Il femminismo come strumento di ingegneria sociale: la Cina e la questione uigura

A seguito della sbornia censoria che sembra essersi impossessata dei vertici di Twitter dopo la cacciata di Donald Trump, la piattaforma social americana ha provveduto a cancellare anche un intervento della ambasciata cinese degli Stati Uniti, che aveva citato un articolo del China Daily dedicato alla “emancipazione delle donne uigure”:

“Gli studi mostrano che nel processo di sradicamento dell’estremismo, la mentalità delle donne uigure dello Xinjiang è state emancipata e sono state promosse l’eguaglianza di genere e la salute riproduttiva, consentendo loro di smettere di essere macchine sforna-bambini. Adesso sono più sicure di se stesse e indipendenti”.

La motivazione? L’account dell’ambasciata avrebbe violato le regole contro la “disumanizzazione di un gruppo etnico”. Sembra tuttavia che l’indignazione abbia meno a che fare con i diritti dei poveri uiguri e più col tono grossier con cui i portavoce cinesi hanno rivelato il Segreto di Pulcinella, e cioè che il femminismo è un eccellente strumenti di ingegneria sociale e controllo demografico.

L’articolo del China Daily (Eradication of extremism has given Xinjiang women more autonomy, 7 gennaio 2021), è ancora più esplicito. Ed è piuttosto indicativo che non solo nessun giornale italiano abbia pensato di tradurlo, ma che quelli che hanno riportato la notizia abbiano accuratamente evitato di riferirsi alla “fonte” originale delle dichiarazioni dell’ambasciata cinese.

La diminuzione del tasso di natalità e del tasso di crescita della popolazione uigura nella regione autonoma dello Xinjiang nel 2018 è il risultato dell’eradicazione dell’estremismo religioso, secondo un rapporto pubblicato giovedì.

Il rapporto sul cambiamento della popolazione nello Xinjiang pubblicato dal Centro di ricerca sullo sviluppo dello Xinjiang afferma che l’estremismo ha tentato di impedire al popolo di affidarsi alla pianificazione familiare, ma che la sua eradicazione ha offerto alle donne uigure una maggiore autonomia nella decisione di avere figli.

I cambiamenti sociali dunque non sono stati causati dalla “sterilizzazione forzata” della popolazione uigura, come ripetutamente affermato da alcuni studiosi e politici occidentali. In un rapporto di ricerca pubblicato lo scorso anno, lo studioso tedesco Adrian Zenz ha affermato che nel 2018 c’è stato un calo significativo del tasso di crescita naturale della popolazione nello Xinjiang meridionale, generato dai tentativi di Pechino di contenere l’aumento della popolazione uigura.

Per un periodo di tempo, la penetrazione dell’estremismo religioso ha reso particolarmente difficile l’attuazione della politica di pianificazione familiare nello Xinjiang meridionale, comprese le prefetture di Kashgar e Hotan, afferma il rapporto del centro di ricerca. Ciò ha portato a una rapida crescita della popolazione in quelle aree poiché alcuni estremisti incitavano le popolazioni locali a rifiutare la politica di pianificazione familiare, con conseguente prevalenza di matrimoni precoci e bigamia, nonché numerose nascite non pianificate.

Nel processo di sradicamento dell’estremismo, la mentalità delle donne uigure è stata emancipata e l’uguaglianza di genere e la salute riproduttiva sono state promosse, consentendo loro di non essere più “macchine sforna-bambini”. Da allora le donne hanno potuto diventare più sane, sicure di sé e indipendenti.

Le politiche di pianificazione familiare sono state pienamente attuate nella regione in conformità con la legge, afferma il rapporto. Nel 2017, lo Xinjiang ha rivisto i suoi regolamenti sulla pianificazione demografica e familiare, stabilendo che tutti i gruppi etnici devono attuare una politica di pianificazione familiare unificata che consenta alle coppie nelle aree urbane di avere due figli e quelle nelle aree rurali tre.

Il rapporto del centro di ricerca afferma che misure contraccettive sicure, efficaci e appropriate sono ora disponibili per le coppie in età fertile nello Xinjiang e le loro decisioni personali sull’opportunità di utilizzare tali misure (che includono la chiusura delle tube e l’inserimento di dispositivi intrauterini) sono pienamente rispettate. Di conseguenza, il tasso di natalità nello Xinjiang è diminuito dall’1,6% nel 2017 all’1% nel 2018 e il tasso di incremento naturale della popolazione è sceso dall’1,1% allo 0,6%.

La popolazione uigura è cresciuta da 10,2 milioni nel 2010 a 12,7 milioni nel 2018, con un aumento di oltre il 25%, mentre la popolazione di Han nella regione è aumentata solo del 2% a 9 milioni nello stesso periodo.

Il rapporto afferma che un numero crescente di persone nello Xinjiang meridionale, alla luce della possibilità di avere una prole meno numerosa ma migliore, sta optando per sposarsi e far figli più tardi: un cambiamento dovuto più alle scelte personali che alle politiche governative.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.