Covid-1984: almeno non chiamateli “vaccini”

I “vaccini” contro il covid utilizzano una tecnologia mai sperimentata sull’uomo. Prima del 2020 non era mai stato sviluppato alcun vaccino efficace contro un coronavirus umano. Da allora ne sono stati presumibilmente realizzati 20 in 18 mesi.

Gli scienziati hanno cercato per anni di sviluppare un vaccino contro SARS e MERS con poco successo. Alcuni dei tentativi di vaccini SARS hanno causato ipersensibilità al virus stesso: i topi vaccinati avrebbero potuto potenzialmente contrarre la malattia in modo più grave rispetto ai topi non vaccinati. Un altro tentativo ha causato danni al fegato nei furetti.

Il punto fondamentale è però che i vaccini “tradizionali” funzionano esponendo il corpo a un ceppo indebolito del microrganismo responsabile della malattia, mentre questi nuovi “vaccini” anti-covid sono vaccini mRNA. I vaccini mRNA (acido ribonucleico messaggero) funzionano iniettando mRNA virale nel corpo, che si replica all’interno delle cellule e incoraggia il corpo a riconoscere e produrre antigeni per le “proteine ​​​​spike” del virus. Sono stati oggetto di ricerca dagli anni ’90, ma prima del 2020 nessun vaccino a mRNA era mai stato approvato per l’uso.

Indipendemente da come siano stati fatti, un’altra considerazione fondamentale è che questi vaccini non danno immunità né impediscono la trasmissione. Un articolo del British Medical Journal ha evidenziato che non sono stati nemmeno eseguiti studi per provare a valutare se i “vaccini” limitassero la trasmissione.

Gli stessi produttori di vaccini, dopo aver messo sul mercato le loro terapie geniche non testate, hanno ripetutamente specificato che “l’efficacia” del loro prodotto si basa solamente sulla “riduzione della gravità dei sintomi”.

Questi vaccini sono dunque stati approvati in tutta fretta, escludendo così la possibilità di conoscere gli effetti a lungo termine. Lo sviluppo di un vaccino è un processo lento e laborioso. I vari vaccini per il Covid sono stati tutti sviluppati e approvati in meno di un anno. La stessa Pfizer lo ammette nel contratto di fornitura con il governo albanese: “Gli effetti a lungo termine e l’efficacia del vaccino non sono attualmente noti e potrebbero esserci effetti avversi del vaccino attualmente sconosciuti”.

In aggiunta, nessuno dei vaccini anti-covid è stato sottoposto a trial adeguati. Molti di essi hanno saltato completamente le prove in fase iniziale, i test in fase avanzata non sono stati sottoposte a revisione paritaria, i dati non sono stati resi pubblici, i trial si concluderanno nel 2023 o sono stati sospesi dopo “gravi reazioni avverse”.

Infine, ai produttori di vaccini è stata concessa immunità in caso di reazioni avverse. Per esempio, il Public Readiness and Emergency Preparedness Act (PREP) degli Stati Uniti garantisce loro l’immunità almeno fino al 2024. L’UE ha fatto lo stesso, con clausole riservate nei contratti con i produttori.

Il Regno Unito è andato anche oltre, concedendo impunità perpetua al governo e ai suoi dipendenti per qualsiasi danno arrecato a un paziente curato per covid.

Il contratto albanese citato più sopra rivela che Pfizer richiede questa indennità come clausola per la fornitura di vaccini: “L’Acquirente con la presente accetta di indennizzare, difendere e garantire immunità alla Pfizer […] da e contro qualsiasi causa, reclamo, azione, richiesta, danno, responsabilità, transazione, sanzione, multa, costo e spesa”.

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