Esclusi dal baccanale

Il motivo principale per cui i miei interventi sulla cosiddetta Questione Maschile si stanno diradando è che Adsense me li demonetizza sistematicamente in base all’assunto che essi conterrebbero “Contenuti per adulti – Contenuti di natura sessuale”: di seguito, le “violazioni” registrate soltanto tra novembre e dicembre 2018.

Come esempi dei contenuti incriminati, il sito riporta:

  • Fissazioni o pratiche sessuali che possono essere considerate poco convenzionali

  • Accessori sessuali o strumenti per accrescere il desiderio sessuale come vibratori, dildo, lubrificanti, giochi sessuali e giocattoli gonfiabili

  • Strumenti per aumentare il volume del pene e del seno

Vedi, a titolo d’esempio, il titolo del post La grande stampa dichiara guerra alle seghe (24 novembre 2018), che paradossalmente ho dovuto modificare (invece di “seghe” prima c’era “masturbazione maschile”) proprio per evitare la demonetizzazione: è come se ci fosse un “pregiudizio” verso la più blanda discussione sulla sessualità maschile. Ovviamente è solo una questione di “algoritmi” e non vogliamo insinuare nulla, tuttavia è un fatto che le grandi piattaforme non vedano di buon occhio contenuti di questo tipo e siano pronte a censurarli alla prima occasione.

D’altro canto la cosiddetta Inceldom, la sfera dei “Celibi Involontari” è balzata agli onori delle cronache perlopiù a causa di alcuni attentati terroristici attribuiti a “quelli che non scopano” sia per procrastinare ancora una volta un dibattito serio sulla malattia mentale che per legare indissolubilmente la questione maschile alla violenza e alle stragi, cosicché la grande stampa anglofona possa giungere ad affermare che “gli incel sono una minaccia superiore all’isis”.

Anche questo è un modo per dissuadere ogni accenno alla sessualità maschile, nonché impedire che gli uomini possano apparire come “vittime” o comunque mostrare le proprie debolezze: non può esistere un luogo sulla terra in cui a una creatura di sesso maschile venga consentito di lamentarsi per esser stato escluso dal baccanale. Perché alla fine il punto è soprattutto questo: l’impossibilità di trovare un partner in una società che ha fatto della libertà il suo unico criterio (per ogni ambito: morale, estetico, politico, giuridico) è di per se stesso considerato un atto di accusa verso i suoi valori. Ecco quindi che persino il più sommesso ius murmurandi viene conculcato con forza, in una guerra senza quartiere fatta di censura e demon(et)izzazione.

È perciò ovvio che parlando di Questione Maschile uno non possa fare a meno di partire dalle proprie miserie e fallimenti, non tanto per “piangersi addosso” (accusa rivolta regolarmente a qualsiasi maschio di aspetto poco gradevole), quanto per combattere il divieto imposto dai nuovi conformismi. Da qui vorrei ricominciare, raccontando qualche aneddoto per il gusto di sentirmi ancora parte dell’androsfera, prendendomi il lusso di non dover per forza trasformare l’autobiografia in letteratura ma di poter parlare liberamente come uomo.

Cominciamo da una storiella risalente ad almeno dieci anni fa, quando ero un giovane e ingenuo bluepillato convinto che sarebbero bastati qualche vestito alla moda e un po’ di spigliatezza per trovare almeno uno straccio di donna. Mi trovato sull’autobus, uno dei non-luoghi più strazianti per un incel (con tutte quelle femmine che si rifiutano anche solo di sederti accanto), probabilmente addossato a qualche anziano o immigrato (appunto), quando sale una giovane studentessa che dopo aver propinato il suo fervorino sulla libertà sessuale, il sesso sicuro e la “libertà di fare sesso tutti con tutti” (dunque SESSO – SESSO – SESSO), comincia a distribuire preservativi. Io, che ero sì sfigato ma non sociopatico, penso subito a come evitare qualsiasi diatriba o imbarazzo (considerando che all’epoca avevo una mentalità tra il puritano e il romantico, più a causa delle circostanze che per reale convinzione): alla fine decido di assumere la “particola” di quello strano culto dell’infertilità con disinvoltura e noncuranza, come un ministro norvegese che, obbligato ad assistere una messa cattolica, al momento della comunione si mette l’ostia in tasca (perché talmente smidollato da non poter nemmeno rifiutare quelle che considera “buone maniere” esotiche). Mentre si svolge tutto questo travaglio interiore, nemmeno mi accorgo che la tizia… mi ha saltato! In pratica è come se mi avesse istintivamente relegato nella categoria di “quelli che non scopano”, assieme a vecchi e bambini, nonostante avesse distribuito i condom gratuiti a tutte le donne brutte presenti sull’autobus (comprese quelle in sovrappeso e vicine alla sessantina).

Sembra una barzelletta ma è difficile descrivere l’abisso che vicende del genere scavano nell’animo di un giovane di belle speranze. Nella mia ingenuità credevo di essermi auto-escluso dal “baccanale” per altissimi motivi etici e morali, quando invece ero dal principio fuori dal gioco perché fondamentalmente bruttino, o comunque non abbastanza attraente da rientrare nella classe degli “scopabili”. Al principio un pensiero del genere ti stronca, ma poi alla fine ti rendi conto che è stato un bene essersi risparmiati anni di inconcludente “vita notturna”. Dunque, tutto sommato, una lezione salutare, anche se per la maggior parte delle persone il “segreto” del femminismo rimane tale, nel senso che nemmeno immaginano il violento darwinismo sessuale a cui ha portato la liberazione dei costumi. Tutti si illudono che il problema sia il pansessualismo, il “sesso facile”, la “mercificazione”, la “banalizzazione” ecc, quando invece è esattamente l’opposto: la “libertà” ha creato una rigida gerarchia tra chi è ammesso a goderne e chi invece ne è ferocemente escluso.

Ovviamente ogni volta che accenno al problema con qualche amico, quello pensa di trovarsi di fronte a un matto: “Ma va là, basta comprarsi qualche vestito alla moda e/o andare più spesso dal parrucchiere e/o fare un corso di seduzione e/o imparare a ballare la samba” eccetera. Non vale nemmeno la pena dimostrargli come ormai gli stessi sostenitori della “libertà sessuale” neghino l’esistenza di un “diritto al sesso”: proprio nel surreale dibattito scaturito dalla strage di Toronto è stato proclamato apertamente questo dogma implicito della rivoluzione sessuale. Di recente, persino Slavoj Žižek l’ha ribadito nel suo solito pezzo senza capo né coda, ma che perlomeno ha risolto definitivamente l’equivoco: «The universality of egalitarian human rights implies its own exception, its own reversal – the domain of sexuality which should by definition remain “unjust”» (parla proprio lui che è probabilmente uno dei più grandi morti di figa di tutti i tempi).

Una volta compresa l’essenza dell’inganno, urge correre ai ripari. Una soluzione immediata, alla quale accennavamo all’inizio, sarebbe quella di garantire un angolino alla Questione Maschile, o quantomeno togliere lo stigma a chi non ha successo con le donne perché “a lui la vita è male” e smetterla di considerarlo un maniaco, un reietto, un mostro. Il discorso qui si fa particolarmente difficile, perché la “vita vera”, per tanti anni occultata dietro le recensioni di dischi o libri, “ritorna su” un po’ come quel whisky della celebre canzone che però non ci fa diventare “letterari” (soprattutto perché, come già dichiarato, vorremmo evitare la facile scappatoia della “letteratura” e pretendere che il nostro “rutto libero” sia garantito al di qua di qualsiasi arcadismo o estetizzazione).

Ecco dunque un altro aneddoto che mi si ripresenta, stavolta di ambientazione liceale (altro non-luogo che fa scempio dei “meno atti”): l’anno lo ricordo bene perché è legato a una vicenda mediatica che all’epoca “fece scalpore” (cioè venne introiettata orwellianamente nelle masse). Era infatti il 2002 e le femministe di tutto l’Occidente (Italia compresa) si mobilitavano per salvare una donna nigeriana dalla lapidazione. Mi approccia fuori da scuola questa ragazzetta mica male che sta in un’altra classe chiedendomi di partecipare alla manifestazione indetta per la povera nigeriana. “Dio mio, è per caso un appuntamento?”, penso già illuso dall’infondata teoria dei “segnali” femminili. Mentre sto fantasticando arriva il suo ragazzo, di qualche anno più grande di lei (in quanto pluriripetente), noto fedifrago (si era fatto le sedicenni dell’intera città, anche due alla volta), le strappa i volantini di mano e dice di smetterla di “rompere il cazzo” con la “storia della negra”, perché comunque “le donne sono tutte puttane”. Ammetto che il tizio aveva stile, ma i motivi per cui questa ultra-femminista impegnatissima si accoppiava con lui e non con me rimane un “mistero” (si fa per dire).

Capite che prima o poi qualche quesito sorge spontaneamente, soprattutto al cospetto di uno scenario così squallido. Notiamo en passant che qualora il “reietto” abbracciasse in toto i principi del femminismo, in cambio riceverebbe solo delusioni e derisioni. Ormai sembra una constatazione banale, ma quanti non hanno ancora imparato la lezione, pur avendo superato l’adolescenza da un pezzo? Se fossimo di fronte a una forma di tirannia o totalitarismo, perlomeno ci sarebbe almeno una regola condivisa, anche la più gretta e conformista possibile: ma chi non si adeguerebbe, in cambio di un po’ di compagnia femminile? Questo in fondo è il “programma minimo” della Incel Revolt, altro che terrorismo.

Dunque, per concludere tornando ab ovo, se non ho ancora trasformato questo blog sordo e grigio un bivacco di incel è solo per timore di poter essere censurato, considerando che la “demonetizzazione” è il prodromo alla cancellazione tout court (magari con corredo di sputtanamento pubblico e amenità varie). Continuerò dunque a far buon viso a cattivo gioco, nascondendo delusioni e amarezze dietro la geopolitica, la musica, i libri, sperando che finalmente un giorno la frustrazione smetta di essere una spina nel fianco, o che almeno la nostra militanza abbia un influsso indiretto nel tramonto del femminismo. Ma non allarghiamo troppo il discorso: buon San Valentino e basta.

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