Fentanil e geopolitica: la Cina dietro l’epidemia da oppioidi negli Stati Uniti

Dal 2013 la Cina è la principale causa del dilagare del fentanil nel mercato americano, essendo la prima produttrice degli “agenti precursori” da cui viene prodotta la sostanza (spesso in Messico) che ha causato l’epidemia di droga più letale nella storia degli Stati Uniti. Sia l’amministrazione Obama che quella Trump hanno impiegato significativi sforzi diplomatici per persuadere la Cina a ridurre la fornitura degli “agenti”, fino a giungere alla promessa da parte di Pechino, nell’aprile 2019, del divieto di produzione, vendita ed esportazione di tutti i farmaci di classe fentanil, ad eccezione delle aziende autorizzate a cui il governo cinese ha concesso licenze speciali.

A causa del coronavirus la mafia messicana è a secco di oppioidi e merce taroccata dalla Cina

Ora bisogna vedere se e come la Cina applicherà il nuovo regolamento, sia per quanto riguarda il fentanil finito sia per le grandi quantità di precursori di fentanil trasbordati in Messico. La portata del divieto è eccezionale, poiché le industrie chimiche e farmaceutiche cinesi coinvolgono decine di migliaia di aziende e strutture, e il Paese non sembra disporre delle capacità di ispezione e monitoraggio adeguate.

Come dimostra lo studio Fentanyl and geopolitics. Controlling opioid supply from China (Luglio 2020) della ricercatrice americana Vanda Felbab-Brown, la Cina ha più volte dimostrato di non essere in grado di porre in essere i propri regolamenti, per esempio nei confronti del traffico di esseri umani o del contrabbando di specie selvatiche.

Solitamente emerge una serie di comportamenti tipici: il governo all’inizio nega l’esistenza del problema, poi sotto la pressione internazionale fine si muove per porre qualche divieto. Ma l’applicazione tende ad essere limitata e comunque osteggiata da potenti interessi acquisiti da parte dei rappresentanti dell’industria, degli addetti ai ministeri incaricati di regolare o promuovere l’industria e dei vari funzionari governativi.

Nonostante la Cina vanti un deciso approccio proibizionista, è improbabile che sia realmente intenzionata a collaborare con gli Stati Uniti per contrastare questa piaga, a meno che una epidemia di oppioidi sintetici non esploda anche dalle loro parti. Inoltre, il significativo deterioramento delle relazioni USA-Cina potrebbe minare ulteriormente la volontà di Pechino di far rispettare i nuovi divieti sul fentanil.

Gli Stati Uniti, secondo l’analista, dovrebbero tentare di convincere il gigante asiatico con un approccio in quattro punti: 1) Distinguere le politiche antidroga dalla rivalità globale Washington-Pechino e incoraggiare un’ampia cooperazione internazionale con le Nazioni Unite, l’Unione Europea e altri organismi preoccupati per le droghe sintetiche e la loro precursori prodotti in Cina; 2) Imporre che tutte le società che cercano di vendere fentanil legale negli Stati Uniti istituiscano un monitoraggio trasparente e verificabile dei loro impianti di produzione; 3) Esercitare pressione finanziaria sui funzionari dell’industria chimica e farmaceutica cinese; 4) Continuare a monitorare il traffico di droga internazionale.

Fonte: Brookings.edu

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