I peggiori film horror del 2022 – quarta parte

Continuiamo con la carrellata di merda film horror usciti nel 2022. Vi avviso, come nelle precedenti puntate, che li spoilero tutti per farvi risparmiare soldi e tempo e diottrie. Di seguito i link alla prima, seconda e terza parte:

I peggiori film horror del 2022 – prima parte

I peggiori film horror del 2022 – seconda parte

I peggiori film horror del 2022 – terza parte


Cominciamo con un “consiglio” da parte di un lettore (che in verità mi ha solo chiesto se l’ho visto): Nope. È un fanta-horror dalla durata insostenibile per una trama sbilenca e gracile con protagonista della negritudine sfortunata, cioè un giovane impacciato che eredita dal padre il mestiere di addestratore di cavalli per l’industria cinematografica (interpretato dal bruttissimo Daniel Kaluuya, un tizio con gli occhi a palla e zero capacità recitative, che se fosse bianco probabilmente non avrebbe un lavoro, almeno non nel cinema) e una sorella rompiballe e intraprendente (ovvero -manco a dirlo- lesbica). C’è un’enorme medusa extraterrestre nel cielo che va a caccia di umani nei ranch californiani e i due fratelli, assieme a gente strampalata raccattata su internet, vogliono riprenderla per mettere online il video e monetizzare (sul serio, il loro scopo è questo, altro che Ghostbusters). Il negretto imbranato poi scopre che la creatura si nutre dell’attenzione che riceve dagli umani e dunque il trucco per sconfiggerla è non guardarla… Alla fine riescono ad ucciderla facendogli ingoiare il gonfiabile gigante di un cowboy. Attorno alla storia principale ruotano dei flashback sulla vicenda di uno scimpanzé-attore (più bravo a recitare di Kaluuya, e non è un commento razzista, giuro) che impazzisce e fa fuori il cast di una sit-com. La storia parallela dovrebbe forse portare lo spettatore a concludere che lo sfruttamento degli animali a fini commerciali è sbagliata. Tuttavia il fatto che gli stessi protagonisti abbiano come unica preoccupazione (ripeto: è proprio così) di girare dei video della bestia aliena da mettere su internet per cavalcare la ufo-mania vanifica qualsiasi interpretazione “riflessiva” del tutto. Le scene d’azione sono lunghissime e poco avvincenti (sembrano una versione paraolimpica dei classici film d’avventura). Il successo di critica e pubblico è abbastanza inspiegabile, se non per l’eventualità che il regista e gli attori principali siano afro-americani e il “capolavoro” rientrerebbe di conseguenza nella guerra civile mediatica che si sta combattendo negli Stati Uniti. Forse c’è anche qualche venatura animalista, ma il bestione spaziale viene comunque ucciso (e la lesbichetta riesce pure a fargli un bel servizio fotografico mentre agonizza), e in sostanza non c’è alcuna vera lezione da trarne (posto che un film horror dovrebbe solo far paura, ma forse è pretendere troppo al cospetto dell’importanza del “messaggio”).

Barbarian è già più complesso e inquietante, perché ci sono di mezzo i maledetti redneck e un attore accusato di stupro. Una tizia (nera, non sia mai) affitta un appartamento per lavoro e scopre che all’interno è già presente un altro inquilino (bianco, non sia mai). Dopo un po’ di tensione i due fanno amicizia ma scoprono che nella casa qualcosa non va. Sarà il quartiere degradato, una periferia di Detroit di cui tutto parlano male, sarà la situazione imbarazzante, sarà anche tutta una serie di eventi paranormali che poi si spiegano con la presenza di tunnel sotterranei dove vive un clan patriarcale (composto da visi pallidi, non sia mai) che a furia di incesti ha prodotto un donnone mostruoso assettato di violenza… Nulla che non abbiate già visto da quarant’anni a questa parte: praticamente è un remake di Non aprite quella porta per un pubblico che non deve più limitarsi a odiare le piccole comunità rurali ma tutti i maschi bianchi. I critici, ovviamente, si sono fatti prendere dall’entusiasmo, sia perché in fondo sono dei bambini troppo cresciuti (e quindi saltano sulla sedia per le scene “bubusettete”) sia perché il “messaggio” del film è consono alla loro mentalità (donne vittime del patriarcato – le nere in senso assoluto, le bianche in quanto complici – e gli uomini tutti ottusi e vigliacchi, oltre che stupratori e assassini).

The Feast è un horror gallese… e forse potremmo fermarci già qui. Vabbè, a parte gli scherzi, la pellicola è stata girata nel 2021 ma mi pare che in Italia sia stato distribuito solo da quest’anno, perciò lo faccio rientrare nella lista nonostante avessi la scusa per non parlarne. Solita trama: comunità rurale con bianchi avidi che vogliono scavare una miniera su un appezzamento presieduto da una divinità femminile locale, la quale per vendicarsi si impossessa del corpo di una cameriera. Scene truculente a non finire (perché se la trama è inconsistente di solito si punta più sullo schifo che sulla paura) e una conclusione pseudo-ambientalista che ti fa esclamare come al solito “Ah ma allora è sempre la stessa cazzata”. Il bersaglio è la ricca borghesia bianca, la sua sete di denaro e potere e il suo classismo (anche se la “dea” incarnata nel corpo della cameriera fa di tutto per irritare i padroni di casa, che se fossero stati così cattivi avrebbero dovuto cacciarla immediatamente a pedate).

Dopo l’horror gallese, ecco quello svedese: The Other Side… Come prima, dovremmo fermarci qui e basta. Ma forse voglio semplicemente farmi (e farvi) del male. Il film ha tre titoli, uno in svedese (Andra sidan), uno in inglese (The Evil Next Door), e uno in italiano (che naturalmente deve essere in inglese, The Other Side, appunto). E già ci sarebbero gli estremi per una polemicuccia, perché non si capisce il motivo per cui si debba essere anglomani all’estremo e inventarsi addirittura un titolo ad hoc in pseudo-banal-inghilese. La pellicola è stata girata nel 2020 ma in Italia è arrivata solo da qualche mese. Non posso spoilerare nulla perché, avendolo visto qualche tempo fa, ammetto di non ricordare nemmeno la conclusione! In pratica c’è questa tizia che va a vivere con un vedovo e si deve occupare del figlio di quest’ultimo: la nuova casa è però infestata da una strana presenza, a quanto pare proveniente da un buco dell’appartamento accanto in cui anni prima è accaduto un delitto (puntualmente scoperto tramite un articolo di giornale: mai informarsi prima di acquistare una casa). Dunque c’è una creatura sovrannaturale che cerca di mettere in difficoltà la protagonista (tra l’altro di origine persiana, e anche qui “tutto torna”), la quale però riesce a sgominare il fantasmone accettando di diventare finalmente una madre amorevole. Comunque, no, non mi è tornata in mente la storia mentre scrivevo: sono andata a leggermela da qualche parte (divertente questa ricostruzione da una sana prospettiva normaloide). Un problema che pongono questi horror pseudo-psicologici è che non si capisce mai se le creature mostruose siano reali oppure solo allucinazioni: il tema è sempre rischioso, perché nel caso sia vera quest’ultima ipotesi dovremmo come minimo dedurre che le donne sono tutte pazze; nel caso accettassimo che sia tutto vero, rimarrebbe comunque il rammarico per non aver mai provato un qualche brivido per i fantasmoni, che del resto in film del genere sembrano effettivamente mere fantasie di una mente (femminile, ça va sans dire) disturbata.

Concludiamo questa quarta parte con qualcosa di lievemente migliore (ma in ogni caso al limite dell’insufficienza): Cerdita è un horror-thriller spagnolo (che in Italia arriva col titolo inglese, Piggy, altrimenti non siamo contenti) la cui protagonista è una adolescente sovrappeso alle prese con il bullismo e un serial killer (attratto da lei?) che si aggira per l’Estremadura. Nella classica cornice del politicamente corretto (con fat-shaming esagerato, scene di masturbazione poco edificanti e il classico pregiudizio verso le comunità rurali) la regista e sceneggiatrice Carlota Pereda ha perlomeno cercato di imbastire un prodotto originale, seppur con immensi limiti. Uno di questi è l’eccesso di scene truculente, con abbondanza di sangue ovunque (persino quando alla protagonista arriva il ciclo…), che più che a un quadro di Goya fanno pensare a una historieta di pessimo gusto. Lascia altresì perplessi che una pellicola del genere, senza alcuna ambizione artistica (l’unica originalità sta nella location, perché se fosse americano non meriterebbe nemmeno la recensione), sia stato prodotta non solo con ingenti contributi regionali e statali (anche francesi) ma persino con i fondi dell’Unione Europea, che idealmente dovrebbero andare solo a opere con scarso potenziale “commerciale” ma con rilevanza storico-culturale, e non a porcherie di tal fatta, dalla morale più che ambigua (voglio vedere quale eurocrate riuscirebbe a spacciarlo per film anti-bullismo o anti-maschismo!), che falliscono regolarmente ai botteghini non di certo a causa dell’incomprensione del grande pubblico.

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