Il fondatore della Blackwater recluta spie per infiltrare i gruppi anti-Trump

Erik Prince Recruits Ex-Spies to Help Infiltrate Liberal Groups
(New York Times, 7 marzo 2020)

Erik Prince, un imprenditore vicino all’amministrazione Trump, ha arruolato ex-spie per Project Veritas, gruppo conservatore noto per aver preso di mira organizzazioni politiche e giornalistiche.

Erik Prince, imprenditore della sicurezza legato all’amministrazione Trump, negli ultimi anni ha reclutato ex spie americane e britanniche per operazioni segrete di raccolta dati attraverso l’infiltrazione di campagne congressuali democratiche, organizzazioni sindacali e altri gruppi considerati ostili al programma di Trump.

Una delle ex spie, Richard Seddon, ex ufficiale dell’MI6, ha condotto un’operazione nel 2017 per trafugare dati e registrare conversazioni in un ufficio del Michigan della American Federation of Teachers, uno dei più grandi sindacati di insegnanti della nazione. Seddon ha diretto un agente sotto copertura per spiare i sindacalisti locali e raccogliere informazioni per danneggiare l’organizzazione.

Usando una falsa identità, lo stesso agente ha partecipato alla campagna congressuale di Abigail Spanberger, ex uomo della C.I.A. che ha ottenuto un seggio alla Camera in Virginia come democratico. Gli uomini di Spanberger hanno scoperto l’infiltrato e lo hanno cacciato.

Entrambe le operazioni sono state gestite da Project Veritas, un gruppo conservatore che ha attirato l’attenzione per le sue inchieste contro organizzazioni giornalistiche, politici democratici e gruppi liberal. Il ruolo di Mr. Seddon nell’iniziativa contro il sindacato degli insegnati, illustrato nelle e-mail di Project Veritas emerse dal processo per questo caso- non è stato precedentemente segnalato, né il ruolo di Prince nel reclutamento di Seddon.

Sia Project Veritas che Erik Prince hanno legami con la famiglia Trump e collaboratori del Presidente. Non è chiaro se eventuali funzionari o consiglieri dell’Amministrazione siano stati coinvolti o abbiano solo acconsentito alle operazioni.

Il signor Prince, ex capo di Blackwater Worldwide e fratello del segretario all’istruzione Betsy DeVos, è stato consigliere informale dei funzionari dell’amministrazione Trump. Ha lavorato con l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael T. Flynn durante la transizione presidenziale. Nel 2017, ha incontrato i funzionari della Casa Bianca e del Pentagono per presentare un piano per “privatizzare” la guerra in Afghanistan usando contractor al posto delle truppe americane. Jim Mattis, allora segretario alla Difesa, respinse l’idea.

Prince sembra aver iniziato ad utilizzare ex spie per addestrare gli “agenti” di Project Veritas nelle tattiche di spionaggio durante la campagna presidenziale del 2016. Contattando diversi veterani dell’intelligence, come Seddon, l’imprenditore ha voluto erudire i dipendenti di Project Veritas sulle varie tecniche di sorveglianza, come reclutare fonti interne e fare registrazioni clandestine.

James O’Keefe, a capo di Progetto Veritas, ha rifiutato di rispondere a domande su Erik Prince e Richard Seddon, ma ha definito il suo gruppo una “organizzazione indipendente” di cui andare fieri, e che se usano certi metodi è solo “per mascherare la corruzione e le malefatte dei potenti”: “Nessuno dice a Project Veritas su chi o su che cosa indagare”.

Un portavoce di Prince ha rifiutato di commentare. Le e-mail inviate a Seddon sono rimaste senza risposta. Erik Prince è al momento sotto inchiesta da parte del Dipartimento di Giustizia in un’indagine volta a scoprire se egli abbia mentito al Congrasso durante le audizioni sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016: il Comitato di intelligence della Camera lo ha denunciato al Dipartimento di Giustizia per aver mentito su un suo incontro con un banchiere russo alle Seychelles nel gennaio 2017. Inoltre Prince è sotto la lente della giustizia per possibili violazioni delle leggi sull’esportazione americane.

Fin quando non è stata che una piccola organizzazione, il Progetto Veritas ha ricevuto cospicue donazioni da privati ​​e fondazioni conservatrici. Secondo il suo ultimo bilancio pubblico, Project Veritas ha ricevuto 8,6 milioni di dollari in contributi e sovvenzioni nel 2018 e il suo capo ha guadagnato circa 387.000 dollari.

L’anno scorso, il gruppo ha ricevuto un un milione di dollari dallo studio legale Alston & Bird, come dimostra un documento finanziario ottenuto dal New York Times. Un portavoce dell’azienda ha affermato che Alston & Bird “non ha mai contribuito al Progetto Veritas per conto proprio, né è un nostro cliente”. Il portavoce ha rifiutato di dichiarare per conto di chi è stata fatta la donazione.

Il “Progetto” ha anche buone entrature con la cerchia presidenziale: la Fondazione Trump gli ha donato 20.000 dollari nel 2015, anno in cui Trump ha iniziato la sua corsa ellettorale. L’anno successivo, durante un dibattito con Hillary Clinton, Trump affermò senza prove che i video del signor O’Keefe mostravano come la Clinton e Obama avessero finanziato organizzazioni volte ad attaccare violentemente i raduni a suo sostegno.

In un volume pubblicato nel 2018, O’Keefe sostiene che Trump anni prima lo avesse incoraggiato a infiltrarsi nella Columbia University e ottenere documenti su Obama.

Il mese scorso Project Veritas ha reso pubblico il video registrato in segreto di un corrispondente di lunga data della ABC News critico nei confronti della copertura politica della rete. Molti conservatori si sono serviti delle rivelazioni di Progetto Veritas, incluso il primogenito del presidente (che sarà tra gli invitato al matrimonio di O’Keefe).

Erik Prince nel 2017 ha invitato gli organizzatori di Project Veritas (naturalmente incluso O’Keefe) al suo ranch del Wyoming anche per far pratica di tiro: il capo dell’organizzazione ha affermato scherzosamente sui social che dopo questa formazione Project Veritas diventerà “una vera e propria agenzia di intelligence”

L’ex ufficiale dell’MI6 Richard Seddon ha aggiornato regolarmente Mr. O’Keefe sull’operazione contro il sindacato degli insegnanti del Michigan, secondo le e-mail interne di Project Veritas, tutte intrise di gergo da spie. Per infiltrarsi all’interno dell’organizzazione, la loro agente Marisa Jorge, laureata alla Liberty University in Virginia, ha usato il nome in codice LibertyU: Seddon ha comunicato a O’Keefe che Jorge ha trafugato “una marea di documenti” dell’Università e si è vantato di poter infiltrare chiunque all’interno dell’istituto scolastico.

Le e-mail si riferiscono ad altre operazioni, inclusi aggiornamenti settimanali dei casi, insieme alle varie “attività di formazione”. Nell’agosto 2017, Marisa Jorge ha scritto a Seddon di essere riuscita a registrare un leader sindacale locale che parlava della signora DeVos e di altri argomenti: “Ottimo lavoro”, rispondeva Seddon, “ma non hai ancora ricevuto la fotocamera di riserva?”

In qualità di Ministro dell’Istruzione, la signora DeVos è da sempre contro i sindacati della scuola, accusandoli di avere il coltello da parte del manico: sorella di Prince, è cresciuta con lui nel Michigan, dove il padre ha fatto fortuna nel settore dei ricambi auto.

Il sindacato degli insegnanti del Michigan ha citato in giudizio il Project Veritas presso il tribunale federale, chiedendo danni per oltre 3 milioni di dollari, accusando il gruppo di essere un “organo di vigilanza che sostiene di essere dedicato a denunciare la corruzione, mentre invece è una organizzazione politica con un orientamento ben preciso”. Project Veritas ha ribattutto che le sue attività sono legali e protette dal primo emendamento.

Dalle email di Project Veritas emerge anche il nome di Joe Halderman, ex produttore televisivo che nel 2010 si è dichiarato colpevole per aver cercato di estorcere 2 milioni al presentatore David Letterman: a costui sono stati indirizzati gli aggiornamenti sull’operazione nel Michigan e, in un messaggio, egli stesso dava indicazioni alla Jorge. Halderman risulta parte dell’organizzazione nelle vesti di project manager.

Altri due membri, Gaz Thomas e Samuel Chamberlain, appaiono nelle e-mail e sembrano aver avuto un certo ruolo nell’operazione del Michigan. Entrambi sono al momento irraggiungbili, ma compaiono anche nell’elenco dei testimoni convocati da Project Veritas per il processo.

La signora Jorge, 25 anni, non risponde agli indirizzi e-mail associati al suo account della Liberty University. In una versione archiviata della sua pagina LinkedIn, dichiara le sue simpatie conservatrici e si augura di entrare a far parte della Corte Suprema.

In un video su YouTube, O’Keefe considera la causa contro di lui “insignificante” e mostra come in una deposizione il capo del sindacato indichi tra i suoi obiettivi “fermare Project Veritas”.

Randi Weingarten, presidente dell’American Federation of Teachers, ha dichiarato che “Project Veritas con un finto tirocinante si è infiltrato nei nostri uffici del Michigan per rubare documenti e spiare, e infine sono stati beccati. Stiamo solo cercando di farli condannare per spionaggio industriale (sic)”.

Nel 2018, la Jorge si è infiltrata nei comitati per l’elezione della candidata democratica Abigail Spanberger in veste di volontaria. All’epoca, la Spanberger stava correndo contro un deputato repubblicano in una gara che entrambe le parti consideravano cruciale per il controllo della Camera. La Jorge venne però scoperta e cacciata dall’ufficio della campagna.

Non è chiaro se l’ex spia Seddon sia stato coinvolto nella pianificazione di tale operazione- Funzionario dell’intelligence britannica di vecchia data che ha “prestato servizio” in tutto il mondo, (compresa Washington negli anni successivi all’11 settembre), Seddon è sposato con una diplomatica americana impiegata nel consolato di Lagos in Nigeria.

O’Keefe e il suo “Project” hanno preso di mira nel corso degli anni obiettivi tra i quali il Planned Parenthood, il New York Times, il Washington Post e Democracy Partners. Nel 2016, un loro agente si è infiltrato in quest’ultima organizzazione per registrare segretamenteil personale. Anche per questa operazione Project Veritas è stata denunciata.

In quel processo O’Keefe difese le tattiche sotto copertura di Project Veritas affermando che facevano parte di una lunga tradizione di giornalismo investigativo risalente a Upton Sinclair. “Non posso dunque vergognarmi dei nostri metodi”. Gli è stato chiesto se avesse fornito una qualsiasi delle registrazioni segrete dell’organizzazione affilaita al Partito Democratico ai repubblicano o a qualsiasi componente della famiglia Trump. Ha dichiarato di non credere di averlo fatto.

Nel 2010, O ’Keefe e altri tre si sono dichiarati colpevoli per essere penetrati in un edificio governativo a New Orleans sotto mentite spoglie allo scopo di svolgere la solita “inchiesta”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.