Dalla Polonia alla Russia: l’ideologia LGBT come “influenza straniera” e “usanza di Stati ostili”

Il presidente polacco Andrzej Duda (Diritto e Giustizia, PiS) in un recente discorso elettorale ha paragonato l’ideologia LGBT al comunismo, come una “influenza straniera” che mina i valori tradizionali della Polonia.

Nie po to, proszę państwa, pokolenie moich rodziców, przez 40 lat walczyło, żeby wyrzucić ideologię komunistyczną ze szkół, żeby nie można jej było wciskać dzieciom, żeby nie można było prać mózgów młodzieży, indoktrynować ich, młodych ludzi, dzieci, żołnierzy w wojsku, w organizacjach młodzieżowych nie po to walczyli, żeby przyszła inna ideologia, jeszcze bardziej niszcząca dla człowieka. Ideologia, która pod frazesami szacunku i tolerancji ukrywa głęboką nietolerancję

“Il punto è, signore e signori, che la generazione dei miei genitori ha lottato per 40 anni per espellere l’ideologia comunista dalle scuole, in modo che non potesse essere imposta ai bambini. che non venisse fatto il lavaggio del cervello ai giovani, che non fosse più possibile indottrinare bambini, ragazzi, soldati, organizzazioni giovanili. Non hanno combattuto per imporre un’altra idelogia ancora più distruttiva per l’uomo. Un’ideologia che nasconde una profonda intolleranza sotto i cliché di rispetto e tolleranza”.

Questo tema è molto sentito nell’Europa dell’Est e addirittura scavalca le classiche rivalità “geopolitiche”: pensiamo a quando nel 2014 la capitale de facto dello Stato federale della Nuova Russia, Lugansk (che la grande stampa, pur parteggiando per Kiev, continua a indicare con la traslitterazione russa e non come Luhans’k), dove le bombe a grappolo ucraine hanno fatto centinaia di vittime, decise di sanzionare l’omosessualità con l’incarcerazione dai due ai cinque anni e con forme di lavoro correttivo, con un decreto dal titolo Sulla tutela delle tradizioni cristiane del popolo della Repubblica Popolare di Donetsk dall’influenza negativa delle usanze di Stati ostili come l’Ucraina, l’Unione Europea, il Canada e gli Stati Uniti («O защите христианских традиций народа ЛНР от пагубного влияния обычаев враждебных государств, таких как Украина, Европейский союз, Канада и США»). In seguito a quel decreto mole associazioni LGBT lasciarono i territori occupati dai russi denunciando il ritorno dei “tempi soveitici” [советские времена] in materia di diritti delle minoranze sessuali.

Una associazione gay polacca, Love Does Not Exclude (che come prevedibile quando intervistata preferisci presentarsi con la dicitura inglese e non come Miłość Nie Wyklucza), ha dichiarato alla Reuters che l’attacco di Duda è uguale alla decisione del governo russo di vietare la “propaganda omosessuale”, mentre il candidato di centro-sinistra alla presidenza, Robert Biedron, primo politico polacco a definirsi apertamente gay, ha invitato Duda a “farla finita con l’odio” in un tweet pubblicato dopo il discorso.

Dunque l’accusa alla Polonia sarebbe di adottare un approccio sovietico in materia di “diritti sessuali” contro quella che considera un’ideologia peggiore di quella sovietica, imposta al tempo dalla Russia sovietica che oggi, pur essendo ancora considerato dalla Polonia uno Stato ostile, non è più sovietica ma continua ad adottare anch’essa lo stesso approccio “sovietico” alla questione. Alla fin fine, son tutti sovietici con le chiappe degli altri.

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