Hezbollah e cristiani contro lo Stato Islamico in Libano

L’improbabile alleanza fra Hezbollah e i cristiani in Libano contro lo Stato Islamico
(International Business Times, 22 aprile 2015)

Una foto di Hassan Nasrallah in una postazione di guardia nella città cristiana di Ras Baalbek (IBTimes)

Mentre il sole tramonta sulla città cristiana nel nord del Libano lungo il confine siriano, l’uomo d’affari cattolico Rifat Nasrallah indossa i suoi abiti da militare e prende il suo posto in una delle stazioni di guardia ai confini della città. Da un bunker rinforzato in cima ad una casa vuota, Nasrallah usa i suoi occhiali per la visione notturna per monitorare la catena montuosa distante poco più di 4 km, e che adesso pullula di membri dello Stato islamico e della succursale di Al Qaeda in Siria, il fronte al Nusra.

«Siamo in una situazione molto pericolosa – spiega questo imponente fumatore incallito che comanda la milizie cristiane che protegge la città – Prova a immaginare che l’esercito laggiù perda una battaglia. Cosa ne sarà di noi?»

Centinaia di cittadini di Ras Baalbek hanno preso le armi per difendere le proprie famiglie, le proprie case e i propri affari da quando i militanti islamisti hanno rinforzato le proprie posizioni sulle montagne lungo il confine siriano a marzo. Essi alternano missioni di ricognizione per l’esercito libanese durante il giorno e pattugliamenti a largo raggio durante la notte.

«Abbiamo due opzioni. Una è combattere davanti alle nostre case e morire, la seconda è andarcene» dice Nasrallah. Che però poi aggiunge: «La seconda non è un’opzione».

Al primo segnale di intrusione, la milizia cristiana appena formata da Nasrallah è istruita per contattare la postazione dell’esercito ai piedi della montagna, per poi prendere posizione intorno alla città fianco a fianco ad un alleato improbabile: i combattenti di Hezbollah. I membri della milizia sciita, che l’Unione europea e gli Stati Uniti considerano un gruppo terroristico, sono così preoccupati dei jihadisti sunniti oltre frontiera da fare causa comune con i cristiani. Infatti i cristiani di Ras Baalbek e i miliziani sostenuti dall’Iran sono molto amichevoli tra loro. Nel complesso tessuto libanese di sette e alleanze, stanno provando un nuovo approccio: cristiani e sciiti insieme contro gli estremisti sunniti.

Ras Baalbek è poco fuori la linea di frontiera dell’esercito libanese intorno ad Arsal, centro delle operazioni da queste parti per lo Stato islamico e il fronte al Nusra. La città di Arsal è circondata da calanchi, robusti fianchi di montagne ritenuti da molti inabitabili. Ora questa area è divisa a metà tra Isis e al Nusra, e Ras Baalbek si trova dalla parte dello Stato Islamico. Stando alle stime di Nasrallah ci sono all’incirca 4500 combattenti in quell’area.

La città è abbastanza vicina da essere nel raggio di azione delle postazioni dello Stato islamico. Il mese scorso una chiesa è stata colpita da fuochi di artiglieria durante un matrimonio. Nasrallah e diverse altre persone sono rimaste ferite. Questo evento ha cementato il patto con gli sciiti, con la milizia cristiana che ha cercato supporto presso Hezbollah.

«Gli unici che ci stanno proteggendo sono quelli di Hezbollah – ci dice Nasrallah – gli unici ancora in piedi oltre all’esercito sono i partigiani di Hezbollah, inutile girarci intorno».

Hezbollah è la più forte milizia supportata dall’Iran nella regione. Lungo il confine il suo supporto militare è una delle principali ragioni che tengono il regime del presidente Bashar al-Assad ancora fermamente al potere dopo 4 anni di guerra in Siria. Dall’altro lato del confine, invece, Hezbollah ha cominciato ad armare e addestrare minoranze minacciate dai gruppi militanti sunniti che arrivano dalla Siria. E a differenza dello Stato islamico, Hezbollah non richiede giuramenti di fedeltà o conversioni dalle minoranze che supporta.

«Ci accettano per ciò che siamo – spiega Nasrallah – non ci impongono alcunché. Quando c’è la possibilità vengono anche ai compleanni dei nostri figli. Hezbollah ci aiuta senza chiedere nulla in cambio».

Una delle maggiori ironie in questo Paese profondamente diviso è che il capo dei cristiani di Ras Baalbek e il leader di Hezbollah hanno lo stesso cognome. Il Nasrallah cristiano, un uomo alto e con la barba, addirittura somiglia alla sua controparte musulmana, Hassan Nasrallah. In casa sua campeggia una grande foto del suo omonimo, affiancata da una foto dell’ayatollah iraniano Ali Khamenei, il leader supremo della teocrazia islamica. E tra le foto di famiglia sul tavolino ce n’è anche una delle ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.

Una foto di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, in casa di Rifat Nasrallah (IBTimes)

Tutto questo accade in una città di circa 8.500 abitanti dove un non cristiano non avrebbe neppure il permesso di acquistare della terra. Ma adesso questa città è circondata da diverse città sciite ad ovest e militanti sunniti ad est, ed è stata costretta a scegliere da che parte stare.

«Non la chiamo alleanza, la chiamo una realtà», afferma padre Ibrahim, il sacerdote della città. «Se i militanti sunniti fossero in grado di raggiungere la città i residenti rischierebbero un disastro non diverso da quello accaduto ai yazidi iracheni sul monte Sinjar lo scorso anno: un massacro. Lo Stato islamico non si limita a fare delle sortite. Il loro obiettivo è controllare il territorio si prenderebbero le donne, i soldi e i bambini».

Lo Stato islamico negli ultimi tempi ha attaccato pesantemente i cristiani. Domenica ha rilasciato un video che mostrerebbe l’esecuzione di 30 cristiani etiopi che il gruppo aveva rapito in Libia, con un avvertimento, rivolto a tutti i cristiani, che avrebbero seguito lo stesso destino a meno che non si fossero convertiti all’Islam o avessero accettato di  obbedire alle regole dei militanti e di pagare una tassa speciale, la jizya. L’ultimo video è molto simile ad uno precedente, nel quale i militanti dello Stato islamico avrebbero mostrato la decapitazione di 21 cristiani copti in Libia.

«Il nostro destino, anche se la gente non vuole ammetterlo, sarà lo stesso – afferma Nasrallah, riferendosi alle altre vittime dello Stato islamico – L’unica differenza tra noi e loro è che noi non abbiamo la testa nella sabbia».

Padre Ibrahim ha fatto alcuni cambiamenti nella sua messa da quando la città è finita sotto la minaccia delle conseguenze dello scenario siriano. Egli dice che ora rinforza l’idea che la cristianità è una “scelta definitiva” e chiede ai giovani membri della sua chiesa di unirsi alla lotta e difendere la città. Ha anche incoraggiato a suo figlio ad unirsi alla locale milizia cristiana. Egli stesso è pronto a combattere se la città finisse sotto attacco.

«Nonostante siamo cristiani, e quindi dovremmo amare e perdonare, non possiamo essere deboli e dobbiamo proteggere la nostra terra».

Hezbollah ha a sua volta degli interessi qui. Ras Baalbek è in una posizione strategicamente importante per la milizia sciita. Se dovesse cadere in mano ai militanti sunniti, le città sciite del circondario finirebbero minacciate.

La presa di Ras Baalbek faciliterebbe l’espansione dei jihadisti sunniti nel Libano settentrionale. Essi potrebbero consolidare il controllo del territorio fino alla città portuale di Tripoli, dove hanno la seconda maggiore presenza nel paese.

Questo pericolo imminente rende Rifat Nasrallah ancor più arrabbiato riguardo la situazione in Libano. Ogni altro gruppo armato, inclusi Hezbollah e lo Stato islamico, sta ricevendo aiuti da altri paesi, ma non i cristiani.

«Voglio mandare un messaggio all’Occidente – conclude – se un giorno queste persone dovessero mandarci via da qui, il loro prossimo obiettivo sarebbero i cristiani in Occidente».

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