualcun altro voglia occuparsene.

Accusa di puerilità (codice verde)
Conosciuta anche come “Sindrome di Peter Pan”; il soggetto è accusato di essere immaturo e/o irresponsabile rispetto al suo status di maschio adulto. Esempi: “Cresci!”; “Sei così immaturo!”; “Vivi ancora con tua madre?”; “Non sono interessata ai ragazzini, mi interessano i veri uomini”; “Gli uomini vogliono sottrarsi alle loro responsabilità di sposarsi e fare figli”.
Risposta: La propria biografia sessuale, lo stato civile, lo stato genitoriale, ecc. non sono indicatori affidabili di maturità e responsabilità. Se lo fossero, allora non ci sarebbero crimini da parte dei lavori, divorzi, gravidanze inaspettate, relazioni extraconiugali ecc.

Accusa di pericolosità (codice arancione)
Il soggetto è accusato di rappresentare una minaccia dall’entità non specificata. L’accusa si accompagna ai tentativi di censura.
Esempi: “Voi maschilisti fate paura, mi fate sentire minacciata”.
Risposta: Potrebbe essere costruttivo sottolineare che solo i fanatici e i tiranni hanno paura di sentirsi dire la verità. Ci si potrebbe anche chiedere perché alcune donne affermino di essere in grado di gestire un ruolo di leadership se poi si sentono così minacciate dalla legittima libertà d’espressione di un uomo.

Accusa di razionalizzazione (codice viola)
Il soggetto è accusato di giustificare i suoi insuccessi e frustrazioni incolpando le donne.
Esempio: “Sei solo rancoroso perché non riesci a scopare”.
Risposta: In questo caso, la domanda da porre è se è davvero importante il percorso con cui si giunge alla verità. In altre parole, si può rispondere all’accusatore, “E se l’uva fosse davvero acerba?”. Questa tattica è un esempio di argumentum ad hominem (sottotipologia “circostanziale”).

Accusa di fanatismo (codice marrone, o “bruno” come le “camicie brune”)
Il soggetto è accusato di praticare una ideologia estremista e intollerante.
Esempi: “Sei uno di quegli svitati di estrema destra”; “Sei un fondamentalista”; “Sei un fascista”; “Ecco altri deliri antifemministi”.
Risposta: La verità non è decisa dal numero di persone che credono in essa. Se alcune idee siano o meno “impopolari” è un altro discorso. Non si raggiunge una conclusione corretta cercando una mediazione tra due punti di vista opposti (argumentum ad temperantiam).

Accusa di mancanza di virilità (codice lavanda)
L’orientamento sessuale o la virilità del bersaglio sono messi in discussione. Esempi: “Sei gay?”; “Ho bisogno di un vero uomo, non di una femminuccia”; “Sei un buono a nulla”.
Risposta: A meno che non si abbia qualche pregiudizio di stampo religioso, di solito è poco importante se un eterosessuale susciti negli interlocutori dubbi riguardanti il proprio orientamento sessuale.

Accusa di generalizzazione (codice grigio)
Il soggetto è accusato di generalizzare o promuovere stereotipi ingiustificati sulle donne.
Esempi: “Non siamo tutte così!”; “Piantala di generalizzare!”; “Questo è solo uno stereotipo sessista!”.
Risposta: Le femministe e molte altre donne fanno generalizzazioni sugli uomini. Molte citazioni di femministe potrebbero essere riportate per dimostrare questo punto. Inoltre, è giusto osservare che registrare una tendenza non è la stessa cosa che generalizzare in modo sommario. Sebbene non tutte le donne abbiano una determinata caratteristica, essa potrebbe essere condivisa da un alto numero di esse.

Accusa di misoginia (codice nero)
Il soggetto è accusato di provare un immotivato rancore verso le donne in generale o verso una donna in particolare.
Esempi: “Sei uno sfigato misogino!”; “Perché odi le donne?”; “Vuoi bene a tua mamma?”; “Sei insensibile nei confronti delle difficoltà che devono affrontare le donne”; ” Vuoi abolire i diritti delle donne!”.
Risposta: Si potrebbe domandare all’accusatore perché un argomento a favore degli uomini deve essere intrinsecamente contro le donne, soprattutto nel momento in cui le femministe affermano che i vantaggi per le donne non sono un gioco a somma zero per gli uomini. Si potrebbe anche chiedere all’accusatore se considera misogine anche le donne che sono d’accordo con le opinioni de soggetto. L’accusa di misoginia contiene in sé le fallacie dell’argumentum ad misericordiam (compassione verso le donne) e dell’argumentum in terrorem (suscitare allarmismo riguardo le intenzioni di un soggetto che esprime talune opinioni).

Accusa di instabilità (codice bianco)
Il soggetto è accusato di essere emotivamente o mentalmente instabile. Esempi: “Sei pazzo”; “Tu hai dei problemi”; “Hai bisogno di uno psichiatra”.
Risposta: Contro tali attacchi si può citare la letteratura scientifica e poi chiedere all’accusatore se la condizione mentale o emotiva del soggetto può spiegare l’esistenza di ricerche valide sull’argomento.

Accusa di egoismo (codice argento)
Questo attacco si spiega da sé. È una accusa comune lanciata contro gli uomini che rifiutano il sentimentalismo e il romanticismo.
Esempi: “Sei materialista”; “Sei avido”.
Risposta: Si può ribaltare l’accusa rispondendo che spendere i propri soldi per se stessi non è meno egoista della pretesa da parte di una donna che li si spenda solo per lei.

Accusa di superficialità (codice oro)
L’accusa di superficialità riguarda solitamente le preferenze degli uomini.
Esempio: “Come puoi essere così superficiale da respingere una madre single?”.
Risposta: Le donne dall’aspetto medio possono avere un carattere altrettanto problematico rispetto a quelle più attraenti. Per quanto riguarda la superficialità delle donne, i media forniscono numerosi esempi delle richieste meschine che le donne rivolgono agli uomini (per esempio le famose liste di cose che un uomo dovrebbe o non dovrebbe fare per la sua ragazza o moglie).

Accusa di poca attrattiva (codice marroncino)
Il soggetto è accusato di non avere alcun potenziale attrattivo per le donne.
Esempi: “Scommetto che sei grasso e brutto”; “Non scopi mai!”; “Fallito!”.
Risposta: Questo è un altro esempio di argumentum ad hominem circostanziale. L’attrattiva del soggetto non ha nulla a che fare con la validità delle sue argomentazioni.

Accusa di disfattismo (codice bordò)
Questa accusa è simile a quella di irascibilità e vigliaccheria, in quanto l’accusatore critica l’atteggiamento negativo del soggetto. Tuttavia, l’attenzione in tal caso non è concentrata sulla rabbia o la paura, ma sulla presunta rassegnazione dell’accusato.
Esempi: “Smetti di essere così pessimista”; “Sei cinico”; “Se ti rifiuti di avere rapporti con le donne, allora ammetti il tuo disfattismo”; “I veri uomini agiscono e non rinunciano mai”.
Risposta: L’accusa di disfattismo può essere ribattuta affermando il proprio realismo; inoltre, si può osservare che obbligare gli uomini ad accettare le umiliazioni da parte delle donne e della società è un vero atteggiamento disfattista. Molti uomini non hanno perso la propria determinazione, hanno solo perso la pazienza.

Minaccia di rifiuto sentimentale (codice rosa)
Si imputa al soggetto che le proprie opinioni e atteggiamenti lo porteranno a essere rifiutato da qualsiasi donna.
Esempi: “Nessuna donna ti sposerà con questo atteggiamento”; “Uno sfigato come te non scoperà mai!”.
Risposta: Questo è un esempio di argumentum ad baculum (“appello alla forza”). L’accusatore tenta di negare la validità di una opinione evocando conseguenze spiacevoli per chi la assume. In realtà, l’unico modo per resistere alla “frusta rosa” è rendersi conto che la felicità e il valore di un uomo non si basano sulle conquiste sentimentali (matrimonio incluso).

Ora, uno potrebbe domandarsi perché ho pubblicato tutte queste stronzateanezze (sì, l’elenco è finito, adesso sono io che sto parlando): il fatto è che ogni giorno un pover’uomo è costretto a sorbirsi simili polpettoni dall’angolo femminile che infesta obbligatoriamente tutti i quotidiani italiani (vedi “La 27esimaora”), ma siccome essi vengono sempre declinati appunto in senso femminista, tutti vivono felici e contenti. Al contrario, mi piacerebbe che almeno una volta una donna si immedesimasse in quegli uomini soli “perduti nel Corriere della Sera” (come cantavano i Pooh) che seduti sul cesso devono volenti o nolenti sorbirsi le paranoie femministe sulla mascolinità tossica e il patriarcato. Abbiate pietà: sì lo so, è un argumentum ad misericordiam, ma se gli uomini fossero parte belligerante nella guerra tra i sessi allora non solo sui giornali trovereste questa roba, ma l’espressione “maschilismo” avrebbe la stessa accezione positiva del suo -ismo opposto. Invece ai “maschilisti” non è concesso di difendersi con la stessa petulanza e logorrea delle proprie corrispettive donne. E allora è giusto ritagliarsi nel web un contraltare, per quanto imbarazzante possa sembrare.

2 commenti su “Come umiliare un uomo

  1. Roberto, non ti conosco ma vedendo il tuo blog oltre che grafomane immagino tu sia parecchio reazionario, quindi certamente avrai presente figure come Ernst Junger o Yukio Mishima. Perché invece di questa lagna sugli incel non vai in palestra, non pratichi il pugilato o non fai arrampicata? Penso che la sensazione di essere fisicamente più forte di quasi tutti gli uomini che incroci per strada, o la consapevolezza di aver raggiunto certi traguardi, ti darebbero una nuova prospettiva sulla questione (se non lo credi ti invito quantomeno a provare). Pensa solo a come sarebbe cambiata la vita di Cesare Pavese se avesse fatto il partigiano, invece di sfollare in campagna (non lo sto giudicando, io stesso non so se ne avrei avuto il coraggio; è solo una constatazione).
    In ogni caso continuerò a leggerti con piacere

    1. Ti ringrazio per il commento, ma i tuoi consigli sono un po’ ingenui, nonché gratuiti, dal momento che dai per scontato che io non faccia alcun tipo di attività fisica (o sia un effeminato o roba del genere): in realtà mi sento già fisicamente più forte di tutti gli uomini che incontro per strada, anche perché essendo appunto un “reazionario” debbo per forza avere il physique du rôle (non tutte le discussioni finiscono con una stretta di mano o un bacino sulla guancia).

      Se poi mi chiedi di trasformarmi in un gymcel, cioè nella versione palestrata di un incel, allora è un altro discorso: a parte che ci ho già provato, ma alla fin fine mi rendo conto che non ha alcuna utilità, perché anche nei periodi di “pettorali in vista” non sono mai risultato più attraente di quanto non sia ora. Del resto, non penso che uno debba avere come obiettivo quello di sembrare “più forte” degli altri uomini: capisco Mishima che era un ricchione colossale, ma il 99% delle persone che frequentano la palestra lo fanno ovviamente per aumentare il proprio potenziale di rimorchio con le donne.

      Cesare Pavese si è fatto il confino, mentre molti di quelli che hanno fatto i “partigiani” semplicemente hanno rubato qualche pollo: peraltro in tal senso è giusto ricordare che egli scelse anche la militanza comunista dopo la guerra, ma non fu così sempliciotto da illudersi che le Grandi Cause e i Grandi Ideali avrebbero potuto costituire un surrogato di vita.

      Quindi mi spiace, ma resto così. Se poi la cosa non ti convince, posso pure provare a “rifarmi il fisico” in palestra (sarebbe il terzo tentativo!) e dimostrarti che le donne non mi trovano comunque più attraente. In ogni caso se pensi che io adori piangermi addosso (è un’accusa che mi è già stata rivolta), allora ti domando quale uomo proverebbe piacere nel piangersi addosso qualora potesse avere davvero ciò che desidera (la figa, se non si era capito)? La maggior parte delle persone che commentano qui crede che io non abbia mai provato a migliorare il mio aspetto, il mio status, il mio carattere, quando invece la situazione è esattamente opposta: l’inceldom è la fine di un percorso, non l’inizio. Ed è qualcosa di più profondo di una lagna, è un movimento tellurico che investe l’intero destino occidentale. Ecco perché continuerò a parlarne nonostante tutto, perché pure da una mera prospettiva culturale ha comunque un valore.

      Dovrei anche rispondere all’accusa di grafomania, ma mi ci vorrebbe un’altra ventina di pagine, dunque alla prossima e grazie ancora per il commento.

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