Friendzone: l’amicizia tra uomo e donna come patrimonio dell’umanità

E così cinque anni fa ho cominciato a seguire i preziosissimi consigli dei “coach della seduzione” sul come approcciare le donne: mi sono affidato anche ai precetti più bizantini e cervellotici, come quelli di aspettare non meno di tre giorni e non più di tre mesi prima di rispondere a un messaggio Whatsapp già visualizzato (un dogma che poi si estende alla vita reale quando si tratta di “non metterle fretta”, “non accelerare i tempi” eccetera). Ho persino fatto violenza sulla mia psiche e sui miei sentimenti più profondi, sforzandomi di non giudicare mai la condotta sessuale di una donna né definire la sua “libertà” da quel punto di vista con la terminologia più precisa e veritiera possibile (“troiaggine”, Treccani docet). Infine, ho sempre evitato di mostrare i miei veri interessi verso le rappresentati del sesso femminile per non apparire come il classico “morto di figa”.

L’unico risultato è stato quello di tirarmi dietro uno strascico infinito di amiche. Chiariamoci subito: se ammetto onestamente di non credere all’amicizia tra uomo e donna, al contempo conferisco alla categoria di “amica” una connotazione ben precisa. L’amica non è una amica di infanzia, né una parente, una collega, la moglie o la fidanzata di un amico, oppure una donna con la quale si condividono interessi in campi specifici (come per esempio quello politico: dunque né una “compagna” o una “camerata”). Nel mio dizionario, “amica” è solo e soltanto quella femmina che ti ha friendzonato, per usare un azzeccato anglicismo (se dobbiamo americanizzarci, facciamolo anche per le cose che non vi piacciono).

Dunque quando parlo di “amiche”, parlo di tutte quelle donne che avrei voluto farmi e invece mi hanno dato il benservito. Non sono così radicale da credere non possa esistere amicizia in base a passioni e obiettivi comuni, però preferisco essere estremamente chiaro in tal senso, soprattutto nel momento in cui basterebbe una semplice “inchiesta” per capire che nemmeno le donne sono davvero convinte dell’esistenza di questo tipo di “amicizia”:

In ogni caso, come dicevo, negli ultimi cinque anni sono riuscito a collezionare uno stuolo di amiche non indifferente: i geniali suggerimenti dei “maestri della seduzione” mi hanno precipitato direttamente nel girone degli amici. Il lato più ridicolo di tale situazione è che la regola aurea delle varie tecniche di approccio è quella di “essere se stessi”, che tradotto nel mondo reale significa essere tutto (simpatico, estroverso, accattivante, attraente) fuorché se stesso (antipatico, introverso, noioso, ripugnante): quindi ho dovuto realmente distorcere la mia personalità per ottenere in cambio l’esatto contrario di quanto promesso da costoro.

Ora però è venuto il momento di fare un po’ di pulizia: a tal proposito ho già iniziato a liberarmi di parecchie amiche semplicemente tornando a essere me stesso. È una scrematura che va fatta per mantenere un minimo di sanità mentale: non voglio altre donne nella mia vita oltre a quelle incluse nella tassonomia di cui sopra (come “amiche” in senso lato mi bastano appunto le ex compagne delle medie, colleghe ed ex colleghe, cugine acquisite eccetera).

D’altronde non voglio nemmeno ridurmi a essere quel tipo di maschio che sempre gli americani definisco “satellite beta” [beta orbiter] o “assorbente emotivo” [emotional tampon]. L’unica cosa di cui posso andar fiero è di essermi fermato un attimo prima di diventare uno straccio d’uomo, anche grazie all’indispensabile lezione di Elio e le Storie Tese (altro che i consigli dei pickup artists); tuttavia l’esperienza è comunque durata oltre il dovuto, con il suo lascito eccessivo di frustrazioni e umiliazioni: per ribaltare il noto detto, molte amiche poco onore (e poco anche di altro).

L’unico modo per “guarire”, ora come ora, trovo sia quello rientrare in se stessi (in te ipsum redi): non era perché fossi poco “amichevole” che non riuscivo a trovare una donna, era perché le regole dell’attrazione hanno più a che fare con l’aspetto fisico e la genetica che non con il carattere o l’intelligenza. Andare in giro a raccattare amiche è come provare un masochistico desiderio di farsi sbattere le porte in faccia. Non ci si illuda sul punto: le donne capiscono benissimo quel che l’amico prova, infatti avranno sempre una scusa pronta per respingerlo. “Non roviniamo una così bella amicizia” è la più ricorrente e si accompagna sempre all’espressione del desiderio di trovare un ragazzo “amichevole” quanto il soggetto rifiutato: ma è ovvio che se costei provasse attrazione, sarebbe la prima a chiedergli di gettare alle ortiche la bella amicizia.

Ci sono infiniti esempi che potrei portare, ma il confronto con le dinamiche ormai classiche con cui si esplica la friendzone li rende meno che banali. Si tratta infatti di un’esperienza talmente comune ai maschi occidentali da esser diventata un meme (vedi Friend Zone Fiona o Friendzone Johnny), ultima espressione della saggezza popolare alla quale affidarsi nei momenti di sconforto.

Un commento su “Friendzone: l’amicizia tra uomo e donna come patrimonio dell’umanità

  1. “Andare in giro a raccattare amiche è come provare un masochistico desiderio di farsi sbattere le porte in faccia”

    Se dovessi scegliere una frase che sintetizzi l’articolo sceglierei questa.
    Tra l’altro è più o meno ciò che ho risposto ad una donna a cui ho fatto da “assorbente emotivo”: quando le ho descritto le mie difficoltà (per usare un eufemismo) a trovare una ragazza mi ha consigliato di impegnarmi nel volontariato e di iscrivermi a qualche corso per aumentare le possibilità di conoscere donne. Le ho risposto che praticamente mi stava consigliando un metodo per avere un sacco di nuove amiche (oltre che per alleggerirmi il portafoglio).

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