Grazie ad Aliexpress ho riparato una stampante con le mie stesse mani!

Abbiamo una stampante nospE (non leggete al contrario), naturalmente alimentata con cartucce tarocche, naturalmente acquistate su nozamA (non leggete al contrario), naturalmente tutte anihC nI edaM (vabbè). A parte che una volta ti tiravano dietro pacchi interi a due euro a cartuccia, comunque oltre all’aumento vertiginoso dei prezzi ho notato anche uno scadimento altrettanto eccezionale della qualità, tanto è vero che per la prima volta mi hanno dato dei problemi, anche seri.

Per scendere in dettagli senza dilungarmi, un chip [/t͡ʃɪp/] di una delle cartucce è saltato via durante l’inserimento danneggiando i dentini del connettore del chip alla stampante. Non ho potuto pretendere un rimborso da nozamA perché di solite le cartucce si comprano mesi prima per non trovarsi in braghe di tela proprio quel giorno che l’inchiostro finisce e bisogna stampare 300 pagine di un documento tributario-sanitario (la digitalizzazione richiede più carta del previsto, vero?).

Questo però era l’ultimo dei miei grattacapi: la catastrofe era che avevo riconosciuto il danno spostando il chip (ma forse dovrei chiamarlo “sensore”) dal nero al giallo e notando che quello non funzionante impediva alla stampante di riconoscere la cartuccia indipendentemente dallo slot [/slɒt/] in cui lo infilassi. Non so se i lettori riescano ad intendere il gergo tecnico appena inventato in cui mi sto esprimendo, ma in ogni caso, per tagliare la testa al bull (anche se gli anglosasky usano lo snake), vi mostro un’immagine del pezzetto incriminato.

Bene, essendo un ex statale piccolo borghese e non sapendo fare nulla di pratico, decido di contattare i centri di assistenza nospE delle regioni più civilizzate d’Italia, Lombardia e Veneto, spiegando nella maniera più semplice possibile la questione, naturalmente omettendo il fatto che non avessi utilizzato cartucce originali. I lombardi mi rispondono di “portare gli inks originali” (sic) presso il loro centro e mi chiedono 15 euro per la “diagnosi” e altri 50 euro per la “riparazione”. Tuttavia io so benissimo qual è il problema è chiedo loro di procurarmi direttamente la parte di ricambio. Mi rispondono, sempre educatamente, che non sono autorizzati a farlo e di contattare “uno dei distributori di ricambi multibrand presenti sul mercato”. I veneti invece mi rimpallano tra numeri di telefono ed email e poi spariscono.

Decido allora di rivolgermi al “mercato”, cioè Google. Salta fuori Aliexpress: mai ordinato dai fottuti gialli. Vedo però che il sensore costa 3 euro senza spese di spedizione. Mi dicono che arriverà dopo circa due mesi “da China a Italy tramite AliExpress Saver Shipping”: tanto vale tentare. In realtà per la consegna ci sono voluti “solo” venti giorni. Metto su il sensore (valido praticamente per tutte le nospE): la stampante funziona, problema risolto con 3 euro di spesa. Adesso Aliexpress mi manda una media di tre email al giorno chiedendomi “come è andata?” (letteralmente) e mi offre sconti su qualsiasi tipo di merce.

A fronte di decine, se non centinaia di euro risparmiati (mettendo in conto l’eventuale acquisto di una nuova stampante, praticamente obbligato quando si accenna a “diagnosi” pagate in anticipo – credo che molti possano essere d’accordo sul punto, almeno per esperienza con lavatrici e televisori), non posso tuttavia ritenermi soddisfatto per come sono andate le cose.

Voglio dire: perché i napoletani (per citare un’etnia a caso) non riescono a taroccare più nulla? Mi ricordo anni fa la storia di quell’impresa napoletana che falsificava prodotti cinesi (!) e li rivendeva con tanto di timbro “Made in China”: non so quale fosse l’utilità rispetto all’importarli direttamente, forse era semplicemente una dimostrazione di superiorità nel campo.

Ad ogni modo, a me pare quasi di aver commesso un reato. Invece è tutto in regola, uagliò [/waˈʎːoɔ/]. Con tutta la merda che c’è su Aliexpress potrei arrivare a montarmi una stampante da solo e poi venderla come prodotto 100% italiano. Purtroppo credo che questa sia diventata l’essenza del Made in Italy in molti campi: penso a quella famosa azienda di auto “italianissime” (praticamente l’unica rimasta) che si limita appunto a importare pezzi cinesi ed assemblarli in terra laboris. Il tricolore è ormai solo un marchio da apporre su cibo facilmente taroccabile (perché tutta questa propaganda gastronomico-sovranista implica che i palati stranieri siano perfettamente in grado di accorgersi di stare ingurgitando Zottarella, Parmesan, Prosek, Cantia, Salama Bolzano e Pasta Schuta) e su vestiti che nessuno italiano potrebbe permettersi, né tanto meno avrebbe il cattivo gusto di indossare.

Nella cosiddetta “età dell’oro” della globalizzazione forse avremmo dovuto farci più furbi e sfruttare le varie congiunture nazionali e internazionali per ritagliarci un posto che non fosse quello di cuochi e sarti, ma di produttori di roba seria, che serve. Qualcosa tipo Nokia, per intenderci (ops scusate esempio sbagliato…). Sarà stata una scelta politica dettata da ordini “superiori”, oppure semplicemente certe logiche sono impraticabili nel villaggio globale. Del resto questo è soltanto uno sfogo senza capo né coda. Presto anche il mio blog sarà soppiantato da un software di scrittura cinese che combina il feed di “Tutti i Crimini degli Immigrati” con gli ultimi meme del “Daily Stormer”.

2 commenti su “Grazie ad Aliexpress ho riparato una stampante con le mie stesse mani!

  1. Bravissimo Mister, cmq da quando le cartucce (anche tarocche) non si possono più ricaricare con la siringa come ai vecchi tempi (in realtà se ne trovano ancora ma sono spesso incompatibili), ho scelto di comprare una stampante epson ecotank( https://www.epson.it/it_IT/for-home/ecotank) ma lo stesso principio è stato implementato anche da altre case dove le cartucce non si usano più e vai direttamente a rabboccare i contenitori con bottiglie di inchiostro. Te la consiglio se devi stampare molto. Saluti.

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