Il Messico si scusa con la Cina per una cosa accaduta 110 anni fa

Il presidente del Messico si è scusato con Pechino per un evento risalente al 1911, quando oltre 300 cinesi vennero massacrati dalle truppe rivoluzionarie nella città di Torreón.

Le scuse sono le ultime di una serie di cerimonie in cui Andrés Manuel López Obrador ha cercato di fare ammenda per i maltrattamenti degli indigeni e delle minoranze avvenute nei secoli passati nel Paese. L’obiettivo del Presidente messicano è garantire “che tutto questo non accada mai più”.

“La discriminazione si basa sugli stereotipi più vili e offensivi”, ha detto López Obrador, il quale sostiene che “queste idee stupide sono state importate in Messico, dove lo sterminio è stato aggiunto all’intolleranza e alle violenze”.

Molti lavoratori cinesi erano emigrati in Messico nel XIX secolo, perlopiù per offrire manodopera alla nascente rete ferroviaria. Il massacro del 1911 di 303 uomini, donne e bambini cinesi avvennero durante il periodo della rivoluzione messicana, quando le truppe rivoluzionarie invasero Torreón, segnando il destino del generale Porfirio Díaz. La perdita della città portò il dittatore a dimettersi e partire per l’esilio.

La storica Cinco Basurto ha detto che il massacro è lungi dall’essere l’unico atto anti-cinese in Messico. Il saccheggio di aziende di proprietà cinese e l’espulsione forzata di cinesi – spesso senza riconoscere la loro cittadinanza messicana o quella delle loro consorti o figli – si estesero in tutto il Messico settentrionale negli anni ’30.

Alla cerimonia di scuse ha assistito l’ambasciatore cinese Zhu Qingqiao, il quale ha dichiarato che i vaccini e le attrezzature mediche da Pechino “hanno segnato la storia delle relazioni tra i nostri due paesi”. Il Messico ha infatti fatto affidamento sul siero cinese per circa 10,5 milioni di dosi su quasi 30 miioni di vaccino (circa il 36% del totale). López Obrador ha affermato che i messicani “non dimenticheranno mai la vicinanza dei cinesi durante i mesi angoscianti della pandemia”.

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