Guida all’Africa Orientale Italiana

Contegno con gl’indigeni dell’Africa Orientale Italiana

«L’Abissino (sotto questo nome s’intendono i tigrini, gli amara, gli scioani e altre popolazioni che con essi convivono) è di carattere chiuso, molto orgoglioso, volubile e, come tutti gli orientali, dissimulatore e accorto parlatore. Il Gálla e il Sidáma sono in generale di carattere più aperto, generosi, facili all’entusiasmo, ma deboli di volontà, mutevoli e indolenti. Il Somalo è in generale d’intelligenza sveglia, generoso, ma anche spesso indolente e dissimulatore. In generale, tutti coloro che sono venuti a contatto con gl’italiani riconoscono la nostra superiorità e i vantaggi della nostra civiltà; e soprattutto i giovani accolgono con gioia le novità che l’Italia porta dovunque, imparano con sorprendente rapidità l’italiano e sono pronti a lavorare e progredire. Tutti hanno un senso acuto della giustizia e dell’autorità. Gl’Italiani con il loro carattere umanissimo e con l’istintiva penetrazione psicologica, hanno già stabilito un equilibrio nei rapporti con gl’indigeni: non altezzosità e separazione assoluta, ma superiorità e comprensione. Occorre trattare con giustizia e bontà, ma senza debolezza; saper diffidare è buona regola; troppa familiarità è fuori luogo.
Gli Eritrei e i Somali sono orgogliosi di appartenere da gran tempo all’Italia e di aver contribuito alla conquista dell’Impero; ascari e dubat godono di grande prestigio in tutta l’Africa Orientale Italiana. Essi si considerano, di fronte agli abissini, quasi pari agl’Italiani e loro naturali collaboratori. Di questo spirito e dei loro meriti, riconosciuti solennemente dal Governo Fascista, è doveroso tener conto nel trattare con loro; scambiarli per etiopici sarebbe grave offesa e ingiustizia.
Sono noti i provvedimenti presi dal Governo Fascista per la difesa della razza e per evitare la formazione di un deprecabile meticciato»

Le lingue dell’Africa Orientale Italiana

«Nei maggiori centri dell’Eritréa e della Somália, l’italiano è compreso pressoché da tutti e l’uso si va diffondendo rapidamente negli altri Governi. Nei maggiori centri e lungo le strade dell’Impero etiopico si trova facilmente chi può servire in qualche modo da interprete.
L’Africa Orientale Italiana è un mosaico di lingue e dialetti svariatissimi. Le lingue più diffuse sono l’amarico, già lingua ufficiale dell’Impero negussita, parlato dagli abissini propriamente detti nello Scióa e nell’Amára; il tigrè e il tigrái parlati nell’Eritréa; il sáho e il dáncalo; l’orómo o gálla, parlato nella varietà dei suoi dialetti dalle popolazioni galla dallo Harár a Gambéla e dal Nilo Azzurro al confine Sud; il sidáma, che pure comprende una varietà notevole di dialetti, parlati dai Sidáma dalle sorgenti dell’Uébi Scebéli a Dembidóllo; il sómalo, parlato in Somália e nella parte Sud-Est del Governo dello Harár; l’agáu, parlato in parte dell’Eritréa e parte dell’Amára; l’harári, parlato in Harár; l’arabo, compreso e usato nei porti e da molti commercianti, lo suahíli, parlato nella Somália meridionale, ecc.
[…] Alla grandissima varietà delle genti corrisponde altrettanta varietà di linguaggi. Gli abissini (ivi compresi le popolazioni tigrè dell’Eritréa) parlano 3 lingue semitiche principali derivate del gheèz, antica lingua ancora usata nella liturgia copta; il tigrè, parlato nel Nord e nel Nord-Ovest dell’Eritréa (Massáua, Habáb, Chéren); il tigrái o tigrignà che è la lingua dell’altopiano eritreo e del Tigrài; l’amárico, già lingua ufficiale dell’Impero etiopico, parlata dagli Amára e dagli Scioani e diffusa dai dominatori scioani e amara nei principali centri anche del Sud e Sud-Ovest. Il gheèz e le sue derivazioni tigrè, tigrài e amárico hanno uno speciale alfabeto, molto decorativo, che ebbe origine dal sudarabico; ecco comprende attualmente 37 segni basilari, con 214 modificazioni per esprimere vocali.
Pure di origine semitica sono il guraghé, parlato dalle omonime genti a Sud dell’Auásc, tra il lago Zuai e il fiume Ómo, e l’harari (Haràr città), che usa l’alfabeto arabo. L’arabo è del resto parlato in tutte le località costiere e abbastanza conosciuto, specialmente nel Sud-Est e nell’Est, sia per l’influenza dell’islamismo, sia per i rapporto commerciali.
L’oromo o galla, è parlato dalle popolazioni omonime in vari dialetti raggruppati in: dialetti orientali (Arússi e zona di Haràr); dialetti Tulamà (Scióa); dialetti Méccia (Gímma, Límmu, Gúma, Liecà, Nónno). Si scrive con caratteri latini.
I Sidáma parlano linguaggi divisi, come le popolazioni, in 4 gruppi: dialetti Sidáma orientali, dell’Omo, centrali o Iamma o Giangerò, occidentali o Gónga; i linguaggi più diffusi sono l’uolamo, parlato sulle due rive dell’Ómo, e il caffino.
L’agáu comprende numerosi dialetti parlati nell’Amára e nell’Eritréa, spesso riservati ai rapporti familiari, mentre nei rapporti esterni è usato l’amarico o il tigrai delle popolazioni circostanti. Sembra che il dialetto agáu del Quarè o quaresà sia la lingua della religione Falascià. Il begia è parlato dalle genti begia nel Nord dell’Eritréa, ma tende a essere sopraffatto dal tigrè. Il saho è la lingua dei Sáho (Teora, Assaorta, Miniferi, ecc.) stanziati a Sud della ferrovia Massáua-Ghinda fino alla Dancália; l’afár o dáncalo è parlato dai dancali.
Il sómalo, pure appartenente al gruppo cuscitico, è il linguaggio di gran lunga prevalente nella Somália Italiana, parlato pure nella parte Sud ed Est dello Haràr; esso comprende 3 gruppi di dialetti: dialetti Daròd, parlati nella Migurtínia, nella parte Nord e centrale di Óbbia e nell’Oltregiúba; dialetti Hauìa, parlati nella parte meridionale della regione di Óbbia, in tutto il medio bacino dell’Uébi Scebéli e a Ovest dell’Uébi nella regione del Galgiàl; dialetti Dighìl, parlati tra Uébi e Giúba e sul basso Uébi a valle dei dialetti Hauìa. Sarebbero poi ancora conservati in Somália linguaggi di cacciatori Uabóni e Uasánie; il bravano è un linguaggio bantù, così come il bagiuni (isole Bagiuni), affine al suahili.
Linguaggi negri bantù sembrano quelli dei Berta e dei Gunza del Béni Sciangùl, e sulla riva destra dell’Abbài. Linguaggi nilotici sono quelli dei gruppi nilotici dei Bária e Cunáma, dei Nuer, Iámbo, Miechèn, Turcána, Bácco, Cónso, ecc.»

(Consociazione Turistica Italiana, Guida dell’Africa Orientale Italiana, Milano, 1938, pp. 19-20; 26-27, 83)

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