Il caso Kaminsky dimostra che le aziende farmaceutiche ci considerano meno che cavie da laboratorio

Dan Kaminsky, guru della sicurezza informatica, è morto all’età di 42 anni, dieci giorni dopo aver ricevuto la seconda dose del vaccino Pfizer. La causa di morte sarebbe chetoacidosi diabetica, come ha voluto precisar ela famiglia attraverso un comunicato ufficiale proprio per sfatare il “complottismo” sulle vaccinazioni anti-covid.

Dan Kaminsky ha fatto la seconda dose del vaccino Pfzier il 12 aprile, e il 24 era morto. Affermare che il vaccino non abbia avuto alcun ruolo nel suo decesso, senza altre informazioni al riguardo, è senza dubbio un atteggiamento anti-scientifico. D’altro canto, il miglior vaccino contro le “teorie del complotto” sarebbe proprio la trasparenza. Se il governo e i media pretendono che l’intera umanità si vaccini, che almeno la pubblica opinione venga costantemente informata su quanto accade.

Alex Berenson, ex giornalista del New York Times, ha del resto evidenziato che la chetoacidosi è stata collegata ai vaccini a mRNA in più rapporti nel database Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) dei Centers for Disease Control americani.

È vergognoso che i vaccini anti-covid abbiano praticamente saltato tutte le prove, i test e i trail, e che ora sia i media che i governi si rifiutino di considerare alcuna correlazione coi decessi. Perché non esiste un registro dati ufficiale sugli effetti collaterali di questi vaccini? Come possono aspettarsi che le persone si fidino di loro, quando si rifiutano apertamente di considerare qualsiasi reazione avversa come tale?

Big Pharma ha trasformato l’intera popolazione mondiale nel suo test group, ma al contempo si rifiuta di tenere traccia degli eventi avversi. Se qualcuno muore giorni dopo aver ricevuto il vaccino, invece di indagare, si comincia immediatamente a strillare che non esiste alcuna relazione tra i due eventi.

Da tutto ciò si evince che le grandi aziende farmaceutiche considerano la popolazione mondiale al di sotto delle cavie di laboratorio: pensiamo solo al fatto che il decesso di Kaminsky, qualora si fosse verificato durante i trial, non sarebbe stato liquidato come evento accidentale.

Tutto ciò, a questo punto, non si può nemmeno definire “sperimentazione di massa”, dal momento che rendendo obbligatorio un farmaco sperimentale (o comunque propagandandolo come panacea universale) su un campione così vasto e vago, si rende praticamente impossibile poter rintracciare le vere reazioni avverse (soprattutto quelle “rarissime”), perché da una parte non si dispone di storia clinica e anamnesi dei soggetti testati e dall’altra non si ha il coraggio di ammettere che si tratta a tutti gli effetti di sperimentazione.

Anche perché, probabilmente, non è nemmeno tale: la pratica sembra avere più affinità con lo smaltimento illegale di rifiuti tossici, oppure con un semplice divertissement sadico dell’élite. In ogni caso quanto sta accadendo con questi vaccini è qualcosa che probabilmente non ha precedenti nella storia della medicina. Almeno smettiamola di fingere che tutto stia andando per  il verso giusto.

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