Il condominio nel cinema americano (obiezioni urbanistiche a Halloween)

Le contestazioni che potremmo muovere all’importazione di Halloween in Italia sono innumerevoli: per esempio, che le modalità con cui è celebrato lo rendono un mero doppione “notturno” del carnevale; oppure che a ogni anno essa perde sempre più il suo carattere di “Festa” (lato sensu) in una società dove lo sballo è routine.

Tuttavia, l’obiezione più forte che a mio parere si potrebbe oppugnare non è di stampo culturale, né religioso o politico, ma urbanistico. Detto nel modo più brutale possibile: in Italia Halloween non s’ha da fare perché ci sono troppi condominii e poche villette a schiera.

L’ho capito l’altra sera osservando sparuti gruppetti di fanciulli martoriati dal freddo che tentavano di intrufolarsi in qualche palazzone (presumibilmente dopo esser stati cacciati dal proprio) citofonando come assatanati (è il caso di dirlo) allo scopo di fare il giro dei pianerottoli chiedendo “dolcetto o scherzetto?”. È già un miracolo che nessun ragazzino sia ancora volato giù per le scale: questo dimostra tutto sommato che gli italiani non sono così selvatici come li si dipinge (ma non posso garantire lo stesso sugli immigrati: che i bimbi nostrani abbiano avuto l’accortezza di importare, oltre alla festa, anche la mentalità da W.A.S.P. che proibisce di bussare alle porte di chi ha cognomi esotici?).

Perciò il motivo principale per cui Halloween non può diventare il fondamento di una religio civilis importata è proprio il fatto che il paesaggio urbano italiano non corrisponde a quello hollywoodiano. Sicuramente anche negli USA ci sarà qualche ragazzino che va a fare “dolcetto o scherzetto” nei condominii, ma mai una scena del genere è finita in una sola pellicola americana.

A dirla tutta, è il condominio stesso a essere considerato, nel cinema statunitense, con accezioni esclusivamente negative. Il primo esempio che mi viene in mente è il bruttissimo action movie The Expatriate (2012), ambientato a Bruxelles: il protagonista sfugge ai suoi inseguitori rifugiandosi in un appartamento abitato da una famiglia di immigrati marocchini dalla prole ridondante. Il condominio diventa quindi il non-luogo al di fuori di qualsiasi legge umana (e divina, visto che alla fine c’è pure una bella strage). Sempre parlando di visioni recenti, anche il grottesco falansterio venezuelano (il Centro Financiero Confinanzas) nel quale il sergente Brody viene nascosto nella terza stagione di Homeland è ispirato allo stesso principio – in questo caso il condominio diventa terra incognita persino per la CIA.

Mi sembra quindi che la regola non scritta “condominio = hic sunt leones” sia valida per quasi tutte le produzioni americane: il condominio viene sempre rappresentato come lo spazio della perdizione, dell’assassinio, dello stupro, dello spaccio ecc… Di conseguenza, la scena di un bambino che va a chiedere dolcetti in un palazzone potrebbe comparire solo in un horror o un poliziesco.

Dunque non c’è alternativa: o si proibisce Halloween o si regala una villetta a chi deve subirlo. Un Piano Marshall urbanistico, perché no? Si potrebbe anche chiedere semplicemente più rispetto da parte dei registi hollywoodiani per chi vive in un condo, ma poi chi guarderebbe un film americano privo della classica morale che i poveri meritano di essere poveri?

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