Il bullismo in America (una testimonianza)

Per cominciare qualche dettaglio: la mia famiglia si è trasferita in un altro paese del quale non conoscevamo la lingua quando avevo 12 anni, mi hanno messo in una scuola normale e mi ha detto di arrangiarmi. Senza sapere una parola d’inglese, potete immaginare l’inferno che ho passato. La scuola in cui mi avevano iscritto era stata anche classificata come una delle peggiori del paese, non solo per il rendimento ma anche per le statistiche sulla criminalità (ci sono stati due accoltellamenti solo ai tempi in cui ci andavo).

Ad ogni modo, ho fatto del mio meglio per integrarmi nella cultura, stringere rapporti con le persone e imparare la lingua. Ma un tizio mi ha preso di mira sin dal primo giorno. Non ho idea del perché o di cosa avessi fatto per irritarlo, ma mi odiava a morte e ha fatto di tutto per dimostrarmelo. Era il tipico delinquentello, rubava, bigiava, aveva problemi di droga, quasi sicuramente frequentava qualche gang. Stiamo parlando di quel tipo di persona, che peraltro assieme ai suoi amichetti non ha smesso un istante di  pestarmi, oltre a sfottermi continuamente per il mio accento (soprattutto in classe, di fronte ai compagni e agli insegnanti).

Spesso lui e i suoi amici mi spingevano in una pozzanghera all’entrata di scuola, oppure mi seguivano di nascosto in bagno e mentre stavo pisciando cercavano di strangolarmi da dietro. Dovevo naturalmente trovare il modo di sopravvivere cercando di evitarlo, studiando quando e dove andare in bagno, uscire di scuola, sedermi in classe eccetera. Una volta non ho fatto attenzione e con la sua banda mi ha beccato fuori da scuola e mi ha pestato a sangue, c’erano più di una ventina di ragazzi e anche uomini che venivano all’uscita per incontrarlo. Non ho potuto far altro che raggomitolarmi e proteggermi la testa.

L’unica cosa che mi ha tenuto sano di mente finora è stata la certezza che nulla di tutto ciò avrebbe avuto importanza quando saremo cresciuti. Avrei avuto una famiglia e un lavoro, sarei diventato uno stimato membro della società, mentre lui sarebbe finito in prigione o comunque non se la sarebbe cavata bene. Il karma funziona, vero? Il mondo non può essere così ingiusto.

Andiamo avanti di quindici anni. Non mi sono tenuto in contatto con nessuno di quella scuola. Non ho fatto amicizie anche perché sarebbe stato come farsi prendere dalla sindrome di Stoccolma. Un giorno però mi è venuta voglia di cercare il bullo su Facebook.

Possiede un’attività di grande successo, ha una moglie stupenda e due bambini. Vive nella parte migliore della città, possiede una casa enorme e alcune macchine costosissime. Sta vivendo una vita meravigliosa rispetto a me, che non sono sposato, non ho figli, non ho un lavoro e sono ritornato a vivere con i miei genitori. Questo fatto mi ha completamente fottuto la sanità mentale negli ultimi giorni e non riesco proprio a capacitarmi delle cazzate di cui mi hanno riempito: “il karma arriverà anche per lui”. Penso che il karma se lo sia dimenticato…

(TIFU by looking up my school bully, r/tifu/, 3 settembre 2019)

PS: Il “bullo di successo” fortunatamente è una figura non ancora molto diffusa in Italia, tuttavia col buonismo dilagante penso che prima o poi diventerà una realtà anche dalle nostre parti (abbiamo già dedicato qualche articolo alla questione).

PPS: L’idea di “karma” non ha nulla a che fare con quella roba che hanno venduto a noi occidentali (e della quale giustamente si fa beffe l’Autore del post di cui sopra). Il “vero” karma in realtà serve precisamente a giustificare le profonde ingiustizie a cui assistiamo come necessaria conseguenza di qualche peccato compiuto nelle vite precedenti. Per chi volesse approfondire, consiglio questo post:

Karma Police (Cambogia)

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