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Gli uomini hanno smesso di aver voglia di andare con le donne, e viceversa

Un thread ispirato al tweet di Martina Carletti (Riconquistare l’Italia) e sollecitato dall’amico @MagisterZatta:

Rispondo solo per cortesia, perché ogni volta vengo frainteso, soprattutto da donne magari politicamente “affini” che però credono che, fosse per me, potrebbero solo stare in cucina. Il che è anche vero, ma la questione è più complessa. Provo -appunto- a spiegare.

L’istinto sessuale femminile, per ragioni biologiche e culturali, è completamente diverso da quello maschile. E l’unica cosa che è cambiata dai tempi in cui si ci si incontrava -ed eventualmente ci si sposava- è che su di esso non viene più esercitato alcun tipo di “controllo”.

Allo “stato brado”, il criterio con cui la femmina sceglie il partner è l’ipergamia, per motivi biologici: a lei spetta portare la prole per mesi, se non addirittura compensare l’onere di allevarla da sola con un qualche vantaggio evolutivo.

Sull’ipergamia si innestano diversi motivi culturali, tra i quali il più paradossale, in un’epoca di libertinismo di massa, è quello della ricerca del Principe Azzurro, che può portare una donna a diventare una gattara e morire sola.

Non dico che una donna dovrebbe far figli col primo che capita, ma dovrà pur esistere una via di mezzo tra il matrimonio combinato e l’ipergamia assoluta. A mio parere tale aurea mediocritas si può ottenere solo con un qualche controllo sociale sull’istinto sessuale femminile.

Gli uomini non hanno mai smesso di voler andare con le donne, per mere questioni biologiche. È più vero il contrario: gli effetti della sessualità femminile liberata si riflettono appunto sia nel romanticismo “virtuale” che nel crollo della natalità (per citare solo due fattori).

Insomma, l’istinto sessuale femminile è “perfezionista” per natura, mentre per il maschio il problema è semmai l’opposto. Ecco perché in fondo il libertinismo di massa a lui potrebbe andare bene. La donna invece non può reggerlo, prima biologicamente che psicologicamente.

Una soluzione potrebbe essere il rilancio della famiglia, ma mi sembra una via impraticabile. L’istituto familiare è una tecnologia culturale ormai completamente caduta in decadenza per mancata “manutenzione”. Dunque sono piuttosto scettico sul “nostro” futuro.

La società continuerà sempre più a dividersi tra uomini-soia e gattare. L’istinto sessuale femminile arriverà a tali forme di rarefazione che solo pochi “fortunati” potranno permettersi una donna. Gli altri o diventeranno ghei o si daranno alla violenza tribale.

Uno dei grandi paradossi della società libertina è che più i media, politici e pubblicitari fomentano i miti del libertinismo di massa, più la “diseguaglianza sessuale” aumenta, col risultato di replicare le altre disuguaglianze sociali anche dal punto di vista erotico.

Non perdo tempo a discutere del controllo della sessualità maschile perché il discorso vale anche per essa, ma in senso opposto. Oggi la tiritera sulla “mascolinità tossica” è pane quotidiano, per questo non mi pare valga la pena sprecare parole sul “maschi tutti porci”: ma, volendo problematizzare la questione, anche l’istinto sessuale maschile ha i suoi lati grotteschi.

Uno di questi, tanto per citare, è il simping, cioè la tendenza allo “zerbinaggio”: come al solito, la cultura si innesta sulla biologia. In tal caso, è l’ancestrale istinto di protezione che si traduce in una sorta di “piedistallo perpetuo” da conferire al genere femminile.

Anche l’angelicazione della donna è veleno per il matrimonio, come del resto ha dimostrato il De Rougemont nel suo capolavoro L’Amore e l’Occidente (lettura perennemente consigliata). E a proposito di letture (si parva licet), di seguito qualche “fonte”:

Il numero dei giovani maschi che non fanno sesso è triplicata negli ultimi dieci anni

La carestia sessuale è un problema principalmente maschile

Il matrimonio esiste solo quando l’economico e il sessuale sono uniti in una relazione

Come le donne distruggeranno l’universo

Le “donne cristiane” possono andare all’inferno

La questione del “capitale sessuale”

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