Il tasso di letalità del covid continua a calare

 

 

 

Studio dopo studio la pandemia mortale diventa sempre meno mortale. L’aggiornamento più recente dei dati (marzo 2021) indica un tasso di letalità per infezione (IFR) allo 0,15%. Percentuale più o meno simile a quella dell’influenza stagionale.

Lo studio è opera del dott. John Ioannidis, eminente epidemiologo e statistico che in tempi non sospetti aveva apertamente invitato le autorità internazionali a servirsi di “dati affidabili”. All’inizio della pandemia, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva annunciato un tasso di letalità del nuovo virus al 3,4%. Un dato di per sé non particolarmente elevato, ma di certo più alto dell’influenza stagionale.

Ioannidis è stato il primo esperto a contestare l’uso dei dati e già nell’aprile 2020 aveva rilevato un tasso di letalità dello 0,27%, mentre ad ottobre aveva rilevato percentuali ancora più basse.

Si tratta di una riduzione del 95% della stima dell’OMS, in meno di un anno. È anche sulla stessa falsariga dell’ammissione (accidentale) dell’Organizzazione, fatta nell’ottobre 2020, che circa il 10% del mondo era stato probabilmente esposto al virus, con un IFR di circa lo 0,14%.

In quella sessione speciale del consiglio esecutivo i vertici dell’OMS hanno infatti affermato, tramite il responsabile emergenze Michael Ryan, di ritenere che circa il 10% della popolazione mondiale fosse stato infettato dalla Sars-Cov-2. Questa è la loro “migliore stima”, enorme rispetto al numero di casi ufficialmente riconosciuti sia all’epoca che oggi. La dottoressa Margaret Harris, portavoce dell’OMS, ha successivamente confermato la cifra, affermando che si basava su una media di tutti gli studi di sieroprevalenza a livello mondiale.

Fonte: OffGuardian

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