Gli accusatori di Kevin Spacey si stanno estinguendo

Nel maggio 2019 Linda Culkin, un’infermiera cinquantanovenne del Massachusetts già condannata nel 2012 a quattro anni di carcere per minacce contro Kevin Spacey (lo riteneva responsabile di molestie su uno dei pazienti in cura nell’ospedale in cui lavorava) è stata investita e uccisa da una Toyota a Boston. Secondo la cugina della vittima, è davvero strano che una delle prime accusatrici dell’attore sia scomparsa in tale maniera.

Nel luglio 2019 uno dei più giovani accusatori (diciottenne all’epoca dei fatti), che affermava di aver subito molestie da Spacey in un ristorante di Nantucket (Massachusetts) nel 2016, ha misteriosamente fatto cadere le accuse sei giorni dopo averle presentate.

Nel settembre 2019, un secondo accusatore (un massaggiatore terapeutico sessantaduenne) costretto a suo dire a masturbare Spacey nel 2017 in una villa di Malibu, è morto in circostanze non specificate proprio nel bel mezzo del processo.

Nel dicembre 2019 Ari Behn, scrittore danese quarantasettenne, ex consorte della principessa Marta Luisa di Norvegia, muore suicida. Due anni prima aveva accusato Spacey per averlo molestate nel 2007, palpeggiandolo sotto un tavolo e facendogli proposte sessuali di varia natura.

Il 24 dicembre, un giorno prima del suicidio di Behn, l’attore aveva pubblicato un video “natalizio” (il secondo dopo quello del 2018, anch’esso infarcito di velate minacce, ancora più inquietanti dopo l’esplosione del caso Epstein) nel quale, con l’alibi di impersonare Frank Underwood (il presidente assassino di House of Cards) annunciava nuove vendette nei confronti dei suoi “nemici”, giocando sull’ambiguità del modo di dire inglese Kill Them With Kindness, che nel primo significato vuol dire “uccidere con la gentilezza” (cioè comportarsi in maniera così accomodante da risultare disarmanti), ma può anche essere interpretato come “uccidere con gentilezza”.

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