No, il dibattito sugli Incel, no!

Per certi è quasi provvidenziale che in Italia il panorama mediatico sia ancora monopolizzato dai tentativi di coalizione tra Lega e M5S (con corredo di allarmismi sulle forze oscure della reazione in agguato), perché nel mondo anglofono lo spin che sta andando per la maggiore è quello degli incel, i “celibi involontari”.

I nostri giornali ne hanno parlato per qualche giorno dopo l'”attentato” di Toronto: in pratica si tratta di un’etichetta per definire quei maschi che si sfogano sui forum perché non riescono a trovare una donna. Da qui a trasformarli “in una minaccia più grande dell’Isis” però ce ne passa, visto che non è nemmeno dimostrato che l’assaltatore armeno-canadese e l’ennesimo school shooter americano siano in qualche modo ricollegabili a una “comunità” online, e non abbiano agito per disagio psichico o altri motivi personali (anche se la motivazione fosse l’essere ancora vergini, ciò non li renderebbe automaticamente incel).

Eppure una buona parte della stampa inglese e americana sta proponendo proprio questa chiave di lettura: non solo gli incel supererebbero in pericolosità l’Isis (anzi, per un bizzarro gioco di prestigio, secondo il “Guardian” ora i militanti del fantomatico Stato Islamico sarebbero incel-fascists), ma l’emergenza sociale da essi rappresentata farebbe addirittura scivolare in secondo piano la questione del controllo delle armi.

(“The Guardian“, 12 maggio 2018)

Le posizioni emerse da “sinistra” sono a limiti del demenziale: a parte esser riusciti a riportare il maschio-bianco-etero nel centro del mirino, si è apertamente proclamata l’inesistenza di un “diritto al sesso”, ponendo forse la parola fine all’immaginaria rivoluzione sessuale che ci tiriamo dietro da anni.

Più interessanti, invece, le prospettive aperte a “destra”: in primo luogo è stato massicciamente chiamato in causa Michel Houellebecq come First Incel, in particolare per quella citazione sul “liberalismo sessuale” (da Extension du domaine de la lutte, 1994) che ormai tutti conoscono.

Décidément dans nos sociétés, le sexe représente bel et bien un second système de différenciation, tout à fait indépendant de l’argent ; et il se comporte comme un système de différenciation au moins aussi impitoyable. Les effets de ces deux systèmes sont d’ailleurs strictement équivalents. Tout comme le libéralisme économique sans frein, et pour des raisons analogues, le libéralisme sexuel produit des phénomènes de paupérisation absolue. Certains font l’amour tous les jours ; d’autres cinq ou six fois dans leur vie, ou jamais. Certains font l’amour avec des dizaines de femmes ; d’autres avec aucune. C’est ce qu’on appelle la “loi du marché”. Dans un système économique où le licenciement est prohibé, chacun réussit plus ou moins à trouver sa place. Dans un système sexuel où l’adultère est prohibé, chacun réussit plus ou moins à trouver son compagnon de lit. En système économique parfaitement libéral, certains accumulent des fortunes considérables ; d’autres croupissent dans le chômage et la misère. En système sexuel parfaitement libéral, certains ont une vie érotique variée et excitante ; d’autres sont réduits à la masturbation et à la solitude. Le libéralisme économique, c’est l’extension du domaine de la lutte, son extension à tous les âges de la vie et à toutes les classes de la société. De même, le libéralisme sexuel, c’est l’extension du domaine de la lutte, son extension à tous les âges de la vie et à toutes les classes de la société.

«Decisamente nella nostra società il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto indipendente dal denaro; e si comporta come un sistema di differenziazione altrettanto spietato, se non di più. Tuttavia gli effetti di questi due sistemi sono strettamente equivalenti. Come il liberalismo economico incontrollato, e per ragioni analoghe, così il liberalismo sessuale produce fenomeni di depauperamento assoluto. Taluni fanno l’amore ogni giorno; altri lo fanno cinque o sei volte in tutta la vita, oppure mai. Taluni fanno l’amore con decine di donne; altri con nessuna. È ciò che viene chiamato “legge del mercato”. In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema sessuale dove l’adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo. In situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società».

A parte però questa nota di colore, c’è da notare un risvolto più serio e intrigante: sulla HBO, durante il programma di Bill Maher, Dan Savage (uno dei più importanti attivisti gay d’oltreoceano) ha potuto esprimersi in tal guisa:

«Dobbiamo togliere lo stigma alla prostituzione e depenalizzarla […]. Quando si criminalizza la prostituzione, non si getta lo stigma solo su chi la esercita, ma anche verso chi ne usufruisce. La nostra società considera chi usufruisce di prestazioni sessuali a pagamento un criminale, un misogino, un mostro, un fallito. E’ per questo che è inutile pretendere che gli Incel vadano a prostitute, perché se già si sentono dei falliti, allora pagare per fare sesso non farebbe che peggiorare la loro situazione»

Si può ovviamente non concordare con tali considerazioni, ma il fatto che si possa pugnalare al cuore il puritanesimo americano in prima serata è il segnale di un repentino e inaspettato cambio di paradigma. In sostanza è come se le posizioni si fossero ribaltate: la “sinistra” nega qualsiasi “diritto al sesso” (dopo averlo fatto balenare come miraggio per decenni), la “destra” invece sembra rivendicarlo, ma paradossalmente soprattutto per ragioni di stabilità sociale, dunque in senso controrivoluzionario. Tutto sommato, ai media mainstream non conviene parlare troppo di questi “celibi involontari”…

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