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I peggiori film horror del 2023 (III): ormai non si capisce più se The Nun II sia un film cattolico o anticattolico

Un lettores cuccadores mi chiede immantinente la recensione di The Nun II. Una pellicola incommentabile, al pari del primo episodio: si è persino scomodata l’altisonante definizione di horror gotico, o addirittura American gothic, nonostante uno sia ambientato in Romania e l’altro in Francia. Per rendere il tutto ancora più “medievale”, si è scelto di incastrare gli eventi tra il 1952 e il 1956. Inutile dilungarsi su quanto un certo tipo di “intrattenimento” (a partire dai romanzi protestanti ottocenteschi sugli “abominevoli segreti” custoditi dai conventi) sia sorto peculiarmente sull’onda del Kulturkampf americanista contro la Chiesa cattolica, ad ogni modo il “genere” è sempre quello: non a caso la trama di The Nun II è praticamente la stessa di Constantine, un horror del 2005 in cui Keanu Reeves fa l’esorcista.

Per chi non avesse visto -beato lui- il demenziale esordio di Francis Lawrence, riassumo in due righe la trama: John Constantine è un mezzo prete mezzo santone dotato di poteri paranormali che si trova invischiato in una battaglia tra inferno e paradiso (“Dio e il diavolo hanno scommesso le anime”). Il film è considerato un cult probabilmente perché contiene tutti gli stilemi, non solo artistici, del genere: la spettacolarizzazione dell’esorcismo, l’etnicizzazione della religione cattolica, la maternità vista come qualcosa di “diabolico” e la giustificazione della malattia mentale e del suicidio come prodotti di influenze ultraterrene e soprannaturali (se sei pazzo è colpa dei demonietti che ti sono entrati in testa).

Sulla pellicola personalmente ho sviluppato altre schizoteorie che vorrei qui rilanciare: in primis il fatto che il demone si incarni in un messicano che come prima cosa una volta giunto in America si mette a stuprare il personaggio interpretato da Rachel Weisz. Questa strizzata d’occhio colossale alla dottrina neocon a livello di politica interna mi costringe ad allargare la prospettiva alla dimensione internazionale: non solo nella rappresentazione dello scontro tra Dio e il Diavolo come un conflitto tra “superpotenze”, con la conseguente colpevolizzazione di chi vorrebbe mantenersi neutrale (“Mentre stai qui a imitare la Svizzera, la gente muore”, dice il protagonista a un altro “mago” che non vuole partecipare alla guerra), ma, collegato a questo, alla riduzione della Chiesa cattolica a una sorta di “Impero del Male” da abbattere anche attraverso la cultura di massa.

Se ci pensate, è in quegli anni in cui il Vaticano si è rifiutato di benedire la crociata bushiana che Hollywood ha iniziato a sfornare “Codici da Vinci” a raffica. Ci sarebbe da scrivere un’intera enciclopedia su quel periodo storico, ma in fondo a chi importa più. Inoltre, sempre in materia di schizoteorie, Constantine contiene un colossale messaggio subliminale a favore della ridicola battaglia anti-fumo portata avanti con metodi deliranti (Keanu Reeves rischia di finire all’inferno perché “fuma 30 sigarette al giorno all’età di 15 anni”: no, non è uno scherzo).

Ma andiamo avanti. Dopo una ventina d’anni di demonizzazione del “papismo”, si arriva a The Nun II, che è, come Constantine, una rappresentazione della lotta tra Dio e Satana secondo la quale entrambi goderebbero di un potere pressoché identico, e come in Constantine (spoiler, ma non vi perdete nulla), alla fine si arriva a una sorta di aspersione collettiva stile “impianto antincendio” con del vino consacrato dalle suore in sangue di Cristo (due elementi  centrali del film del 2005).

Senza dilungarmi troppo su altri paralleli, in generale si evince una “ispirazione” comune a tutte queste opere, che tuttavia risente del contesto extra-artistico (per così dire) maturato negli ultimi anni, in particolare con l’avvento di Bergoglio al soglio pontificio. In effetti il mio dubbio più grande, al di là della qualità infima di The Nun (I & II) sotto diversi aspetti (estetico, contenutistico, morale ecc), riguarda i motivi per cui a tutt’oggi la gente sia attratta da questa roba: le masse sentono forse ancora bisogno di una rappresentazione della Chiesa come entità infera e opprimente? Quanti sono i “cristiani” che possono testimoniare di aver studiato dalle suore o avuto mai a che fare con un convento?

Se fosse per questo, uno potrebbe anche illudersi che la Chiesa, almeno da una prospettiva “negativa” (per il mondo), conti ancora qualcosa. Però sarebbe, appunto, solo un’illusione, e nemmeno tanto pia: la confusione ingenerata dal bergoglismo ci ha ormai portati al punto di non riuscire più a comprendere se The Nun sia un film anticlericale oppure… clericale. Per fare un esempio, l’insistenza sulle figure delle suore come tramite fondamentale per la salvezza dalla dannazione non ha assolutamente nulla di discordante rispetto a una abituale “pastorale” bergogliana. Sarà dunque probabilmente un miracolo se rebus sic stantibus la serie non verrà presto trasmessa nelle sale parrocchiali

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