Il candidato che vuole vincere coi meme

Dopo una settimana di fuoco per l’universo memetico a seguito dell’attentato anti-islamico in Nuova Zelanda, è ripresa a muoversi l’impressionante macchina propagandistica di Andrew Yang, l’aspirante candidato democratico che vuole farsi strada verso la Casa Bianca proprio a suon di meme.

Questo imprenditore di origine taiwanese ha infatti sguinzagliato le sue divisioni virtuali nei luoghi dell’internet dove sono stati forgiati quei tazebao postmoderni che a quanto pare hanno avuto un ruolo non secondario nella vittoria di Donald Trump. In particolare è la proposta di un reddito di cittadinanza “all’americana” (mille dollari al mese) a rappresentare il pezzo forte della guerriglia psicologica della #YangGang.

(riferimento al meme Friendship Ended)

La proposta può far sorridere, ma la prossima generazione d’oltreoceano sarà fondamentalmente divisa tra NEET (quelli che “né lavorano né studiano”) e wagies (gli “stipendioti”, i NEET che “ce l’hanno fatta” a uscire dallo scantinato della casa dei genitori e ora sono schiavi a vita dei debiti contratti per ottenere un titolo di studio poco redditizio), dunque non è da escludere che il messaggio di Yang faccia presa su un elettorato trasversale, persino tra i “delusi” da Trump.

A quanto pare il mito delle società anglosassoni bamboccioni-free sta rapidamente tramontando a causa delle contraddizioni generate dalle utopie social-liberiste, mondialiste, ordoliberiste ed efficentiste. Soprattutto negli Stati Uniti, la figura del wagie (o, ancora più spregiativamente, wagecuck) è protagonista al negativo di migliaia di meme, schiavo di universo distopico fatto di Woke Capital (il capitalismo che abbraccia le battaglie progressiste per garantirsi l’invincibilità mediatica), ridicole alchimie finanziare propinate al popolino e consumismo insensato e compulsivo colorato di tinte rosa o arcobaleno:

Il messaggio di Yang fa dunque presa su numerose categorie sociologiche che nei sondaggi elettorali nemmeno compaiono: a parte i NEET, ci sono ovviamente gli Incel,

e, più in generale, una buona fetta l’universo del’alt-right, schierato col candidato democratico non solo per ragioni di shitposting (segnalo, da consultare cum grano salis, “AltLeft“, “Unz” e “Bloody Shovel“). Ovviamente tutto ciò non poteva che mettere in allerta la stampa, sia perché l’idea che Yang possa “regalare soldi” alla plebe ripugna i giornalisti (quelli che “ce l’hanno fatta da soli” magari solo con una piccola raccomandazione), sia per il fatto che un politico non voglia bruciare il granello d’incenso alle divinità del politicamente corretto (atteggiamento che fa letteralmente inferocire l’establishment).

Yang non si lascia però trascinare nelle paranoie della identity politics e affronta qualsiasi tema da una prospettiva pragmatica ed equilibrata, si tratti di discriminazione dei bianchi o circoncisione (!!!): in questo modo non concede nulla ai mass media, che invece sarebbero disposti immediatamente a “premiarlo” qualora si giocasse la carta della minoranza etnica o sessuale (pensiamo all’impostazione adottata verso l’astro nascente dei dem Alexandria Ocasio-Cortez: quando parla di femminismo o immigrati è un’eroina e un santa, mentre se tocca argomenti come “salari” o “Israele” è una estremista schizzata).

Non sappiamo se Yang riuscirà almeno a comparire in uno dei dibattiti preliminari, ma sarà comunque uno spettacolo, fosse solo for the lulz.

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