Death to the World

Death to the World
(Death to the World Issue #1, 1994)

L’ultima vera ribellione è morire al mondo. Per essere crocifisso al mondo e il mondo a noi. Con il seme dell’insoddisfazione profondamente piantato nel cuore della società odierna, la ribellione è una piccola chiave per aprire le porte del cambiamento: ma quella ribellione che il mondo ha conosciuto non è la pienezza della vera ribellione.

Poiché i nostri tempi sono arrivati ​​a un punto in cui le cose non possono peggiorare ulteriormente, i pochi amanti della verità rimasti devono cercare più a fondo in se stessi e più a fondo nella verità stessa, ma per arrivare a questo punto deve avvenire una rivoluzione. Una rivoluzione nei cuori di questi amanti della verità. Una rivoluzione che annienta ogni pensiero terreno e mondano e che alimenti un modo di pensare che non è di questo mondo. Perché ciò che è della carne è della carne e ciò che è dello spirito è dello spirito.

C’è una grave necessità di questa rivoluzione interna, perché solo in questo modo si potranno fare progressi. Perché come si può aiutare un mondo con ferite in putrefazione finché non si riparano le proprie ferite? Dopo che questo intervento spirituale ha avuto luogo, la vera ribellione è un ideale raggiungibile.

In quest’epoca di confusione e distruzione, la necessaria distinzione tra bene e male è pericolosamente confusa. Il risultato è il nichilismo. La filosofia del nulla, che nega ogni verità ultima. Nel nichilismo non c’è né amore né odio, buono o cattivo, vita o morte. Il risultato di ciò è l’idea che persino Dio non esista, un pensiero che distrugge l’anima.

La reazione naturale a tutto questo è una ribellione interna dell’anima, perché l’anima non può negare la propria esistenza. A questo punto una guerra totale e invisibile è dichiarata. Nel caso dell’amante della verità, la ribellione si manifesta esternamente in una ribellione contro questo mondo corrotto. Questo va bene, ma ci sono troppe persone che si fermano qui. Senza cercare oltre, come ci si può attendere le risposte? La vera ribellione non si fermerà davanti a nulla nella lotta per il bene del mondo, per il bene degli altri e per il bene stesso in qualunque modo si manifesti. È necessario una rivoluzione nel cuore per vincere il male con il bene, per una ribellione nella verità. Questo è il tipo di ribellione che deve avere luogo, altrimenti non è vera ribellione.

C’era una volta una controcultura con l’unico scopo di ribellarsi al mondo. Questa controcultura aveva una sua sapienza, nel senso che la sua filosofia era basata sul riconoscimento della corruzione del mondo. In questo sta metà della verità. Rappresenta la verità reietta che il mondo avrebbe mai osato riconoscere. Questa controcultura non deve però fermarsi qui, ma cercare fino alla morte il massimo della verità se vuole realizzare i suoi propositi iniziali: curare e guarire le ferite del mondo.

Questa controcultura punk è qualcosa in cui qualche amante della verità può identificarsi facilmente, perché è molto chiaro che il mondo sta volgendo al termine. Essere un vero punk non ha nulla a che fare con quell’elemento che uccide, ferisce e provoca dolore, ma con ciò che cauterizza le ferite. Essere nel mondo ma non del mondo.

In realtà i veri ideali del punk devono ancora essere presentati agli stessi punk, così come la pienezza della loro ribellione. Questi ideali e questa filosofia sono il segreto meglio custodito del mondo. Un segreto che è stato nell’anima di quei pochi amanti della verità sin dall’inizio dei tempi. La filosofia del punk esiste da secoli nei cuori e nelle anime dei veri punk, i monaci.

I monaci sono coloro che per migliaia di anni si sono ribellati alla corruzione di questo mondo recidendo tutte le catene che li legavano a esso. Sono fuggiti da questo mondo vano per vivere in caverne, buchi nel terreno e per dimorare nei deserti. Mangiare magari una volta al giorno o anche una volta alla settimana, indossare gli stessi vestiti finché non cadono completamente a pezzi e dormire raramente perché la causa è più importante dei piaceri di questo mondo. In queste privazioni e sofferenze avrebbero realizzato una cosa: non c’è nessuna vera sofferenza se non quella di non conoscere Dio.

Questa è l’ultima vera ribellione: abbandonare il mondo e abbracciare soltanto Dio.

2 commenti su “Death to the World

  1. Caro fratello, questo articolo è la risposta alla crisi che attanaglia te e, in misura maggiore o minore, tutti noi.
    La risposta più difficile, ma l’unica vera e definitiva.
    Mi dispiace, se è vero, che tu abbia perso la fede. Dici di non credere che Dio abbia un progetto anche per te e, che anch’Egli, ti schifa. Ma il fatto che tu scriva e pensi – nel senso più alto di questi termini – dimostra il contrario: occorre scoprire la propria missione e il contributo di ognuno alla Verità (o alle verità di corollario) e perseguirlo coi mezzi a propria disposizione. Io penso che questa missione non la cerchiamo noi, ma la scopriamo, cioè scopriamo di averla, è ciò solo che sappiamo fare o che facciamo al meglio – e allora è da perfezionare e perseguire ad majorem dei gloriam ( o almeno a beneficio di chi è meno dotto o di chi cerca qualche lume nell’esistenza).
    In caso contrario, la tentazione della disperazione e del non-senso (nichilismo) avrà il sopravvento e si ciberà e auto-alimenterà di tutte le forze e i talenti, volgendoli al male e all’auto-distruzione.
    Sono tanti i motivi di scoraggiamento, oggi, per un uomo. Ma la misura dell’uomo credo si stabilisca anche nella capacità di combattere la propria battaglia coi mezzi che ha a disposizione. Senza cedere alla viltà o all’autocommiserazione compiaciuta.
    Forse è vero che siamo “i nuovi reduci, quelli di una guerra che non hanno mai potuto combattere”. Ma forse, invece, combattiamo una guerra con altri mezzi. Ed è sempre meglio combattere e perdere, che ritirarsi o abdicare.

    1. Grazie, comunque non avevo scritto che “Dio mi schifa” (non sono blasfemo) ma che il Diavolo lo fa, nel senso che sono talmente sfigato che nemmeno lui riesce a combinare qualcosa con me

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