Il dibattito in Europa sulla didattica a distanza

Una breve rassegna stampa a cura di Eurotopics: non un granché, ma è giusto per orientarsi. Ad ogni modo sto raccogliendo testimonianze da parte di docenti italiani e spero presto di pubblicarle qui sul blog.

Secondo l’Unesco, 1,5 miliardi di bambini e adolescenti in tutto il mondo al momento non hanno la possibilità di frequentare la scuola a causa della pandemia di coronavirus. Costretti a rimanere a casa, si stanno perdendo la maggior parte delle opportunità di apprendimento. Il settore dell’istruzione tuttavia sta rapidamente cercando il modo di affrontare la situazione e le persone coinvolte escogitano soluzioni inventive.

La crisi evidenzia quanto precaria sia la condizione di alcuni bambini, sottolinea l’austriaca Die Presse:

“Gli insegnanti non hanno potuto contattare i figli degli immigrati per settimane. I servizi sociali puntano l’attenzione sul pericolo di rimanere indietro per i bambini appartenenti a famiglie violente o povere, nelle quali difficilmente i genitori potrebbero assisterli nell’apprendimento. In Austria la crisi sta costringendo gli insegnanti ad agire, a fare non pochi sforzi per entrate in contatto con tutti i bambini e offrire loro punti di riferimento, nonché i supporti tecnologici per rendere partecipi dell’e-learning anche le famiglie indigenti”.

Secondo il quotidiano ungherese (di Bratislava) Új Szó, i risultati che il sistema educativo sta producendo sotto pressione mostrano quanto siano superflui molti dei soliti dibattiti sulle “riforme”:

“La società sta di nuovo imparando a conoscere se stessa. Vedremo se si potranno mettere da parte i soliti dibattiti inutili e piagnucolosi. E vedremo quanto la didattica a distanza sia flessibile e innovativa. L’improvviso obbligo dell’apprendimento a distanza è un esempio eccellente. Il problema doveva essere risolto entro pochi giorni. E così, seppur lentamente all’inizio, qualcosa ora sta funzionando e non avrebbe mai funzionato in tempo di pace, anche dopo anni di preparazione e migliaia di discussioni”.

Le Monde (Le baccalauréat 2020, exception ou exemple?, 4 aprile 2020) sottolinea quanto velocemente regole e vecchi sistemi possano cambiare anche in ambito scolastico:

“Quando tra qualche anno stileremo un elenco dei cambiamenti che la pandemia di Covid-19 ha generato o promosso, il diploma di maturità (‘monumento’ francese per eccellenza) ne farà senza dubbio parte. L’annuncio da parte del Ministro dell’istruzione Jean-Michel Blanquer di venerdì 3 aprile, secondo cui i tradizionali esami di fine anno saranno annullati e sostituiti dalla media dei voti ottenuti, sarebbe apparso rivoluzionario in tempi normali. Ma né l’occupazione nazista né il Sessantotto erano stati in grado di interrompere gli esami”.

L’isolamento a casa è particolarmente difficile per i giovani, spiega lo psicologo svizzero Allan Guggenbühl alla Neue Zürcher Zeitung:

“I giovani vedono la scuola come un luogo in cui possono incontrare i coetanei e sperimentare l’indipendenza. Coi compagni di classe possono commentare le notizie, spettegolare, flirtare, scherzare, lamentarsi di insegnanti e genitori o semplicemente stare insieme… Al riparo dal radar degli adulti, i giovani creano mondi alternativi fondamentali per lo sviluppo della loro identità… Questo importante ruolo della scuola aiuta molti giovani a raggiungere la stabilità emotiva… L’apprendimento online è una soluzione temporanea, ma non sufficiente per superare questo momento difficile. Anche gli adolescenti devono essere supportati nella loro psico-emotività”.

Birgit Schatz, deputata austriaca dei Verdi impegnata nella difesa dei minori, dalle colonne dello Standard invoca sussidi per i lavoratori con figli:

“Nonostante la situazione particolare, i bambini e i loro genitori non sono contemplati dalle misure del governo. Per non parlare delle famiglie povere che affrontano sfide ancora più difficili… Sarebbe opportuno dare qualche aiuto in più… Per esempio, l’introduzione del congedo parentale retribuito, in base al quale i genitori si prendono cura dei propri figli a casa con il consenso dei loro datori di lavoro e lo Stato finanzia con indennità pari a quella di disoccupazione. Ciò solleverebbe i datori di lavoro dai costi salariali garantendo nel contempo che i genitori possano guadagnarsi da vivere… I bambini e il loro accudimento non sono soltanto una questione privata!”

Infine, in Finlandia si discute della possibilità di abbreviare le vacanze estive al fine di compensare parzialmente la chiusura delle scuole. Il quotidiano Helsingin Sanomat la considera però una pessima idea:

“Gli eroi in questa crisi sono coloro che tengono in piedi le strutture sociali e mantengono in vita le persone con il loro lavoro. Gli insegnanti della scuola e dell’asilo sono parte della spina dorsale della società… Sono coscienziosi e cercano di dare il possibile. Ma il rischio è che si stanchino… Il ministro dell’Istruzione Li Andersson ha affermato che gli insegnanti non dovrebbero essere troppo duri con se stessi qualora gli obiettivi stabiliti nel programma non potessero essere raggiunti. A questo messaggio devono seguire ulteriori precisazioni nelle prossime settimane, perché gli insegnanti non possono decidere autonomamente quali tagli apportare al programma. Accorciare le vacanze estive sarebbe come far loro un torto”.

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