I servizi spagnoli sapevano degli attentati di Barcellona?

La stampa spagnola insiste: i Servizi sapevano degli attentati di Barcellona?
(“Gog&Magog”, 18 luglio 2019)

Come ha riportato, primo in Italia, il giornalista Marco Santopadre sul suo profilo Facebook, è uscita in questi giorni una serie di articoli sul giornale progressista spagnolo Pùblico che getta una luce sinistra sugli attentati di Barcellona e Cambrils nell’agosto 2017. Si descrivono dinamiche che non risulteranno ignote a chi abbia seguito con attenzione le indagini sui vari attentati attribuiti ad Al Qaeda prima e all’Isis poi in Europa degli ultimi anni.

Già due anni fa, subito dopo gli attacchi, era emerso che l’imam radicale Abdelbaki Es Satty, “guida spirituale” e leader degli attentatori, era stato in passato un confidente dei servizi segreti spagnoli. Inoltre, presso la sua casa si erano trovati documenti legati anche all’attentato a Nassirya (in cui morirono 19 italiani) del 2003 e alla stazione di Atocha del 2004.

Ora una dettagliata inchiesta del quotidiano iberico (titolata “La verità sull’imam”), basata su documenti riservati e su una relazione inviata dai servizi segreti spagnoli agli inquirenti sulla strage, rivela come Es Satty fosse a tutti gli effetti ancora un informatore del Centro Nacional de Inteligencia (CNI) nei giorni della strage sulle Ramblas.

Come scrive Santopadre, Es Satty era noto ai servizi spagnoli sin dal 2005, quando era sospettato di reclutare combattenti jihadisti da inviare in Siria e poi in Iraq. Il reclutamento dell’uomo è avvenuto nel 2014, quando era in carcere da quattro anni dopo essere stato arrestato nel 2010 per traffico internazionale di droga (era stato bloccato alla guida di un furgone con 136 kg di hashish che stava cercando di introdurre in Spagna dal Marocco).

All’avvicinarsi della termine per la scarcerazione del militante jihadista e ammiratore dei talebani, il CNI lo ha avvicinato e gli ha proposto di fare l’informatore. Lui ha accettato e subito dopo (marzo 2015) un tribunale amministrativo ha deciso non espellerlo dal paese. Secondo i documenti raccolti da El Mundo il giudice ritenne che l’imam non era “una minaccia reale” e aveva dimostrato i suoi “sforzi di integrazione nella società spagnola”. I traffici di droga nei quali era stato coinvolto e per i quali era stato imprigionato, spiegava la pronuncia, erano “un atto criminale lontano nel tempo” che era stato ‘cancellato’ dall’“evidente radicamento del suo lavoro in Spagna”. Anche i servizi di sicurezza, in una nota confermavano che Es Satty non era né islamista né costituiva un pericolo. Veniva quindi aiutato dagli 007 a diventare l’imam della comunità islamica nella piccola località catalana di Ripoll, dove immediatamente iniziava a individuare e radicalizzare i suoi giovani “discepoli”.

Es Satty per anni ha costantemente comunicato con i suoi “gestori”, attraverso una casella di posta elettronica. I messaggi venivano scambiati archiviandoli nella cartella delle “bozze”, dove venivano letti dalle due parti così da non doverli inviare, col rischio che qualcun altro potesse intercettarli. L’intelligence di Madrid monitorava da vicino i piani e gli spostamenti del gruppo di seguaci di Es Satty che si era venuto a creare, con una una grande quantità di esplosivo nascosta nella località di Alcanar.

Un piccolo incidente si rischiava nel marzo 2016, quando l’imam era andato in Belgio a Vilvoorde, patria dei foreign fighters, e il suo comportamento sospetto (voleva predicare nella moschea di Diegem, ma era sparito nel nulla appena gli avevano chiesto il certificato penale) era stato segnalato alla polizia dal capo della comunità musulmana locale. L’antiterrorismo belga allerta le autorità spagnole, che non rispondono…

I servizi spagnoli erano quindi pienamente al corrente dei viaggi di alcuni di loro in Francia e Belgio poco prima degli attacchi (dove si sospetta che abbiano avuto “direttive” sul da farsi: l’imam aveva al momento della morte un biglietto aereo pronto per Bruxelles). Inoltre, anche la CIA aveva avvertito sul rischio imminente di un attacco.

Nella relazione consegnata alla procura e alla polizia, il CNI ammette che non solo ha seguito gli spostamenti degli attentatori, ma che aveva accesso a tutte le loro comunicazioni, forse proprio grazie alla collaborazione di Es Satty. I servizi segreti spagnoli, quindi, sapevano che il gruppo stava preparando un grosso attentato in Catalogna per le settimane successive, ma non hanno avvisato la polizia catalana. Il sospetto del giornale è che all’interno dei servizi segreti — o più verosimilmente tra i dirigenti politici spagnoli — qualcuno abbia pensato che non era il caso di arrestare i jihadisti, perché la strage avrebbe potuto essere utilizzata dal governo di Madrid per far saltare il referendum per l’indipendenza della Catalogna previsto per il primo ottobre.

La cellula stava preparando un attentato esplosivo per il mese di settembre. Ma il 16 agosto, forse per una causa accidentale, nel covo di Alcanar saltano in aria decine di bombole di gas, che gli attentatori volevano fare esplodere nella cattedrale della Sagrada Familiamuoiono Es Satty e un jihadista. A quel punto entra in allarme la polizia catalana e il gruppo è costretto a cambiare i propri piani. I servizi di Madrid, però, nulla dicono ai colleghi.

Il giorno dopo, il 17 agosto, un furgone si lancia a tutta velocità sulle Ramblas di Barcellona travolgendo centinaia di persone e causando una strage. Dopo poche ore, altri cinque fanatici si lanciano contro la folla a bordo di un’auto nella località balneare di Cambrils. Verranno tutti uccisi dalle forze dell’ordine.

Il bilancio finale dei due attacchi sarà di 14 morti e 92 feriti.

Come accennato, fin da subito è emerso che l’imam Es Satty era un confidente del CNI, o quantomeno monitorato dai servizi spagnoli: il governo catalano ha protestato con Madrid per il mancato allarme, e l’aspra polemica è diventata di pubblico dominio. C’è stata anche una enorme manifestazione popolare a Barcellona il 26 agosto del 2017, e i manifestanti contestarono sia il re Filippo VI siail capo del governo Rajoy che nel frattempo, insieme alla stampa spagnola, chiedevano di “rinsaldare l’unità dello stato contro il terrorismo”.

Il corteo respinse invece le strumentalizzazioni del sovrano e dell’esecutivo, denunciando le relazioni tra la casa reale e l’Arabia Saudita, sponsor mondiale del jihadismo, e le “falle nella sicurezza” che avrebbe potuto evitare la strage.

La mobilitazione popolare all’insegna degli slogan No tinc por (“Non ho paura”) e “Le vostre politiche, i nostri morti”, respinse il tentativo di criminalizzazione della comunità islamica catalana — i cui rappresentanti sfilarono assieme ai leader politici e sociali locali — e impedì che il governo statale potesse approfittare della situazione, imponendo come previsto lo stato d’emergenza e l’invio dell’esercito nelle strade di Barcellona.

I sospetti di un coinvolgimento assai più grave dell’intelligence e degli apparati dello stato spagnolo sono nel frattempo cresciuti quando il Partito Popolare — allora al governo — Ciudadanos e anche il PSOE (Partito Socialista) si sono opposti all’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare che indagasse sui legami tra CNI ed attentatori proposta dai partiti indipendentisti catalani.

Ovviamente, al momento, di questa vicenda non c’è traccia sulla stampa mainstream italiana…

La strage sulle Ramblas di Barcellona fu una strage di Stato?Marco Santopadre – 18 luglio 2019Due anni fa, subito…

Gepostet von Marco Santopadre am Donnerstag, 18. Juli 2019

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