Coronavirus: la Cina vende test inutilizzabili a Spagna e Repubblica Ceca

Secondo quanto riportato dalle fonti locali, la maggior parte dei kit per il test sul coronavirus forniti dalla Cina alla Spagna e alla Repubblica Ceca sarebbero difettosi.

Il sito ceco Expats riferisce che almeno l’80% dei 150.000 kit portatili per test rapidi consegnati dalla Cina alla Repubblica Ceca all’inizio di marzo sono difettosi: questi kit possono fornire un risultato in un quarto d’ora ma la loro precisione lascia a desiderare. A causa dell’elevato tasso di errore, Praga continuerà a fare affidamento su test di laboratorio convenzionali (che attualmente eseguono con una media di circa 900 al giorno).

Il Ministero della Sanità ceco ha sborsato circa mezzo milione di dollari per acquistare centomila kit, mentre il Ministero degli Interni ha acquistato gli altri 50.000. Il ministro degli Interni Jan Hamacek ha tuttavia minimizzato lo scandalo, dando la colpa “all’uso sbagliato che se ne fa” e affermando che i kit potranno ancora essere utilizzati “quando la malattia sarà in circolazione da un po’ di tempo” o quando “qualcuno ritornerà dalla quarantena di quattordici giorni”.

Anche la Spagna ha però scoperto che i test rapidi acquistati dalla società cinese Bioeasy hanno identificato correttamente solo il 30% di casi di virus, come riferisce El Pais (Los test rápidos de coronavirus comprados en China no funcionan bien, 26 marzo 2020).

La notizia è confermata da diversi laboratori di microbiologia dei grandi ospedali, che hanno avuto risultati preliminari scoraggianti: “Non rilevano i casi positivi come previsto”, afferma una fonte che chiede di mantenere l’anonimato.

I testi rapidi, prodotti dalla società cinese Bioeasy, con sede a Shenzhen, uno dei poli tecnologici del gigante asiatico, hanno un margine di errore superiore al 70%. Uno dei microbiologi che ha analizzato il test cinese sostiene che “con questi valori non ha senso usare i test”.

La conclusione degli esperti che hanno valutato questi kit di rilevamento è che si dovrà continuare a utilizzare l’attuale test, la PCR basata su una tecnica molecolare (reazione a catena della polimerasi) che rileva l’RNA del virus in un campione di essudato rinofaringeo (prelevato con un bastoncino attraverso il naso o la bocca). È una tecnica laboriosa, che richiede attrezzature specifiche e almeno quattro ore di attesa prima del risultato.

Il governo spagnolo, che ha acquistato 640.000 kit, intende sottoporre gli operatori sanitari e gli anziani ammessi alle residenze a uno screening di massa per poi estenderlo ad un’altra popolazione. Questo mercoledì ha annunciato di aver ordinato oltre 5 milioni di questo tipo di test, ma non si sa se provengano dallo stesso produttore.

Questi test acquistati in Cina dovevano appunto servire per lo screening, cioè rilevare i positivi e offrire loro un trattamento immediato: se il test cinese fosse stato di qualità appena sufficiente, solo i risultati negativi o dubbi avrebbero richiesto una successiva PCR di conferma.

A causa della bassa qualità, non è possibile però distinguere i “falsi negativi” da quelli veri, cioè stabilire il paziente potrebbe effettivamente essere infetto. Perciò la Società Spagnola di Malattie Infettive e Microbiologia Clinica (SEIMC) ha raccomandato di non fare questi test e di continuare a usare la PCR.

L’ambasciata cinese in Spagna ha risposto alle critiche specificando che la società da cui il Ministero ha acquistato i test non è autorizzata a venderli: “Il Ministero del Commercio cinese aveva offerto alla Spagna un elenco di fornitori classificati, la Bioeasy di Shenzhen non è inclusa” (cfr. Los test rápidos de Sanidad no funcionan y China avisa de que se compraron a una empresa sin licencia, El Mundo, 26 marzo 2020).

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