Europa alle vongole

Il 19 dicembre l’account Twitter del Parlamento Europeo (gestito “dalla squadra web del PE”) se n’è uscito con una ridicola perorazione della santa causa europea in nome della misura delle vongole.

Non che ci si potesse aspettare di meglio dai consulenti di una burocrazia incompetente e corrotta, tuttavia il messaggio era talmente trash che avevamo evitato anche solo di commentare. Tuttavia, quando ci è tornata in mente la folle battaglia che hanno dovuto condurre le istituzioni italiane su quei tre millimetri (si veda a titolo d’esempio questo articolo del “Fatto Quotidiano” risalente all’ottobre 2016), all’irritazione per la “forma” del tweet è subentrata quella per il “contenuto”, non meno demenziale.

“Bruxelles permette”, certo, ma dimentica che a partire dal 2006 e fino al gennaio 2017 il regolamento comunitario ha messo in ginocchio il settore italiano, con sanzioni e sequestri anche per un solo esemplare “fuori misura” in un carico di migliaia. Al di là delle vongole, è però tutta la storia dell’Unione a raccontare una sistematica penalizzazione del Made in Italy: vino senza uva (i famigerati wine-kit), cioccolato senza cacao (i grassi vegetali possono sostituire fino a un massimo del 5% il burro di cacao), carne annacquata (fino al 5% l’indicazione può essere omessa), formaggi al latte in polvere (vietati in Italia dal 1974), per non dire degli organismi geneticamente modificati (ne vedremo delle belle, con la fusione Bayer-Monsanto) e la commercializzazione di alimenti a base di insetti.

In conclusione, un suggerimento: quando si deve fare propaganda, si abbandonino l’europeismo “secondario” e si torni alla retorica del “sogno”, che seppur esausta è forse l’unica ancora in grado di coprire il palese fallimento del progetto.

PS: Per rimanere in tema di vongole, il commento migliore rimane l’editoriale di Aldo Grasso per il “Corriere” del 19 luglio 2015:

«[…] Perché l’Europa, nella persona di Joe Borg, allora commissario europeo responsabile della pesca, ha adottato una misura così punitiva? Per favorire le vongole cinesi o filippine? No, per educarci. Nel 1952, sul “Mondo”, Mario Pannunzio scrisse un famoso editoriale, “L’Italia alle vongole”. La locuzione ha avuto fortuna (è stata ripresa da Montanelli, Scalfari, Ferrara…) e sta a indicare quella certa tendenza a far prevalere il piacere sul dovere, l’indolenza sull’impegno, a consolarci degli scandali con la buona cucina: sole, mare e… famose du spaghi.
Insomma, il senso di autocritica non ci mancherebbe, ma i burocrati Ue vorrebbero che rinunciassimo al nostro carattere e diventassimo veri europei, nutriti a crauti e aringhe affumicate. Se voi sonerete le vostre clausole, noi soneremo le nostre vongole!»

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