Gli insegnanti “no-vax” che si arrendono alla vaccinazione verranno comunque cacciati

“Grazie della solidarietà da parte di un tuo neo collega ex-insegnante (ufficialmente da mercoledì ma fattualmente da domani)”, commenta così Larry Burlor uno dei miei ultimi post. In effetti è appena iniziata la black week (lol) per gli insegnanti che non hanno ancora provveduto a farsi il vaccino anti-covid: dal 15 dicembre 2021 senza il cosiddetto “Super Green Pass” (che può essere ottenuto solo da guariti o vaccinati con almeno due dosi) non potranno più nemmeno mettere un piede nel cortile della scuola.

Manca ancora un dato ufficiale sul numero dei professori “mancanti all’appello”: non esistono statistiche certe poiché da una parte gli insegnanti che hanno fatto la corsa al siero prima di qualsiasi obbligo almeno fino a questa estate non erano stati conteggiati negli elenchi del generale Figliuolo (in quanto, da quel che si è capito, registrati per fascia d’età e non per professione), e dall’altra non è ancora possibile reperire il calcolo scorporato tra personale amministrativo-tecnico-ausiliario e docenti effettivi.

Quanti saranno quelli rimasti, considerando anche le “defezioni” all’ultimo momento sotto ricatto: diecimila? cinquemila? mille? Da qualche mese fioccano comunque le lettere degli insegnanti sospesi, talmente numerose che si potrebbero già raccogliere in quel format resistenziale (Lettere di condannati/deportati/internati) che un tempo riusciva a far scendere la lacrimuccia ai sì-vax ante litteram: non che siano capolavori letterari, ma se non altro riflettono qualche punto in più di quoziente intellettivo rispetto all’insegnante medio, che di per sé non ha nulla da insegnare ai propri studenti, figuriamoci alla società intera.

Sia chiaro che non intendo valutare l’intelligenza di un ex collega in base alla scelta di vaccinarsi o meno: a parte che non si tratta nemmeno di una scelta dunque la questione è già chiusa; il fatto è che tra i cosiddetti “no-vax” (etichetta che, ripetiamo, attualmente vale anche per chi si rifiuta di fare il richiamo-aggiornamento di non si sa quale “ultima dose”) ci sono anche i veri e propri terrapiattisti, nonché altri rappresentanti del “pianeta strampalato” che fino all’altroieri riuscivano a mantenere il complottismo come vizio privato oppure a “predicar male e razzolare bene” (cioè convivere con l’idea che tutto quello con cui stavano riempiendo le teste degli studenti era falso, ma valeva bene quattro paghe per il lesso).

Però, obiettivamente, chi decide di “arrendersi” proprio adesso dimostra sì scarsissima lungimiranza riguardo al problema: adottare la mentalità “via il dente via il dolore” per una questione del genere, dopo mesi di menzogne, contraddizioni, insulti e ricatti è una disarmante attestazione della propria miopia. Come fate a capire che l’incubo non finirà solo con una punturina?

Mi rivolgo agli insegnanti che hanno deciso di vaccinarsi controvoglia per non perdere il posto di lavoro: pensate che una volta “immunizzati” vi lasceranno comunque la possibilità di esprimere il vostro dissenso? Pensate che non vi chiederanno di discriminare gli alunni non vaccinati? Vi illudete che non vi costringeranno a far pressione sulle famiglie? Beh, allora la vostra decisione “realistica” è paradossalmente frutto di un completo distacco con la realtà, considerando che la malaparata era già in vista sin da inizio anno scolastico: quando, per esempio, la Commissione Pari Opportunità dell’Abruzzo interveniva -blandamente- contro quei docenti che facevano l’appello partendo dagli alunni vaccinati, o quando spuntavano sui social testimonianze di genitori che si vedevano recapitare dall’insegnante questionari sullo stato vaccinale dei figli; del resto già a ottobre Orizzonte Scuola riportava “segnalazioni da diverse regioni relativamente a docenti che chiedono ai propri studenti se sono o meno vaccinati“.

In parole povere, non vi è ancora concesso scattare una foto agli alunni senza liberatoria, ma se si tratta di covid potete concedervi tutto, nonché eventualmente discriminare un alunno (anche minorenne) in base alle informazioni che avete carpito con una deliberata violazione della privacy. Neanche qui c’è costituzione, paletto o codicillo che regga: il “sovrano” dello stato d’emergenza si serve dello zelo dei burocrati come sponda per estendere le proprie prerogative. Intendo dire, per ipotesi, che se un dirigente scolastico decidesse di impedire ad un alunno di qualsiasi età di entrare in classe qualora sprovvisto di Green Pass, nessuno si azzarderebbe a evocare “obblighi scolastici” o “diritti all’istruzione” di sorta.

Che molti non abbiano ancora compreso la vera posta in gioco, lo dimostra la stucchevole dichiarazione della presidente del Coordinamento Genitori Democratici, Angela Nava Mambretti, che a Repubblica, con un tono stile moglie del reverendo Lovejoy, qualche giorno fa si è retoricamente chiesta: “Chi sceglierà di non vaccinare il proprio bambino andrà incontro a forme di discriminazione? O la scuola ci rassicura che non sarà cosi?”.

L’unica cosa su cui la “scuola” può rassicurare è che farà di tutto per assecondare le bizze dell’apparato al governo senza opporre alcuna resistenza, anzi partecipando attivamente alla formazione di una gioventù totalmente rassegnata all’idea che per uscire di casa si debba avere un QR Code tatuato in fronte.

Cari ex colleghi, se questa settimana decidete di partire con l’eterno ciclo delle dosi, cercate almeno di avere ben presente il nuovo mondo in cui state entrando, per evitarvi “effetti collaterali” non solo di tipo fisico ma anche morale e spirituale.

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