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Giorgia Meloni rivendica l’istituzione del servizio civile in Israele

In una conferenza stampa stucchevole, con la premier boicottata dall’ordine dei giornalisti per qualche protesta senza capo né coda (soliti slogan contro le “leggi bavaglio” usati nei periodi in cui non governa il Partito Democratico), una delle poche cose degne di nota emerse dal blablaggio è che Giorgia Meloni, per “contrastare l’antisemitismo” (la questione le è stata posta su un piatto d’argento) ha rivendicato, ai tempi in cui era Ministro della Gioventù (nel Berlusconi IV dal 2008 al 2011), di aver “attivato il servizio civile in Israele”, definendola “una di quelle iniziative che possono aiutare a conoscere meglio una realtà che secondo me è molto spesso vittima di stereotipi“, aggiungendo tuttavia che forse “non è questo il momento” di rilanciare l’idea.

Certo è singolare che questo amore sfegatato nei confronto dello Stato ebraico in certi governanti occidentali tacciati di “estremismo” non si accompagni mai ad alcuna iniziativa concreta volta ad arrestare la famigerata “islamizzazione” di cui tanto parlano.

Dopo l’attacco di Hamas abbiamo dovuto assistere per giunta alla propaganda di una vasta parte dell’area in favore del sionismo, con la riduzione del problema dell’immigrazione a una mera questione di arabizzazione e fondamentalismo islamico. Tuttavia, è ridicolo che la genuflessione di fronte ai massacri israeliani non porti alcun vantaggio politico ai “sionisti de’ noantri”. Questo dovrebbe forse portare a qualche ripensamento, almeno per evitare la solita figura da pecore matte.

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