Il patriarcato come base naturale della società eurasiatica

Traduciamo questo testo “eurasista” su richiesta di un lettore, senza condividerne l’ingenuità della premesse e la rozzezza delle conclusioni, ma considerando sacrosanta la polemica sul patriarcato, più per lo squallore di ciò che ha rimpiazzato tale sistema che per una sua presunta, intrinseca “bontà”.

Patriarchy: The Natural Foundation of Eurasian Society
(Geopolitica.ru, 7 ottobre 2019)

I diversi ruoli sociali e familiari ricoperti da uomini e donne rispecchiano le evidenti differenze fisiche esistenti tra essi, poiché le due metà maschili e femminili sono ugualmente importanti per la specie umana. Lungi dall’essere arbitrari, i ruoli specifici di genere conferiti agli uomini e alle donne nelle società eurasiatiche tradizionali sono sorti per necessità “patriarcale” -vale a dire “organica”- e tramandati per millenni sin dagli albori della specie.

Un elenco delle culture eurasiatiche che hanno adottato forme rigorose di patriarcato dovrebbe includere gli indo-ariani, i persiani, i cinesi, i greci, i romani, gli arabi, i turchi e i russi. Qualora accettassimo la Storia come nostra esclusiva guida, dovremmo ammettere che il Patriarcato è l’unica forma strutturale di gerarchia abbastanza forte da consentire la sussistenza delle culture tradizionali eurasiatiche a tutti i livelli (socialmente, culturalmente, politicamente, ecc.).

Affinché il sistema patriarcale funzioni correttamente deve essere saldamente radicato nella società, dall’unità familiare di base fino ai livelli più alti del potere. L’antica istituzione romana del pater familias incarna il paradigma patriarcale in tutto il suo splendore. Naturalmente le società generate dalle grandi culture eurasiatiche del passato sono in netto contrasto con la “società globale” postmoderna e storica che vediamo proliferare attorno a noi, da Hollywood a Hong Kong.

In un paio di generazioni il popolo occidentale (nell’occhio del ciclone della degenerazione globale) ha sperimentato gli effetti negativi delle norme anti-patriarcali, vale a dire la femminilizzazione forzata di ogni aspetto dell’esistenza collettiva: nell’istruzione, nella politica, nell’economia, nella cultura, nell’arte, nei militari, anche nell’estetica o nel modo stesso di parlare, sempre più effeminato, delle nuove generazioni. Su ogni fronte gli uomini occidentali sono stati trasformati in donnette con genitali maschili al punto che devono sentirsi continuamente in colpa e scusarsi ogni istante di essere uomini. C’è davvero da meravigliarsi perché così tante celebrità americane siano diventate maniache del transgenderismo?

Inutile dire che questa femminilizzazione forzata ha causato ingenti danni mentali, emotivi e culturali alla popolazione occidentale nel suo insieme – sia per gli uomini che per le donne. Inoltre, il totalitarismo soft dello Stato democratico liberale ha aggravato il problema, poiché è la stessa democrazia liberale a propugnare la parità di genere e la valorizzazione del “lato femminile” dei maschi: tutto è contaminato dalla femminilità, dal voto (un concorso di popolarità) alle manifestazioni (comportamento passivo-aggressivo), fino all’opinionismo (semplice pettegolezzo).

Ora, va sottolineato che l’eurasianismo non è contro la femminilità quando adeguatamente bilanciata dalla controparte maschile. In effetti, noi eurasiatici crediamo fondamentalmente che una donna sia uguale a un maschio in quanto a dignità umana e rifiutiamo categoricamente la misoginia. Le donne per noi sono le nutrici della specie. Questo non è un ideale astratto da sancire tramite qualche legge, ma un fatto sia biologico che storico. Gli eurasianisti vogliono solamente opporsi all’emasculazione globale che segue alla proliferazione del femminismo in una società altrimenti sana. Crediamo che il femminismo abbia lo stesso valore distruttivo della propaganda omosessuale e che si tratti di uno dei più grandi crimini perpetrati contro i popoli.

Quindi, il concetto – o per meglio dire l’ideologia! – del cosiddetto femminismo è totalmente estraneo e incompatibile con la nostra morale eurasiatica. Inoltre, le radici liberali del femminismo sono facilmente identificabili a una prima occhiata: come idea, il femminismo (al pari del suo “progenitore”) è totalmente antitetico alle leggi della natura. Dove infatti nel regno animale il sesso femminile è uguale a quello maschile in termini di forza fisica? Per porre meglio la questione: dove sono in natura gli animali femmine che svolgono gli stessi ruoli delle loro controparti maschili? La risposta: solo tra gli “asini” occidentali. Cioè, nel mondo politicamente liberale, economicamente capitalista, culturalmente degenerato e controllato dagli americani.

Come ha sottolineato Francis P. Yockey anni fa nel suo capolavoro Imperium, il liberalismo “mette un’uniforme a una donna e la chiama soldato”, confermando che “non si può rinunciare alle realtà fondamentali, nemmeno con la più elaborata delle finzioni”. In modo illogico le femministe promuovono la loro dottrina come una sorta di immagine speculare distorta della mascolinità, a scapito della vera femminilità (Julius Evola ha descritto il fenomeno, che appare ciclicamente nel corso della storia, con il termine azzeccatissimo di amazzonismo).

Nel corso del XX secolo, gli occidentali hanno tentato di convincersi che le donne sono: (1) fisicamente uguali agli uomini e (2) adatte a svolgere ruoli tradizionalmente maschili. Lungi dal garantire la stabilità emotiva e la qualità della vita delle “donne in carriera”, queste menzogne ​​hanno portato a uno dei più grandi crimini della storia: la distruzione della famiglia. Le statistiche hanno dimostrato che all’aumentare del numero di donne nella forza lavoro, aumentano anche i divorzi, che a sua volta porta a un aumento di bambini trascurati, maltrattati e presto preda della delinquenza.

Da quando, a partire dagli anni ’60, “superfemministe” come Gloria Steinem, Betty Friedan e Bella Abzug hanno propugnato la loro versione distorta dei “diritti delle donne”, le statistiche riguardanti le famiglie distrutte e i bambini psicotici sono saliti alle stelle. Le masse sono state ingannate dalla propaganda femminista e da altri dogmi materialisti sinistroidi. In effetti, le masse occidentali sono state così ben turlupinate che in un certo senso dovrebbero incolpare solo se stesse. È una triste constatazione che molte famiglie abbiano volontariamente rinunciato a instillare ai propri figli anche una parvenza di valori patriarcali tradizionali, oltraggiando volontariamente i propri antenati.

I semi marci dell’egocentrismo estremo, piantati per la prima volta con l’Illuminismo, hanno finalmente dato i loro frutti: uno spettacolo orribile e tragico! Oggi negli Stati Uniti, quasi ogni bambino è affetto, tra le altre cose, da “disturbo da deficit di attenzione” e autismo. Naturalmente il consumo di droga dilaga, insieme alla violenza di gruppo e tutte le altre forme di degenerazione. E i veri genitori, quelli che instillano valori tradizionali nella prole, sono sempre di meno.

Pensiamo anche al gemello ideologico del femminismo: l’omosessualismo e il ruolo che svolge nel distruggere la famiglia tradizionale. Non è certo un caso che questa specifica forma di perversione sessuale sia stata per decenni fatta mandar giù a forza (absit iniura verbis) a tutto il mondo occidentale. Questo regno psicotico della degenerazione pornocratica, insieme al femminismo e al liberalismo, è uno dei fronti più prettamente americani dell’anti-tradizione.

Quando si esamina l’attivismo omosessuale, si trova una sovrabbondanza di liberal americani tra i più accaniti sostenitori dello “stile di vita alternativo”: Harvey Milk, Mark Segal, Mary Bernstein, Brenda Howard, Paul Goodman, Andy Thayer, Larry Kramer e tanti altri. Nel complesso, i liberal di sinistra hanno “monopolizzato il mercato” (per così dire) con l’omosessualità per pervertire le menti delle masse sia a casa propria che a livello internazionale: per questo le “icone” della cultura pop americana che sostengono i cosiddetti “diritti gay” sono indispensabili per la promozione dell’agenda omosessuale in tutto il mondo.

Tuttavia, in questi tempi di abbietta degenerazione, in questi tempi di Kali Yuga (come direbbero gli indù), non importa se un’omosessuale o una femminista siano o meno americani. Ci sono molti altri attivisti omosessuali e femministi in tutto il mondo. Ciò che conta, tuttavia, è che la stragrande maggioranza di questi attivisti siano liberal. In effetti, ontologicamente, sembrerebbe che per diventare omosessuali o femministe si debba prima battezzarsi come tali!

È dunque assodato che questi tre tipi di degenerati – l’omosessuale, il femminista e il liberale – condividano una simile mancanza d’onore. Così come l’omosessuale tradisce l’onore della natura, la femminista tradisce l’onore del suo genere, mentre il liberal tradisce l’onore dell’umanità. Questa depravata Anti-Trinità evoca l’anarchia erotica totale e, in quanto distruttrice di cultura, è guidata da un odio profondo per tutti gli aspetti del patriarcato e di qualsiasi forma di tradizionalismo socio-culturale. Da qui le buffonate depravate di Femen e Pussy Riot assortite.

In particolare per quanto riguarda gli omosessuali, essi si definiscono esclusivamente per il sesso: la lussuria è incorporata nel loro stesso concetto di esistenza. Il maschio “apertamente gay”, questa povera anima miserabile, che spesso passeggia allegramente col suo fidanzatino, non smetterà mai di cercare gli sguardi di ogni maschio che passa per strada. Questa patetica creatura non è ovviamente mai soddisfatta sessualmente, e quindi cerca di “entrare in contatto” con quanti più uomini possibile, anche per la gioia del suo partner! Un comportamento così apertamente promiscuo da parte di un eterosessuale costringerebbe prontamente la moglie o la fidanzata a lasciarlo. Non così con l’omosessuale; poiché la sua è una vita di vampirismo, una tendenza incessante a convertire quanti più degenerati nella propria perversione. Spesso la “conversione” viene effettuata in cambio di un qualche vantaggio economico, come nel caso di Hollywood in cui il “giovane talento” viene continuamente “scoperto” e poi rapidamente scartato, solo per soddisfare le voglie momentanee dei produttori.

La ragione nascosta dietro l’attivismo omosessuale è la distruzione della famiglia. Più precisamente: la distruzione della famiglia tradizionale. Ogni persona gay o lesbica rappresenta la fine di una discendenza, di una linea familiare. In alcuni casi le lesbiche generano bambini attraverso l’inseminazione artificiale, tuttavia l’adozione è molto più comune. E naturalmente le femministe sostengono con zelo sia l’aborto che gli stili di vita alternativi, specialmente per le donne single.

Prima di concludere, diciamo qualcosa sull’aborto. A causa dei tassi sempre più elevati, il numero di prole adatta sta rapidamente diminuendo. Al contempo, il numero di bambini disabili ed emotivamente instabili sta crescendo. Questa è la missione dell’aborto: convincere gli aspiranti genitori (in particolare le donne) che è naturale e persino necessario per loro fare sesso escludendo categoricamente la possibilità di fare figli. E così la missione liberal dell’aborto è l’estinzione totale della razza umana, un processo totalmente anti-naturale che si basa sull’auto-annientamento consapevole e volontario di un’intera specie. Ancora una volta, se si deve guardare al regno animale, dove si troverà un parallelo comparabile? Dove si verifica l’uccisione di massa intenzionale della propria prole? Quand’è che si è mai visto una lupa sbattere la pancia contro un albero per uccidere il nascituro? Risposta: mai. Non succede Eppure questo è esattamente ciò che sta accadendo oggi nella nostra specie.

Pertanto, la visione del mondo eurasianista è fermamente contrario all’aborto, che considerano un genocidio in atto: i figli rappresentano la cosa più preziosa e sacra per un popolo, essi hanno il diritto di crescere fisicamente, mentalmente ed emotivamente sani, a tutto vantaggio della propria famiglia, della propria cultura e del proprio popolo. In effetti, i figli sono il più grande investimento che un essere umano possa o possa mai fare.

Quindi il futuro Stato eurasiatico deve opporsi fermamente al crimine dell’aborto in tutti i casi, tranne se il feto è il prodotto di stupro o incesto, se si può dimostrare dal punto di vista medico che rappresenti una minaccia per la sopravvivenza della madre, o se soffra di qualche patologia, come deformità (per inciso, questo è un perfetto esempio di come la filosofia morale eurasianista sia in contrasto con i valori ipocriti delle religioni istituzionali).

Per concludere, spetta al Movimento Eurasiatico Internazionale correggere e invertire l’attuale cataclisma a cui va incontro la specie. Inoltre, spetta a detto Movimento difendere e sostenere il patriarcato a livello globale, e in particolare nella cultura eurasiatica.

Quando la Bestia globale-atlantista viene finalmente sconfitta insieme alla sua decadente ideologia liberale, e una volta che il Comitato Centrale del Movimento Eurasiatico si assicurerà un potere politico duraturo, le norme patriarcali saranno rafforzate all’interno della società eurasiatica e quindi il tradizionalismo (alla fine!) sarà salvo. Il reintegro del patriarcato e del tradizionalismo diventerà fonte d’ispirazione per i popoli di tutto il mondo.

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