Cosa si prova a essere lasciati?

Affrontiamo infine l’argomento più difficile di tutti: cosa si prova a essere lasciati? Tema particolarmente spinoso per il sottoscritto, che non ha mai avuto una relazione in trentacinque anni di vita e non sa nemmeno di che si tratti; la letteratura non aiuta, è solo un “tonico potente” fra tanti, essendo già di per sé mediazione e non offrendo praticamente nulla all’intendimento del turbinio di sensazioni e martirii in cui ci si trova una volta scaricati. Probabilmente si riesce a trarre di più dalle biografie di scrittori e poeti, che testimoniano l’angosciante locura de amor del maschio abbandonato: penso all’Alfieri che “ci restò sotto” per decenni a causa di un vero e proprio puttanone d’alto bordo, Penelope Pitt, la quale tradì il marito per lui ma a sua volta lo cornificò con un palafreniere (lol). Se un genio del genere non è riuscito a resistere alle insidie di Venere, come potremmo noi subumani?

A un certo punto, resomi conto dell’inutilità della letteratura, mi sono rivolto a Youtube, unica fonte di sapienza contemporanea: ho digitato “la mia ragazza mi ha lasciato” e sono saltate fuori infinite testimonianze degli youtuber italiani più rinomati. Il primo risultato in cui mi sono imbattuto è un video di Feinxy (un canale con oltre un milione di iscritti), ragazzo torinese di origine calabra, che racconta il “cambio radicale” di quella con cui faceva i video: “Non sapevo come affrontare questa cosa”; “Questo periodo è stato difficilissimo”; “Non la riconoscevo più”.

La signorina lo imbastisce con la classica scusa low iq: “Ho bisogno di tempo, lasciami i miei spazi perché devo capire cosa voglio” (Cara ti amo docet…) e mentre lui è “in lacrime distrutto” lei trova il coraggio di dirgli: “Non piangere come i miei ex, per una volta fai l’uomo“.

Momento, momento, momento. Momento, momento, momento. Momento, momento, momento. Questa è una cosa che le donne fanno sempre: si appellano a un concetto artefatto e anacronistico di “virilità” per scrollarsi dalle spalle ogni responsabilità nei confronti del povero cristo di turno che stanno schiacciando. È un po’ come quando si appellano alla “insicurezza” degli uomini gelosi mentre li cornificano di nascosto. Le femmine sono realmente creature lovecraftiane: forse la letteratura non è così inutile, se si affronta la questione da tale prospettiva.

Ma andiamo avanti. Il buon Feinxy è ora un uomo finito: durante tutto il periodo della relazione lei “non lo ha mai amato” e dopo la rottura “non ci è stata male neanche un giorno”. Quando le ha chiesto “in questo periodo ti sono mancato”, lei ha risposto… “no”. Intuisco l’orrore. Pavese scansate. Sei un grande Feinxy.

Il secondo video (sempre in base all’algoritmo) è quello di tale Anima che si è lasciato con una gamer famosa: drama all’amatriciana che francamente non mi interessa, se non nella misura in cui anche questo maschio estroverso e popolare ci “resta sotto” in una maniera che sconcerta: “Giorni d’inferno”, “È stato come se un treno mi investisse”, “Tutto è successo in un lampo”.

Attacchi di panico. Ansia: il maschio non ha alcuna contezza, la femmina un giorno “gli deve parlare” e lo sfancula su due piedi. Come si evince dalla testimonianza di un anonimo yankee, qui c’è forse all’opera un identico pattern:

La cosa che mi sconvolge è che non vedi mai arrivare la mazzata finale. Se le relazioni di oggi seguissero una qualche logica, potresti almeno farti un’idea di quando una donna vuole lasciarti. Nella vita reale però questo avviene sempre quando meno te lo aspetti. La ragazza che trasloca portandosi via tutto mentre tu sei al lavoro. Quella che si scopa un ragazzo a caso ubriaca. Quella che esce per fumare e sparisce. Quella che pianifica con te l’intera esistenza e dopo un giorno non vuole più nemmeno parlarti. È sempre così casuale: come si fa a non impazzire? Tanto anche nel momento in cui mostrerai una qualche debolezza ti lasceranno comunque. Eppure non c’è nulla che tu possa fare, se non diventare un nichilista completo o vivere nel timore costante. Il giorno più bello che passerai con lei sarà probabilmente l’ultimo e non scoprirai mai perché è finita. […] Ogni donna continuerà a mentire fino al momento casuale in cui ti lascerà. Quindi ogni giorno sei costretto a chiederti se effettivamente risponderà, si farà vedere, tornerà a casa la sera. Come puoi mai goderti una cosa del genere?

Il terzo video è del barese PepiYOS: in tal caso però si tratta di una relazione tipicamente meridionale, che non ammette la volubilità della femmina dell’Alta Italia. I motivi di rottura riguardano infatti la “lontananza” e la “salute”, dunque nulla degli struggimenti dei poveri nordici (inclusi i terroni deterritorializzati). A quanto pare i due si sono poi rimessi assieme perché le sudiste sentono ancora la pressione patriarcale e mai lascerebbero il loro uomo per “cercare i miei spazi”. Nota di colore: PepiYOS descrive la fine temporanea della liaison come “una batosta” nella sua eccezionale inflessione. Da non perdere.

Quarta testimonianza: Riccardo Dose. Pordenonese doc (peccato talvolta parli male della sua città), è quello che finora l’ha messa giù meglio: “Tutti quei progetti […] che avevate pronosticato di fare assieme si sono praticamente dissolti nel nulla“. I momenti più atroci sono “gli attimi prima di andare a dormire”. La cosa più difficile è “non sentire la sua voce” (il suo perpetuo canto, il suon della sua voce…).

“Anche in questo momento mi sta venendo da piangere”, “mi manca il fiato”. Al di là di qualche sofisma di troppo, il Nostro chiude con l’auspicio di non smettere mai di credere nell’amore, regalandoci una piccola perla di saggezza:

Magari in questo momento voi starete pensando: vabbè, io c’ho i miei amici. Ok, io non nego che gli amici non siano importanti, non nego che anche con gli amici si possano condividere tantissime esperienze e momenti felici, ma l’amore è un’altra cosa. L’amore è un altro tipo di sentimento e io ve lo dico con tutto il cuore: non abbiate mai paura di amare”.

Questa è una verità che davvero ‘ntender no la può chi no la prova. Chi crede di poter “rifarsi” sugli amici probabilmente è un ghei senza contezza del proprio personale: lo stesso Dante quando ragione con Guido e Lapo, ragiona di fica (Monna Vanna e Monna Lagia e la “trentesima”), mica di quanto sia bello passare il tempo con i bros invece che con le hoes. Bravo Riccardo, High IQ anche se non sai una cippa.

Schivando clickbait e trollate, veniamo all’ultima testimonianza nazionale, forse la più scioccante: anche l’incarnazione italica di Chad Thundercock, Flavio Raponi, a distanza di anni soffre per esser stato lasciato.

“Ci sono già passato”, “Preferiresti farti spaccare di botte da cinque/sei persone che soffrire d’amore”. Rendiamoci conto: se a questo maschio superiore, una sorta di Alfieri esteriorizzato, vengono gli occhi lucidi e la voce incrinata a rievocare “quella persona” che gli ha spezzato il cuore per l’eternità, noi che cosa dovremmo fare? A me rode già quando una che mi ha friendzonato mi ghosta pure, che diavolo potrei combinare appena una ipotetica fidanzatina smettesse di mandarmi “il messaggio della mattina e del pomeriggio e della buonanotte”? A trentacinque anni per giunta… Suicidio fisso.

Passando all’American sector, qui le testimonianze sono innumerevoli ed è impossibile affrontarle tutte anche nella maniera più generica possibile. Quel che noto è che mentre l’italiano, nonostante le calunnie sul machismo nazionale, dimostra un’incredibile maturità e dignità, l’americano invece dopo una delusione sentimentale diventa subito redpillato. “Le donne sono tutte tr*ie, Pump & dump, Pump & dump, solo sesso meccanico, basta sentimenti”.

Un esempio a caso: “Le donne sono incapaci di amare come un uomo, possono lasciarti in qualsiasi istante per un maschio con un superiore valore di mercato, se ne fregano di te”, ecc…

Tali considerazioni non valgono però per le decine di video di afro-americani come Darius MStephIsCold, che svolgono a tutti gli effetti un’utilissima funzione sociale fornendo ai giovani neri statunitensi, cresciuti nella maggior parte dei casi senza un padre, un modello maschile di riferimento che non sia quello del rapper, del gangsta e dello spacciatore di quartiere. Il macho misogino, meglio di niente.

Ancora più complessa la testimonianza di un quieto programmatore trentenne stile TED Talk che racconta di come la sua fidanzata lo abbia tradito col suo (ex) migliore amico:

In due parole: conosce una femoide su Tinder (ahia), ci va a vivere assieme, lei diventa intima del suo migliore amico, noto donnaiolo (ma i sospetti sono da “maschi insicuri”), e alla fine dopo avergli mandato fotografie in deshabillé (col suo ragazzo non l’ha mai fatto, bovarismo all’ennesima potenza) reclama “i suoi spazi” (“She decided that she wanted space”, ma parlano tutte così?!) e corre a scoparci senza alcuna protezione. Così fan tutte. Il giovanotto si fa convincere che non è successo nulla e di essere lui l’importuno, finché il cuore non gli scoppia e finalmente riesce a far confessare la fedifraga. Il racconto è costellato da aneddoti atroci, come quando è costretto a comprare lo stesso shampoo che usava lei per far sì che i cani sentano il suo odore e tornino a dormire con lui (avete presente la disdicevole abitudine americana di dormire con un cane sul letto?). In ultimo arriva ad ammettere che “Women have this amazing ability to just be like ‘You know what? We’re done, bye, no-contact.’ I will never understand how you guys do it”. Insomma, persino un belloccio beta e riflessivo sente premere la redpill in forma di supposta: le donne riescono a cancellarti dalla loro esistenza con uno schiocco di dita, mentre un uomo ci rimane sotto per secoli.

Your Ex Doesn’t Care About You, sostiene un altro maschio sommerso: “Mentre tu sei lì a piangere, loro sono già  a scopare con qualcun altro”. C’è un certo masochismo (“La tua ex è letteralmente sepolta dai ca**i”), ma veramente non ce la fa: glielo leggi ancora nello sguardo.

Forse è il momento di farla finita con le fole sul romanticismo femminile e il “sesso debole”, accettando infine come verità effettuale della cosa quanto afferma il filosofo irlandese Dylan Moran (in questa era incarnatosi nelle vesti di comico da strapazzo): Women have no feelings.

«Non voglio fare generalizzazioni sulle donne, non sono qui per questo, è una cosa volgare. L’unica cosa che voglio dire è che le donne non hanno sentimenti. Perché in realtà sono gli uomini, se ci pensate, a essere molto più romantici. Gli uomini sono quelli che sentirai dire “Ho trovato una donna, è fantastica. Se non posso stare con lei, sono fottuto. Non posso andare avanti, no, intendo, lei ha totalmente cambiato la mia vita. Ho un lavoro, ho un appartamento, ma non significano niente. Non potrei sopportare di non poter stare con lei. Perché se non sto con lei, finirò in un monolocale, diventerò un alcolizzato, avrò dei pantaloni che mi danno prurito. Non potrei più nemmeno uscire per strada”. Questo è ciò che le donne provano per le loro scarpe».

Non fa ridere perché è vero. Questo è il pattern che osservavamo: è come se le donne vivessero in un eterno presente che capire non sanno. Lo dimostrano la capacità di passare da una relazione all’altra in un battito di ciglia; la facilità con cui spariscono completamente anche dopo una storia durata anni; il loro cambiamento immediato da amanti focose a pezzi di ghiaccio quando devono lasciare il malcapitato; l’assoluta insignificanza che dal giorno alla notte assumono i cuoricini e i baci, i “ti amo”, i “sei un amante eccezionale” ecc…; la tendenza al tradimento e la volubilità, come se fossero perennemente in balia delle sensazioni del momento.

Un risvolto singolare sui cui soffermarsi è, come notavamo, la reazione riflessiva  e “mediata” di queste semplici anime italiane, paradossalmente (o forse no?) opposta a quella del Leopardi, che invece giunse in pratica alle stesse conclusioni dei redpillati americani: le donne non sono in grado di provare lo stesso amore profondo e intenso che l’uomo prova per loro. Respinto da Fanny Targioni Tozzetti, il Poeta incastonò in amarissimi versi tale constatazione (Aspasia, 1834):

A quella eccelsa imago
sorge di rado il femminile ingegno;
e ciò che inspira ai generosi amanti
la sua stessa beltà, donna non pensa,
né comprender potria. Non cape in quelle
anguste fronti ugual concetto. E male
al vivo sfolgorar di quegli sguardi
spera l’uomo ingannato, e mal richiede
sensi profondi, sconosciuti, e molto
più che virili, in chi dell’uomo al tutto
da natura è minor. Che se più molli
e più tenui le membra, essa la mente
men capace e men forte anco riceve.

Ci si goda un po’ del veleno: le donne sono troppo stupide per amare, (lo dice Giacomino, eh) le loro “anguste fronti” non possono nemmeno concepire lo “smisurato amor”, gli “affanni intensi”, gli “indicibili moti” e “deliri” che soggiogano chi a loro è superiore per natura, quasi che fossero limitate prima dalla biologia che dallo spirito.

Sì, forse sarebbe -ancora- il caso di tornare alla letteratura, ma vogliamo “accontentarci” degli italiani odierni che, seppur la prendano fin troppo bene, riescono ugualmente a comunicare quel tormento anche a chi non l’ha mai provato, lo smarrimento di fronte a una creatura che può smettere di provare qualsiasi cosa per te un attimo dopo averti giurato amore eterno. Il lato ironico di ciò è che se le donne fossero esseri minimamente razionali, avrebbero già conquistato il mondo da millenni semplicemente contando sulla tendenza istintuale da parte dei maschi a “metterle su un piedistallo”. Anche se i coach della seduzione (da Žižek a salire) ci ripetono a ogni piè sospinto di non fare di una donna il centro del nostro universo, è inevitabile che un maschio prima o poi ci caschi: “Per possedere qualcosa o qualcuno, occorre non abbandonarglisi, non perderci dietro la testa, restargli insomma superiore, ma è legge della vita che si gode solamente ciò in cui ci si abbandona”, scriveva Pavese.

L’altro giorno una follower mi ha confessato di avere anche lei “sofferto per amore”. Non ho potuto fare a meno di ridacchiare in faccia. Dubito che una donna sia in grado di farsi la benché minima idea della tragedia interiore vissuta da un uomo che viene lasciato (lo dice Leopardi!); ché se potesse, dovremmo realmente credere di trovarci al cospetto di creature d’abisso amorali e perverse. Sono esperienze ontologicamente diverse, senza tema di scomodare paroloni: da una parte un turbamento pomeridiano, dall’altra il crollo di un universo.

Questo lo dovevo a quei lettori che mi raccontano ogni tanto delle “coltellate al fegato” che hanno ricevuto: noi siamo perlopiù incel e non abbiamo idea di cosa significhi ricevere il benservito, tuttavia non smettiamo mai di figurarci il momento in cui accadrà. Perché andrà sempre così, perché il n’y a pas d’amour heureux, se non nelle circostanze in cui la pressione sociale, una qualche forma di monoteismo rigido e patriarcale e la sua corrispondente traduzione legislativa richiamino la femmina alle proprie responsabilità. Questo sempre nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, eh, son tutte zoccole, che ci vuoi fare, pensa alla salute.

6 commenti su “Cosa si prova a essere lasciati?

  1. Che cosa è femmina.
    – Confusione dell’uomo, bestia insaziabile, continova sollecitudine, guerra che mai non viene meno, danno quotidiano, casa dello uomo, impaccio dello istudio, pericolo dell’uomo, incontenente animale, pericolosa battaglia, vasello di adulterio, animale pessimo, pondo gravissimo, schiavo e signore dell’uomo.

  2. Leggevo da qualche parte – forse proprio qui da te – che quello che noi maschi proviamo per le femmine, le femmine lo provano per i figli. Per la mia piccola esperienza mi sento di confermare. Io e mia moglie stiamo felicemente insieme – ben’inteso – ma noto ogni giorno che gli sguardi e l’affetto che indirizza a nostra figlia, a me non sono arrivati nemmeno nei momenti più alti del nostro innamoramento. E’ la loro natura.
    Al di là di ciò mi sembra assolutamente chiaro che solo i maschi sono capaci di grandi passioni, in ogni campo, non solo nell’amore.
    Ma il problema non sono i pregi e difetti di un genere rispetto all’altro. Il problema è la pretesa uguaglianza di essi che viene propagandata e impedisce di ragionare efficacemente su questi problemi e, sopratutto, sulle possibili soluzioni.

    Ciao 🙂

  3. Poiché sono un normaloide, mi sono state sempre precluse le ONS, l’essere trombamico, l’ amante di donne sposate o fidanzate. Cose che avrei desiderato più di tutto. Per cui, per poter scopare ho dovuto sempre puntare a ingannare, dare l’ illusione a quelle 5- 5,5 che si interessavano a me solo per una LTR seria ed esclusiva, che anche quello era il mio desiderio. Una volta ottenuto lo scopo, c’era da scaricarle, ed erano pianti e tragedie. Un vero colpo per la loro autostima: “Ma come, non riesco nemmeno a non farmi lasciare perfino da questa mezza ciofeca”…mi sentivo cattivo, lo ammetto. Così le due o tre sole volte in cui è stata lei a mandarmi, dopo un primo dispiacere, ricordo che giunto a casa mi fregavo le mani e mi preparavo per l’ uscita pensando già alla prossima. Senza sensi di colpa.

    1. Come diceva Wilde, “Nella vita ci sono due grandi tragedie: una, non ottenere quello che si vuole. L’altra, ottenerlo”.

  4. Alla fine ha ragione l’americano, che parla di totale imprevedibilità delle relazioni. Capire che sei sempre sotto esame, che ogni momento può essere l’ultimo, che ti metti d’accordo per il giorno dopo e semplicemente poi lei sparisce, che è una perpetua lotteria e non conta cosa tu faccia, ti porta al nichilismo più distaccato. Per rispondere all’italiano che invita a non smettere di credere nell’amore: io non ho smesso, mi sono solo rotto le palle di crederci.

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