I nazisti non hanno mai introdotto alcun obbligo vaccinale

Ai destrorsi che tacciano di “nazismo” i governi che vorrebbero introdurre l’obbligo di vaccinazione anti-covid, la rivista “Jacobin” ha buon gioco nel ricordare che Hitler non ha mai imposto alcun obbligo; al contrario, nel periodo nazista vennero allentate le leggi guglielmine in favore della “libera scelta”.

Il magazine “sanderista” ricorda che il governo imperiale nel 1874 fu costretto dall’infuriare del vaiolo a rendere obbligatori i vaccini per i neonati e gli uomini in età di leva, una misura che per mezzo secolo ha rappresentato “una delle pietre miliari della sanità pubblica tedesca”.

Quando Hitler giunse al potere nel 1933, la Repubblica di Weimar aveva tuttavia già nella pratica sospeso le leggi sulla vaccinazione obbligatoria alla luce del malcontento che covava nell’opinione pubblica, in parte per alcune teorie antisemite che consideravano i vaccini l’ennesimo raggiro ebraico al popolo tedesco, in parte per un caso che nel 1930 aveva fatto scalpore, la cosiddetta “catastrofe di Lubecca”, in cui morirono 72 bambini su 250 vaccinati contro la tubercolosi a causa di una contaminazione durante la preparazione del siero.

I nazisti mantennero comunque le politiche sdoganate da Weimar: nel 1935 il ministro degli interni Wilhelm Frick suggerì la necessità di adottare leggi in materia di sanità pubblica “di stampo popolare”, per evitare “inutili attriti” nell’applicarle. Dal 1936 gli studenti del Terzo Reich non dovettero più produrre una certificazione di anti-vaiolosi per frequentare le scuole; questa politica vaccinale “elastica” si consolidò negli anni successivi e divenne la norma anche per i governi tedeschi del dopoguerra.

Jacobin ricorda che il Führer, nelle sue famigerate discussioni private, considerava sulla lunga distanza l’obbligo vaccinale di massa come un ostacolo per l’eliminazione degli individui “inferiori”. Secondo alcuni storici la generica fiducia nei vaccini da parte dei nazisti si univa paradossalmente a una tendenza a screditare la cosiddetta verjudete Schulmedizin, la “medicina ufficiale giudaizzata”, in favore di cure più adatta al benessere della razza ariana.

Nel 1933 per esempio il primo capo dei medici del Reich Gerhard Wagner in una rivista scientifica elogiò la superiorità della medicina “alternativa” rispetto a quella “convenzionale”, mentre il dottor Erwin Liek (ardente sostenitore dell’eutanasia e dell’eugenetica, considerato uno dei pionieri della medicina nazista) sosteneva che il popolo tedesco avrebbe dovuto sviluppare una propria “medicina” coniugando le scoperte della scienza “ortodossa” con la “sapienza curativa dei praticanti alternativi”.

Il quotidiano austriaco “Der Standard” in tempi non sospetti (novembre 2019) ha addirittura individuato il prototipo della “Mamma Informata” (la madre di famiglia che sui social che denuncia i pericoli di Big Pharma con argomenti privi di base scientifica) nella celebre rivista nazista “Der Stürmer”: in uno dei suoi numeri compare infatti una vignetta in cui una signora, intimorita da un medico (dai lineamenti palesemente semiti) che sta vaccinando il suo bel bambino biondo, afferma: So ist mir sonderbar zu Mut, denn Gift und Jud tut selten gut (“Il mio coraggio vien meno, di fronte a un ebreo col suo veleno”; letteralmente “Ho dei dubbi sul mio coraggio, perché il veleno e l’ebreo non sono affatto cose buone”).

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