Gli indiani alla conquista di Washington: “Joe Biden deve lasciarsi alle spalle l’aggressività americana in politica estera”

Gli indiani si stanno facendo sempre più strada nella politica americana: un’evoluzione che ancora nessuno prende sul serio, ma che sicuramente mostrerà la sua influenza in tempi prossimi. A cominciare dalle idee in politica estera, visto che alcuni pensatori indiani si stanno “infiltrando” nei think tank per difendere le ragioni geopolitiche della loro patria d’origine, mentre altri, per diversi motivi, vanno in direzione opposta, stigmatizzando l’approccio aggressivo di Biden verso Pechino.

Uno di questi è Ro Khanna, politico e avvocato democratico pro-Sanders, che ha appena rilasciato un’intervista a Business Insider, decisamente critica nei confronti della nuova amministrazione. Ne riportiamo i passaggi fondamentali.

INSIDER: Mentre la nuova amministrazione si insedia, quali sono le sue maggiori preoccupazioni riguardo la politica estera e cosa c’è nella sua lista dei desideri?

Khanna: La prima cosa su cui dobbiamo concentrarci è porre fine alla guerra in Yemen. L’amministrazione ha intrapreso passi costruttivi annunciando che non saremo più complici di alcun bombardamento saudita. Ma bisogna fare di più. Dobbiamo essere chiari sul fatto che non ci sarà più alcuna interferenza tra le potenze nello Yemen. La guerra civile era in corso prima che i sauditi intervenissero, quindi i sauditi e gli Emirati Arabi Uniti devono smettere di fornire qualsiasi finanziamento. E anche l’Iran deve smettere di interferire.
Lo scenario non è cambiato. I bombardamenti continuano. La minaccia della carestia è ancora attuale. È importante non essere più complici di tutto questo. Ma la nostra complicità negli ultimi cinque anni ci rende responsabili della possibilità di raggiungere la pace, non di lavarcene le mani.
Abbiamo bisogno di una strategia ponderata nei confronti della Cina, che non si limiti a un nuovo paradigma della Guerra Fredda che alimenti il razzismo anti-asiatico. Dobbiamo essere decisi su alcune questioni economiche, ma dobbiamo anche riconoscere che ci vorrà cooperazione sul cambiamento climatico o sulle pandemie. Il modo in cui raggiungeremo quell’equilibrio e il modo in cui continueremo a essere leader nelle tecnologie critiche sarà cruciale.

INSIDER: Dopo l’importante decisione di Biden di interrompere il sostegno alla coalizione guidata dai sauditi nello Yemen, quali sono le prospettive per le relazioni USA-Arabia Saudita?

Khanna: Deve esser posto fine all’assedio dello Yemen. Bisogna far emergere le responsabilità per l’omicidio di Jamal Khashoggi. I sauditi sono in una posizione precaria. Il loro valore strategico non è così alto con la nostra relativa indipendenza energetica e il passaggio verso le rinnovabili. C’è grande aspettativa da parte americana per le riforme…

INSIDER: Gli Stati Uniti sono stati i primi ad abbandonare l’accordo nucleare iraniano del 2015, ma l’amministrazione Biden afferma che l’Iran deve ora fare la prima mossa arrestando l’arricchimento dell’uranio. Qual è il rischio che ciò si ritorca contro, forse in modo inaspettato?

Khanna: La mia convinzione è che ci fossero 102 chili di uranio arricchito quando Trump è entrato in carica, e ora ce ne sono due tonnellate e mezzo. E se non facciamo nulla, la situazione di stallo avvantaggerà l’Iran. L’idea di far pressione al massimo non ha funzionato e non vedo nulla di negativo nel ritornare agli accordi e sospendere le sanzioni. Se poi l’Iran imbroglia, le ristabiliremo subito. Che male c’è? Mentre se continuiamo col braccio di ferro, il rischio è che l’Iran diventi potenza nucleare nei prossimi anni invece che entro il 2030.

INSIDER: Pensa che gli Stati Uniti si siano avvalsi eccessivamente dello strumento delle sanzioni per intervenire nelle crisi degli altri Paesi, come nel caso del recente colpo di stato in Birmania?

Khanna: Le sanzioni sono un importante strumento della politica estera degli Stati Uniti, una alternativa alla forza militare. Devono però essere usate in modo mirato, per colpire i veri responsabili piuttosto che i civili, i quali spesso guardano con favore agli Stati Uniti e non hanno colpa per le politiche dei loro regime. Troppe volte abbiamo visto civili sopportare il peso di sanzioni economiche devastanti e indiscriminate. È una buona notizia che l’amministrazione Biden stia conducendo una revisione dell’impatto delle sanzioni americane.

INSIDER: Le relazioni USA-Turchia non sembrano al meglio. Come possono gli Stati Uniti invertire la rotta?

Khanna: I turchi sono da sempre un alleato fondamentale. Vogliamo mantenere l’alleanza, ma dobbiamo fondarla sui diritti umani. Non possiamo abbandonare il rapporto con la Turchia. Laggiù abbiamo anche armi nucleari.

INSIDER: In termini di politica estera, c’è qualche questione che non sta ottenendo l’attenzione che merita?

Khanna: Dobbiamo pensare, in una prospettiva più ampia, a un’America multirazziale. Dobbiamo puntare a una politica estera incentrata sui diritti umani, che riconosca la dignità e le aspirazioni delle persone in tutto il mondo. Dissociarci dunque da una politica estera basata semplicemente sugli equilibri di potere, la conquista o l’avidità, e andare verso il vero ideale americano: una politica che sostenga la libertà, la lotta alla tirannia e la decolonizzazione.

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