L’abominevole mondo di Greta (e sua madre)

“Ma qualcuno l’ha letto davvero il libro di Greta?”, si chiede Luca Donadel: domanda provocatoria ma legittima, non solo per i rilievi evidenziati dal video blogger, che presenta il “libro di Greta” (La nostra casa è in fiamme, Mondadori, 2019) per quel che è, cioè la pseudo-autobiografia della madre (la cantante d’opera Malena Ernman) che non offre alcuna informazione riguardante il cosiddetto “cambiamento climatico”, ma anche per i contenuti desolanti che esso propone.

Pur volendo stendere infatti un velo pietoso sulla squallida operazione editoriale messa in atto (il santino della piccola Thumberg a mascherare lo sfogo di un’artista svedese a fine carriera), non si possono trascurare i numerosi passaggi nei quali la signora Malena, per bocca di Greta (o viceversa), esprime una visione dell’umanità a dir poco terrificante.

Secondo Greta-Malena, “in qualunque parte della Terra [noi esseri umani] siamo apparsi, abbiamo lasciato dietro di noi devastazione” (p. 216). Il ruolo dell’uomo nel mondo è quello di eterno perturbatore dell’ordine, dunque per fare in modo che questo mondo si sublimi nella perfezione non rimane che cambiare l’uomo stesso: “Più pesante è la nostra impronta di carbonio, più pesante è il vostro dovere morale” (p. 14), sostiene Greta, con la madre che le fa eco spostando la questione addirittura a livello escatologico: “L’unica cosa che resterà di noi saranno quei gas serra che più o meno consapevolmente abbiamo immesso nell’atmosfera” (p. 217). Non le buone o le cattive azioni, non il ricordo di quanto abbia fatto, ma -come dice apertamente Malena- solo ed esclusivamente la nostra “impronta ecologica”.

Malena e Greta si riempiono la bocca di scienza, ma ogni pagina del “loro” libro trasuda fanatismo e irragionevolezza: la ragazzina svedese viene investita di capacità al limite del paranormale (“Greta faceva parte di quella minoranza che riusciva a vedere l’anidride carbonica a occhio nudo“, p. 50) ed è presentata come l’unica ambientalista coerente in un contesto dove chiunque (politici e giornalisti green compresi) pensa di cavarsela con qualche piccola penitenza: “Nessuno si comporta come se ci fosse una crisi, persino la maggior parte dei politici ambientalisti continua a prendere aerei, a mangiare carne e latticini” (p. 8); “Crediamo di avere ancora la possibilità di scegliere, […] per esempio diventare vegani per poter continuare a volare. O comprare un’auto elettrica per poter continuare a fare shopping e mangiare carne” (p. 107).

Questo evidentemente non si può più fare: bisogna spogliarsi di tutto. E Greta e la madre non sono incoerenti come gli altri: il loro stile di vita è ispirato al principio del “vivere più in piccolo, in modo più collettivo e a chilometro zero” (p. 196). O perlomeno questo è ciò che vorrebbero imporre alle masse sprecone e inquinatrici che, come “bambini viziati” (la similitudine prediletta di Greta: “Le persone sono come bambini viziati”) insistono nel voler “mangiare animali morti” e viaggiare in aereo (espressione di “ingordigia”, sic). All’occidentale medio vanno imposti dunque dei sacrifici: in fondo, si tratta solo di “rinunciare a qualche privilegio” (p. 124).

Se quello che Greta e Malena dicono è già di per sé agghiacciante, ancora più perverso è quanto non vogliono (o non possono) dire: il libercolo è costellato di scenette che fanno accapponare la pelle. Come quando il padre e la sorella di Greta vanno a Londra (in auto elettrica) per vedere un concerto e dopo un falso allarme per un attentato la madre, invece di rallegrarsi, commenta: “Il mondo può continuare tranquillamente a consumare fino al coma”. Lasciando a intendere che invece una bella bomba o un furgone su una folla avrebbero almeno fermato lo shopping per qualche ora?

Ancora più inquietante la reazione di Malena alla fauna turistica che popola la capitale britannica: la madre di Greta non riesce a nascondere l’irritazione nell’apprendere dal marito che tra i visitatori ci sono “vecchi che non riescono a camminare” e un uomo afflitto da demenza accompagnato dalla moglie. Si godono la “dolce vita”, commenta la signora, sottintendendo forse che così tanta CO2 è sprecata per persone che non sono nemmeno in grado di vivere appieno un’attività comunque “immorale” come il turismo.

Ci rendiamo conto o no di ciò con cui abbiamo a che fare? E non pensino i gretini di essere al sicuro: perché per la madre di Greta anche il femminismo (giusto per portare l’esempio più “scottante”) “è un concetto estremamente soggettivo e molti sobbalzano quando lo si cita in un’ottica di sostenibilità” (p. 103). Come a dire che se un giorno si presentasse una qualche forma di conflitto tra femminismo e ambientalismo, ben potremmo rinunciare alla parità di genere o addirittura al suffragio universale qualora qualche messia green li additasse come “inquinatori”.

Ripeto: ci rendiamo conto? È un bene che, sulla breve distanza, tale setta non sia stata benedetta col Nobel per la Pace (la cui assegnazione a Greta i media internazionali avevano data per scontata), tuttavia è chiaro che non si fermeranno agli spettacolini del venerdì e agli happening mondani. Questa gente in sostanza ci vorrebbe quasi tutti i morti, e ai sopravvissuti garantire la vita più miseranda possibile. Non penso sia un destino desiderabile per nessuno, smettiamola quindi di raccontarci che Greta “è soltanto una bambina e i bambini non si cviticano (sic)”. È  sì una bambina, ma manipolata da adulti fanatici che vorrebbero lastricare con le loro buone intenzioni la via del nostro inferno. E che vanno smascherati e fermati prima che la loro abominevole dottrina si consolidi definitivamente in una sorta di “religione civile”.

8 commenti su “L’abominevole mondo di Greta (e sua madre)

  1. Sono d’accordo. Chi ha costruito Greta ha trovato un modo nuovo per creare una delle tante Sette per rendere l’uomo miserabile..della stessa natura di chi crea queste Sette..

  2. Purtroppo hanno ragione madre e figlia. In effetti l’homo sapiens si manifesta esattamente come un tumore maligno per l’intera biosfera. Solo un controllo rigoroso delle nascite, avviato una trentina di anni fa, forse avrebbe potuto evitare la catastrofe.

  3. Di ABOMINEVOLE mi sembra che ci sia solo l’articolo giornalistico, che stravolge, travisa ed estremizza quello che la brava ragazzetta e sua madre cercano di chiarire.
    Sicuramente l’autore sarà stato “ispirato” da un mega allevatore di suini…

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