Il dossier Zuccaro

Riportiamo alcuni stralci dell’audizione alla Camera del 22 marzo 2017 del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catania, dottor Carmelo Zuccaro (qui il testo integrale) perché valgono di per se stesse più di qualsiasi inchiesta giornalistica occorsa in questi anni (pochissime, a dir la verità):

«All’epoca intercettammo delle conversazioni: coloro che si trovavano sulla nave madre si mettevano in contatto con gli organizzatori, rimasti nelle terre di origine, e questi li tranquillizzavano dicendo lor di stare tranquilli, che non potevano far loro nulla perché in acque internazionali non si può intervenire, il reato non è commesso, non c’è la giurisdizione italiana. Con loro grande stupore, invece, intervenimmo, allora, a seguito dell’affermazione di questa giurisdizione, si sono organizzati in maniera molto diversa. Adesso, come sappiamo, non arrivano più barconi con gli organizzatori, ma soltanto i piccoli barconi con i migranti».

«Il Paese europeo che ha dato vita alla maggior parte di queste ONG è la Germania, alla quale fanno capo ben 5 di queste ONG: SOS Méditerranée, Sea Watch Foundation, Sea-Eye, Lifeboat, Jugend Rettet. Sono ben sei navi presenti, perché SOS Méditerranée può contare su una nave, Aquarius, che batte bandiera di Gibilterra, una nave guardapesca; Sea Watch Foundation ha due unità navali, una che batte bandiera neozelandese e l’altra che batte bandiera olandese; Sea-Eye può contare su un’unità che batte bandiera olandese; Lifeboat su un’unità che batte bandiera tedesca; l’ultima, Jugend Rettet, su un peschereccio che batte anch’esso bandiera olandese».

«Per quanto riguarda, per esempio, Aquarius, la nave di SOS Méditerranée, ci risulta che ammonta a circa 11.000 euro al giorno il costo di gestione della missione. Per quanto riguarda, per esempio, il peschereccio Jugend, i costi mensili ammontano invece su base mensile a circa 40.000 euro. Per quanto riguarda la ONG MOAS, fondata nel 2013, che ha sede a Malta, abbiamo due unità: la Phoenix, che batte bandiera del Belize; la Topaz Responder, che batte bandiera delle isole Marshall. Sono certamente sospetti anche i Paesi che danno bandiera a questi assetti navali.
I costi mensili che si affrontano, compresi i soli costi di spedizione di noleggio di due droni – hanno anche dei droni ad alta tecnologia, dati in noleggio dalla Schiebel, un’azienda austriaca che produce questi apparecchi sofisticati, che svolgono attività di ricognizione, e quindi sono in grado di individuare in alto mare, ma a volte anche in territorio libico, i barconi che si trovano in acqua – ammontano a circa 400.000 euro».

«Il più delle volte abbiamo potuto constatare […] un fenomeno di radicalizzazione successiva all’ingresso in Italia di questi migranti. Lo registriamo nell’ambito della popolazione carceraria, da cui indubbiamente ci giungono segnalazioni molto concrete di fenomeni di reclutamento, di radicalizzazione che vedono come promotori alcuni di questi migranti tratti in arresto perché ovviamente dediti ad attività illecite, che a loro volta cercano di fare proselitismo all’interno delle carceri.
Questo è un fenomeno che almeno nelle due carceri di Catania è piuttosto sviluppato. L’altro fenomeno di radicalizzazione lo registriamo in quei centri in cui viene utilizzata la manodopera dei migranti nelle attività agricole delle serre, e mi riferisco soprattutto al territorio del ragusano, dove vi sono diverse serre in cui vengono utilizzati i migranti, e alcuni di loro ci risultano aver avuto contatti con soggetti che poi sono risultati più o meno collegati con organizzazioni terroristiche».

«Se qualcuno chiama prima una ONG e l’ONG interviene e poi ci si mette al sicuro chiamando anche la centrale operativa, io non saprò mai esattamente qual è stato il primo contatto, perché ovviamente non ho sotto controllo i telefoni che vengono chiamati. Quindi, è oggetto di una nostra indagine, ma non è facile riuscire ad accertarlo, eppure varrebbe la pena di farlo perché questo ci darebbe indicazione non necessariamente – attenzione – di un coinvolgimento, ma del fatto che effettivamente la possibilità di accedere facilmente, attraverso la consultazione di internet, a questi punti di contatto fa scattare un collegamento di fatto, obiettivo, tra gli organizzatori del traffico e queste ONG».

«La volontà di creare corridoi sicuri è certamente un dato oggettivo. Loro stanno creando oggi un corridoio che consente un accesso in Italia, che sicuramente è del tutto anomalo, perché siamo interessati da correnti di traffico che certamente non ci sarebbero state se le ONG non avessero creato questi corridoi. Allora, io mi chiedo, ma sicuramente ve lo chiederete voi prima di me, perché è il vostro compito: è consentito a delle organizzazioni private di sostituirsi alle forze politiche e alle volontà delle nazioni nel creare questi corridoi e nello scegliere le modalità per creare questi corridoi? È consentito che siano loro a sostituirsi agli Stati?»

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